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Alla politica preferisco le idee. Carmine Nardone*: Le istituzioni sono un deserto. Il futuro è nei giovani

di Eleonora Tedesco, Il Denaro
Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.


Nei Palazzi della politica meridionale non si semina e non germinano idee. Per questo motivo, Carmine Nardone, presidente della Provincia di Benevento, ha lasciato definitivamente la politica e le Istituzioni facendo una scelta di campo che si è orientata a tutto tondo sui giovani e l'innovazione alla guida di Futuridea, l'associazione beneventana, da lui fondata, che si prefigge di promuovere lo sviluppo basato sull'equità, la sostenibilità ambientale e la crescita delle competitività delle imprese del territorio. Incapace di comprendere anche le più evidenti contraddizioni, la politica non è più affare di Nardone che a quel "deserto di passione", preferisce il "via vai" dei suoi giovani talenti.

Perché ha scelto di abbandonare la politica e dedicarsi esclusivamente a Futuridea?
Nella vita bisogna cambiare e non bisogna mai diventare abitudinari delle esperienze. Esiste però un forte disagio nella politica, che nasce, innanzitutto da un calo verticale per quello che è l'interesse per il bene comune, un limite che già Benedetto Croce individuava come il maggiore della classe borghese, nel suo caso, ma che vale per tutte le classi sociali del Mezzogiorno. Oggi viviamo una frammentazione della società talmente spinta che la politica piuttosto che cercare di ricomporre verso un progetto d'interesse generale contribuisce a dividere.

Come è stata la Sua esperienza nell'Amministrazione?
Non è stato un percorso facile, devo dire, soprattutto perché c'è una contraddizione quasi fisiologia nel rapporto con i partiti. Oggi stiamo vivendo una fase di trasformazione radicale: i partiti un tempo erano considerati dei fini e, in rapporto a questi si sono commesse anche azioni contrarie all'interesse generale, al di là delle appartenenze politiche. Poi, le forze politiche hanno incominciato ad essere considerate dei mezzi, ma sono comunque nati raggruppamenti discrezionali che hanno eroso democrazia, un fatto che nulla ha a che vedere con un'elaborazione politica allargata all'altezza dei tempi.

Vuol dire che la politica non riesce ad avvertire i cambiamenti?
Si. Ciò che ha fatto invecchiare la politica è stato il passaggio con la fine dei protezionismi. Mi spiego: quando le economie erano protette, anche la politica era protetta quando c'erano le barriere ideologiche anche la politica non doveva fare i conti con competitività e cambiamento, e soprattutto quando l'innovazione era lenta si tendeva ad avere dei ruoli ripetitivi e standardizzati. Invece, il cambiamento tumultuoso dell'innovazione ha imposto dei mutamenti tali che hanno trovato impreparata la politica soprattutto nel fare selezione utile dell'innovazione. Credo che il limite più grosso consista proprio nell'incapacità di utilizzare le conoscenze sul territorio e non solo.

Nella Sua esperienza amministrativa è riuscito a concretizzare il Suo progetto o ha trovato limiti che, ad esempio, un imprenditore non incontra?
Abbiamo cercato di fare delle cose, ma quello della politica è un mondo che vive di contraddizioni, non di giudizio di merito personalizzato e chiaro. Faccio un esempio. Abbiamo realizzato, a Benevento, un'Agenzia Satellitare che aveva la finalità di rendere accessibile ai cittadini l'uso di queste tecnologie satellitari, e soprattutto per fornire agli Enti uno strumento per la tutela e la salvaguardia del territorio. Era uno strumento di altissima qualità, in grado d'integrare l'attività dei privati. Una norma indistinta, tuttavia, ha stabilito che non si possono superare i confini di una regione con i satelliti, destinando l'Agenzia al soffocamento, mentre si consente che un'azienda di un' Ente Locale arrivi da Milano a gestire il Termovalorizzatore di Napoli.

Questi sono paradossi che le forze politiche non sono nemmeno più in grado di rilevare.Rispetto, invece, alle politiche meridionaliste?
L'altra questione grossa ignorata è che tutte le vecchie strategie di equilibrio hanno perso di significato. Quando il dualismo era monocasuale avevamo, soprattutto nel Mezzogiorno, una cultura imitativa. Ora che i dualismi si sono moltiplicati insieme ai loro effetti, abbiamo una matrice dei dualismi che devono portare ad una personalizzazione delle soluzioni per ciascuna area. Poi lì formulare idee originali e non mere duplicazioni di altri progetti, altrimenti, le trasformiamo in mercato dell'usato, strutturalmente dipendente dalle aree forti.

Futuridea e realtà come questa sono la culla e il motore dello sviluppo?
Oggi nella politica è difficile ritrovare delle cose e in quei luoghi seminare e far germinare il cambiamento. Provo disagio, ad esempio quando presento una nuova tecnologia e un funzionario mi risponde che non è prevista. Certo, dico io, se è nuova non c'è scritta, andrebbe scritta. Dovremmo avere un sistema non orientato con i piani quadriennali e quinquennali perché l'innovazione è continua e non attende. Con Futuridea sto sperimentando una combinazione esplosiva e positiva, veramente entusiasmante e spero che possa contagiare qualcuno, fuori dai limiti di una militanza di correnti e correntelle che sostengono solo dei micro progetti di potere senza la libertà dell'espressione e delle idee. Oggi la Rete Web 2.0, integrata con un ottimo Comitato Scientifico, consente delle espressioni di vitalità incredibile.

Ad esempio?
Noi su temi come la sicurezza sul lavoro, le tecnologie per le disabilità e l'ecoenergia siamo riusciti a tirare fuori delle soluzioni inedite, semplici, ma efficaci. Ci sono delle belle potenzialità. Io mi dedico a tempo pieno a questi giovani, per è stata una vera attrazione. Da noi c'è un via vai di talenti che portano idee e prototipi. Un ragazzo, ad esempio, ha realizzato un laboratorio per la prototipazione rapida, tridimensionale, che consente alle Pmi e agli artigiani di realizzare dei prototipi virtuali estremamente meno costosi ma efficaci per la programmazione definitiva del prodotto.

Tornerebbe nell'agone politico?
No, mai. Penso che quelli come me devono dare spazio innanzitutto ad una nuova classe dirigente, cercando anche di dare ai giovani quella sicurezza nelle proprie idee che manca in questo sistema globale. La politica in questo momento è solamente virtuale, un deserto di passioni. La mia unica motivazione, oggi, sono i giovani, la lotta al degrado e all'illegalità.


* Sannita 62 enne, Nardone è laureato in Scienze Agrarie. Autore di numerose pubblicazioni, è accademico della Accademia dei Georgofili dal 2003. I suoi studi sono incentrati soprattutto sui temi della bioetica, del rapporto tra biotecnologie e biodiversità. Entrato in politica nel 1987 nelle file del Pci, è stato presidente della Provincia di Benevento. Ha fondato Futuridea, associazione culturale per lo sviluppo dell'innovazione.
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