Menu servizio
Newsletter
Diventa socio
Contatti
Articoli consigliati da AISLo
Menu principale 2
News
Servizi
Eventi
Aree di progetto
Chi siamo
Adottiamo l'Open Innovation
di Costantino Formica* - Il Denaro
Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.
Aziende e amministrazioni crescono se mettono in rete la conoscenza.
Sta passando sotto sostanziale silenzio l'anno corrente che l'Unione Europea ha dedicato alla creatività e all'innovazione. Il manifesto che ne ha sancito il lancio, ha posto al centro dell'attenzione pubblica l'apprendimento permanente, come motore dell'innovazione e fattore chiave dello sviluppo di competenze personali, professionali, imprenditoriali e sociali.
Tra i fattori che possono contribuire a stimolare la creatività e la capacità d'innovazione, il manifesto cita l'esigenza di tener conto di tutte le forme d'innovazione, compresa l'innovazione sul piano sociale e imprenditoriale; l'esigenza di favorire una mentalità imprenditoriale, in particolare fra i giovani, attraverso la cooperazione con il mondo dell'impresa; l'opportunità di sollecitare l'apertura al cambiamento, alla creatività e alla capacità di risoluzione dei problemi in quanto competenze favorevoli all'innovazione e applicabili ai più disparati contesti professionali e sociali; ed infine la necessità di sviluppare la creatività e la capacità di innovazione nelle organizzazioni private e pubbliche attraverso la formazione, e incoraggiarle a utilizzare al meglio le capacità creative sia dei lavoratori sia dei clienti. Proprio quest'ultima sollecitazione costituisce uno dei capisaldi di quella che da qualche anno va affermandosi nel mondo come Open Innovation.
L'innovazione comporta due modelli culturali ed operativi a confronto, due modelli di processi di crescita. Il modello cosiddetto tradizionale, l'"innovazione chiusa", comporta anzitutto l'impiego di persone abili nel proprio settore che consentono di poter trarre beneficio dalla conoscenza, di scoprirla, svilupparla, applicarla e distribuirla.
Dunque la scoperta di una nuova conoscenza per portarla al mercato, naturalmente per primi, per essere vincenti. Ovviamente, possedendo la proprietà intellettuale, i concorrenti non possono beneficiare delle proprie idee. In sintesi, l'innovazione chiusa richiede un forte investimento proprietario in ricerca e sviluppo ed un processo sotto strettissimo controllo entro i confini aziendali, di cui opportuno mantenere la riservatezza sui contenuti innovativi e dove gli utenti ed i consumatori finali sono soggetti passivi.
L'innovazione aperta, invece, richiede l'impiego di persone che siano abili ovunque e l'uso della conoscenza già disponibile per crearne una propria. Insomma, non c'è bisogno di creare conoscenza per beneficiarne. Dunque un modello di business diverso, proiettato a prevalere sui modelli precedenti: si traggono benefici dall'uso altrui della propria "proprietà intellettuale" e si compra la "proprietà intellettuale" altrui dopo aver migliorato il proprio modello di "business innovation".
L'innovazione diventa allora un fenomeno comunitario: è opportuno aprirsi il più possibile per beneficiarne. Una innovazione perciò che deve essere governata nelle interfacce aziendali ed in cui gli utenti e i consumatori finali sono coinvolti nella costruzione del processo di innovazione.
Le implicazioni di questo nuovo scenario appaiono di un certo rilievo. Anzitutto sfumano i contorni "nazionali" delle politiche per la competitività e l'innovazione a causa della globalizzazione dei processi di innovazione. Assumono maggiore importanza le misure volte a rafforzare l'ambiente dove operano le imprese. C'è un ripensamento degli strumenti di protezione dei diritti di proprietà intellettuale per tenere conto di come, nel modello di Open Innovation, si modifica il trade-off, il compromesso tra protezione e diffusione della conoscenza. Tutto ciò comporta una crescita dei benefici di agglomerazione delle comunità locali e subnazionali, dai distretti alle regioni, in quanto favoriscono gli aspetti di scambio di conoscenza e di interazione produttore-consumatore.
Dunque, un fenomeno sempre più collettivo e di sistema, dove si verifica, tra l'altro, la diffusione crescente di metodologie di problem solving e di problem setting e, infine, una tendenza decrescente dei costi di ricerca e implementazione di nuove soluzioni tecnologiche. Come avviene, oggi, l'informazione e l'implementazione delle innovazioni, soprattutto per le piccole e medie imprese? Sostanzialmente attraverso le fiere, i fornitori e i clienti, attraverso l'accrescimento delle competenze tecnologiche interne, acquisendo-copiando buone pratiche, insomma attraverso un processo di interiorizzazione tradizionale.
Invece, l'approccio Open Innovation comporta l'esigenza di un'azione strutturata e attuata con precise metodologie di innovazione sistematica. Diventa focale per le aziende capire quali informazioni esterne portare al proprio interno e quali informazioni interne cedere all'esterno. Di conseguenza si avverte sempre di più la necessità di uno strumento di dialogo e condivisione, un network di innovazione tecnologica che coinvolge il cliente finale nella messa a punto di servizi e prodotti rivolti a privati ed aziende prima della loro introduzione sul mercato. Uno degli esempi più clamorosi, quello della Ducati, ha comportato infatti un processo di creazione innovativa, grazie alle potenzialità degli strumenti di social networking e del web 2.0, un contesto aperto di discussione, sperimentazione, creatività su cui attrarre idee, conoscenze ed esperienze.
Proviamo ad elencare le difficoltà per le nostre piccole e medie imprese nell'attuare strategie di Open Innovation. Una cultura complessiva imprenditoriale non diffusamente adeguata, la storica propensione all'individualismo, le difficoltà finanziare a sostenere progetti di ricerca/innovazione, la diffidenza nei confronti del mondo accademico e della ricerca, la cronica chiusura all'interazione con diversi attori, alle relazioni di rete. Finora, il ruolo tradizionale dei soggetti intermediari, comprese le reti associative e camerali, fra aziende e fra queste e i centri di competenza, i centri di ricerca, i laboratori universitari, ecc si è limitato alla fornitura di servizi di informazione e sensibilizzazione, alla disponibilità di banche dati, alla formazione, all'adozione di piattaforme tecnologiche di supporto al knowledge management.
Si prospetta perciò un ruolo più avanzato dei soggetti intermediari, a cominciare dalla necessaria fase di scouting/esplorazione, per individuare e analizzare potenziali soluzioni di un problema industriale all'interno di banche dati brevettuali al fine di applicare le soluzioni trovate al caso in esame. Alla fase di valorizzazione/marketing delle tecnologie, per assistere le imprese nell'individuare nuovi e fattibili utilizzi di una tecnologia e nella ricerca di possibili acquirenti.
All'innovazione territoriale, una sorta di innovazione sistemica che coinvolge tutti i soggetti - cittadini, imprese, università, associazioni, amministrazioni pubbliche, ecc. - e che si fonda sull'esigenza di mettere in relazione il capitale territoriale e la ricerca e sviluppo nelle nuove tecnologie. Proprio in questa direzione si è mossa la luminosa esperienza del laboratorio della creatività territoriale ovvero l'idea di "Living Lab", sviluppata dal prof. William Mitchell (Mit Media Lab and School of Architecture) ed ha trovato in Europa un fertile campo di sperimentazione. Attraverso metodi di ricerca sul campo che hanno al centro l'utilizzatore, si studiano e si sviluppano prototipi nel mondo reale (di servizi, ad esempio) e si valutano diverse soluzioni. I cittadini sono coinvolti in processi creativi.
L'Unione europea, sotto la guida della presidenza finlandese, ha promosso lo sviluppo di progetti in diverse città europee ed ha favorito la creazione di un "network" di Living Lab per lo scambio delle esperienze, con una forte caratterizzazione di partecipazione di cittadini e di imprese, specie le piccole-medie imprese e della pubblica amministrazione. Si innova in modo aperto anche nel settore della formazione, della creazione delle competenze.
* Presidente Cesvitec
Standardizzare, mettere a fattor comune percorsi, modelli e contenuti formativi, almeno per quanto riguarda gli skill professionali dei docenti, nonché i materiali didattici. Il tutto sullo stile degli Oer ovvero materiali didattici e risorse offerte gratuitamente e in formato open a chiunque, per usarli e con licenza per modificarli, migliorarli e ridistribuirli (Oer-Unesco-educazione superiore nei paesi in via di sviluppo). E' possibile qualcosa di analogo, ad esempio, nella formazione sulla qualità, tra la grande committenza ed i main contractors nei nostrani settori aeronautico, automotive e ferroviario?
In materia di creatività ed innovazione bisogna fare molto di più, soprattutto fra i giovani. Occorre fare cultura, sollecitare discussioni sui temi dell'impresa creativa, dello sviluppo del territorio e delle reti. In questa direzione va da esempio il premio Unioncamere "Scuola, creatività e Innovazione" , creato per stimolare i giovani al pensiero creativo e all'innovazione e per sensibilizzare il mondo della scuola sull'importanza di un percorso educativo che tenga conto di temi quali appunto la creatività, il design, ecc.
Occorre, infine, coinvolgere la Pubblica Amministrazione. Proseguire, ad esempio, come da qualche anno si sta già facendo, in materia di "open source" e riuso, è assai utile, così come investire sulla comunicazione e promozione dell'innovazione e, perché no, sperimentare che i poteri pubblici possano acquistare proprietà intellettuale dai privati per rilanciare l'economia, come recentemente sostenuto da Riccardo Sorrentino sul Sole 24 ore.
In conclusione, il paradigma dell'Open Innovation può essere sintetizzato nel decentramento geografico dei processi innovativi, l'enfasi sul valore per i clienti, la necessità di continua innovazione, l'accelerazione delle opportunità offerte dal cambiamento tecnologico, la terziarizzazione e minore rigidità produttiva. Sarà dura per noi meridionali perché dovremo mettere mano a due rivoluzioni principali che riguarderanno, da una parte, il superamento della cultura provincialistica a vantaggio di una più ampia apertura internazionale e la modifica dei nostri comportamenti, individuali e imprenditoriali, da solisti in insetti sociali - come le api, le formiche, le termiti e, ultimamente, si è scoperto, le aringhe - che hanno a cuore la vita del gruppo, che sono pronti ad anteporre gli "interessi personali" per favorire quelli della loro comunità.
Stampa
Rassegna stampa
novembre
ottobre
settembre
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio
2011
2010
2009
2008
Copyright © 2008 AISLO - CF: 95047970637