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Ambiente, Milano è in coda all'Europa

di Davide Carlucci - La Repubblica
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Se si dovessero valutare le performance ambientali di una città con il metro che si usava un tempo per gli studenti, Milano finirebbe dietro la lavagna con le orecchie da somaro. L' immagine è brutale, ma è ciò che emerge dalla comparazione tra le classifiche che misurano gli indicatori ecologici degli spazi urbani europei. Il confronto l'ha fatto Paolo Pileri, docente di Ingegneria del territorio del Politecnico di Milano: è uno dei diciassette contributi raccolti in un saggio, Per un' altra città. Riflessioni e proposte sull' urbanistica milanese che tra pochi giorni sarà in libreria pubblicato dalla casa editrice Maggioli.

Coordinata da Gabriele Pasqui, professore di Gestione urbana nella facoltà di Architettura, la ricerca prova a rispondere a una serie di domande. A cominciare da quella più attuale: "Il comune di Milano può davvero crescere ancora di centinaia di migliaia di abitanti?". E a che prezzo? Pileri, la sua analisi si basa su scenari futuri o sulla città com' è? " è una fotografia dell'esistente e il futuro potrebbe essere peggiore. Ho provato a confrontare tre fonti di dati con quelli contenuti nella valutazione ambientale strategica del Pgt, il piano di governo di territorio. Mi sono rifatto a classifiche europee molto accreditate come Urban Audit, che ha per campione 300 città. Poi ho voluto, un po' provocatoriamente, riferirmi agli European cities monitor, i report periodici di Cashman & Wakefield, una società di Real estate che studia come gli imprenditori immobiliari europei vedono le città. Infine ho attinto da City mayors, ovvero come si valutano gli amministratori. Sono tre banche dati molto accreditate".

Per Milano la bocciatura è totale? "Ci sono anche delle positività, per esempio l'offerta di trasporto pubblico, sulle quali bisognerebbe continuare a investire. Seguitare a costruire parcheggi pubblici in centro città, invece, non va bene perché si portano auto in centro città mentre mancano i parcheggi d' interscambio, come mostrano le classifiche. Si va in direzione opposta al buon governo urbano, insomma". Anche perché gli altri indicatori sono negativi.

"Ci sono due ordini di grandezza. Innanzitutto i problemi ambientali, che i cittadini vivono più da vicino sulla propria pelle. La mancanza di piste ciclabili, secondo me, ne è un buon esempio, come anche l' inquinamento atmosferico. E su queste voci si potrebbe agire immediatamente, mentre il comune di Milano sembra piuttosto intenzionato a stalciare alcuni progetti di ciclabilità, rinviandoli". Poi ci sono i problemi meno direttamente percepibili... "Il consumo di suolo, per esempio. Milano, per crescere, continuerà a consumare aree parco e suolo intorno alla città. Il problema è che la città ha già dato: tra il '99 e il 2004 ogni anno 48 ettari di aree agricole sono state trasformate intorno e dentro il comune di Milano. Ed è tanto. Arriviamo da un passato dove c' è un forte consumo di suolo. Se poi si allarga lo sguardo al resto della regione, in Lombardia si consumano 5,5 metri quadri per abitante ogni anno. In Germania, nello stesso periodo (2004), sono stati 4,7. E lì, già dal 2001, gli amministratori si sono dati una regolamentazione per limitare il consumo di suolo e realizzare aree naturali".

Voi prendete in considerazione la disponibilità di verde, e concludete che i milanesi ne hanno meno di altre città d' Europa. "Non parliamo del verde privato e nemmeno di aree agricole o di rispetto stradale. Ci riferiamo alle aree accessibili a tutti come parco Sempione o parco Nord, grandi aree a verde dove puoi passeggiare, importanti per l' equilibrio psicofisico. Sono poche: nel comune di Milano solo 15 metri quadrati a testa, se ci si riferisce ai dati di Urban Audit. La Valutazione ambientale strategica del comune fornisce un dato ancora peggiore: 12,7. E l' obiettivo che, leggendo i pochi documenti ufficiali disponibili, si vuol dare è arrivare a 18,6 metri". Non basta? "Se arrivassimo a 19 passeremmo solo dal 90esimo al 47esimo posto".
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