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Riccardo Mercurio
Presidente Nucleo di Valutazione Regione Campania
Dopo un periodo di circa 5 anni come Presidente del Nucleo di Supporto alla Valutazione dei Dirigenti nella Regione Campania mi sono spesso chiesto, insieme con gli altri componenti del nucleo, se dovessimo essere soddisfatti del lavoro svolto oppure No. In questi anni abbiamo spesso organizzato incontri con Nuclei d’altre Regioni italiane: Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Puglia, Sicilia e naturalmente la Basilicata.
Si è discusso a lungo dei diversi metodi che ciascuno applicava, capendo già da tempo che l’aspetto rilevante non era necessariamente il metodo, ma la capacità di coinvolgimento delle persone e l’uso che il sistema politico amministrativo riteneva di fare del processo di valutazione. Siamo partiti nel ruolo formale, previsto dalla legge, di garanti del metodo approvato, ma ci siamo subito resi conto che era necessario una posizione più attiva.
In Regione Campania abbiamo puntato così ad utilizzare la valutazione come una leva di cambiamento per creare una diversa prospettiva di comportamento dei numerosi dirigenti, più legata agli obiettivi da raggiungere.
Dall’interno abbiamo creato tensione e pressione al sistema politico/amministrativo per evitare la sola produzione di documenti politici, e per incrementare processi di programmazione chiari e leggibili da tutti. Con la formazione si è provato a suggerire la valutazione delle prestazioni come strumento di gestione delle risorse umane finalizzate al miglioramento dei risultati e come elemento fondamentale per un più efficace modello di gestione, non basato solo sull’emergenza. Abbiamo verificato che, dove un Assessore ha un preciso programma e un’impostazione rispettosa dell’Istituzione, l’attuazione del processo valutativo tende a migliorare e aumenta l’equità nei giudizi.
Dobbiamo però rilevare che i tempi per introdurre nella cultura pubblica il senso del confronto sono lunghi e richiedono stabilità di commitment, capacità di cambiamenti e rivitalizzazione dei sistemi, per evitare burocratizzazione e abbassamento della tensione nell’applicazione del processo valutativo.
Oggi la costante applicazione del metodo e la spinta a collegare le azioni da svolgere a definiti obiettivi hanno determinato da parte dei dirigenti valutatori della Regione la consapevolezza di chi sono i “migliori”. Naturalmente non sono sempre quelli che per titoli, curriculum o relazioni appaiono come i più competenti, ma quelli che sul campo, anche davanti a carenze strutturali e ad instabilità politica, sono riusciti a fornire un contributo importante alle attività regionali.
Ma bisogna prendere atto che la valutazione non esprime sempre con chiarezza questa consapevolezza e ancora oggi la valutazione non manifesta, nonostante gli sforzi, quella netta differenziazione, inevitabile tra persone diverse, e quel senso di valutazione “giusta” che poi vuol dire cultura della meritocrazia.
Io però starei molto attento a rivolgere lo sguardo solo alle difficoltà e buttare a mare anche i miglioramenti che si sono fatti, ritenendo che la sola soluzione è il cambiamento della legge.
Non sono certo le barriere legislative e la maggiore contrattazione nazionale che portano maggiore managerialità nei luoghi pubblici, se non si capisce a fondo che gli aggiustamenti normativi necessari - per esempio l’obbligo di differenziazione nella valutazione - devono dare responsabilità ai dirigenti, alle forze politiche e ai sindacati. Il problema d’affrontare è quello di creare il senso della qualità, dell’autonomia e della competizione, attraverso la trasparenza e l’apertura del “palazzo”. D’altra parte i periodi di crisi servono anche per realizzare quello che una società vecchia, come la nostra, non riesce a fare quando le cose vanno bene.
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