Alessandro Repetto

Presidente Provincia di Genova
Per contribuire a conoscere e a governare lo sviluppo produttivo del nostro territorio caratterizzato dalla presenza del principale porto nazionale, porta del commercio internazionale del Nord Ovest, ci siamo muniti del concetto di cluster marittimo-portuale, strumento indicato come essenziale dalla letteratura scientifica per capire la competitività economica dei sistemi territoriali locali, anche a scale subregionali o interregionali.

In pochi decenni i traffici marittimi e portuali hanno conosciuto una crescita esponenziale, conseguenza della rilocalizzazione mondiale delle attività manifatturiere e dei cambiamenti geografici nei mercati delle materie prime e dei beni di consumo.

Questo fenomeno è stato accompagnato da una accesa competizione fra i porti che si sono visti privati delle rendite di posizione geografica a causa dei ridotti costi di trasporto, sia marittimo che terrestre. Ma soprattutto, è emerso che la crescita dei traffici nei porti non assicura, da sola, un aumento del valore aggiunto e dei benefici economici. I quali crescono per gli utenti dei porti, distribuiti su un’area molto vasta, spesso internazionale, mentre il consumo di spazio e i costi ambientali rimangono concentrati nel sistema territoriale che ospita il porto.

Se non si vuole che questo squilibrio generi conflitti per l’uso dello spazio e gli effetti ambientali, fino al rifiuto della portualità, occorre puntare non solo all’efficienza del ciclo logistico, ma a preservare i benefici economici per la società locale.

Bisogna allora puntare non tanto sull’occupazione diretta delle attività portuali, ormai in calo per effetto dell’automazione e delle economie di scala, ma sull’occupazione e il valore aggiunto delle attività indotte o attratte dai porti, il cui insediamento dipende assai più dal contesto delle altre imprese e delle istituzioni, anziché dal volume di traffico. Nasce l’opportunità di una crescita dell’economia portuale indipendente da quella dei volumi di traffico (che il nostro territorio non può sostenere all’infinito), che deve tradursi in capacità di creare su un territorio, anche vasto e a rete, un contesto di eccellenza, fatto di imprese, istituzioni, formazione e capacità innovativa, che si ponga ancora come polo trainante per la logistica, cuore strategico dell’economia globale.

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