Image

Atenei incubatori d'impresa

di Antonietta Demurtas, Il Sole 24 Ore

Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.


Negli ultimi due anni sono state oltre 300 le start up nate dall'università.


Un'incubatrice che accoglie la neonata impresa e la fa crescere offrendole servizi, strutture e soprattutto un network di business angel e venture capitalist per stare sul mercato. Per una start up è fondamentale l'ambiente in cui organizza il suo business: oltre ai finanziamenti, ha bisogno di un sostegno che nei primi anni di vita le permetta di non morire. È allora che l'università diventa madre adottiva e decide di incubarne il progetto di vita, divenendo così una garanzia di validità tecnologica e serietà per i futuri finanziatori.

Per questo nel 2000 nasce l'Acceleratore di impresa del Politecnico di Milano, oggi gestito dalla Fondazione Politecnico che è anche responsabile della business plan competition regionale, Start cup Milano Lombardia.

«Siamo nati per aiutare studenti e ricercatori che volevano creare impresa a partire dai risultati della ricerca hi-tech spiega Giuseppe Serazzi, delegato del rettore per l'Acceleratore -. A differenza degli spin off, le start up non chiedono all'università di prendere una quota della società, ma solo un sostegno. Noi chiediamo un ponte con i progetti dell'ateneo, o che almeno uno dei soci sia stato nostro studente».

Una volta accertato il legame, la neo impresa presenta il suo business plan e una commissione ne valuta le potenzialità di successo, «oggi scegliamo le imprese vincitrici della Start cup», racconta Serazzi. Dal 2005 la competizione si è allargata ai sei atenei della Lombardia che si sono consorziati per selezionare i migliori progetti (ai primi tre viene dato un aiuto di dieci, sette e cinque mila euro), che entrano poi in uno degli acceleratori disponibili delle università associate.

Per la gara di quest'anno, che si disputerà il 27 ottobre, la scadenza per la consegna dei business plan è il 21 settembre.

Negli anni passati dentro l'incubatore (la media è dai due ai quattro) «le imprese capiscono se ce la faranno», spiega Serazzi, che aggiunge come per una start up il capitale sia uno dei primi problemi, «nessuno finanzia un progetto senza vedere un prototipo, e anche per realizzare quello sono necessari i fondi ».

A disposizione quindi non solo spazi e infrastrutture, ma soprattutto competenza dei docenti, corsi di formazione e di marketing e una rete di possibili finanziatori. Dal 2000 l'Acceleratore ha accolto 47 aziende (il settore Ict è quello dominante), di queste solo 6 sono morte e 25 sono ancora incubate presso le 4 sedi di: Milano (Gran Sasso e Bovisa), Como, Lecco.

Ancora in divenire è invece la realtà dell'università Luiss, «non siamo un incubatore- spiega Giovanni Lo Storto, vicedirettore generale - ma stimoliamo gli studenti a creare attività extra didattiche». Così nel 2006 è nata la web radio che quest'anno diventerà uno spin off, «abbiamo verificato il piano industriale e avviato il progetto, subito finanziato da sponsor esterni; - sottolinea Lo Storto come una balia abbiamo controllato consultivi trimestrali e fatto attività di coaching per il management,oltre all'aiuto nella ricerca di fondi».

Sono 7 le idee diventate imprese sotto il vaglio dell'ateneo, nei soli cinque mesi del 2009 altri 5 progetti hanno passato la fase di valutazione. Dal 2008 oltre 20 le proposte imprenditoriali ideate dagli studenti: «La crisi aguzza l'ingegno, oggi aiutare i ragazzi a diventare imprenditori è fondamentale - e secondo Lo Storto tutto inizia dal network - oltre al nostro sponsor Confindustria, abbiamo circa 18mila laureati Luiss che sono quasi tutti diventati manager e rappresentano una rete per promuovere le nostre start up».

E proprio per dare ai ragazzi un'opportunità in più, l'ateneo romano insieme alla società di venture capital Dpixel e in collaborazione con Telecom Italia e Adobe ha organizzato Techgarage, la manifestazione che seleziona start up italiane ed europee nei settori del web & new media. Obiettivo della sfida, combattuta a colpi di pitch (brevi presentazioni) e di piani di bu-siness, «era convincere un pubblico di potenziali partner commerciali, industriali e finanziari, a supportare i progetti ancora in fase seed (seme) - racconta Michele Costabile, responsabile dell'associazione Techgarage -: far incontrare cioè i diversi attori dell'ecosistema dell'innovazione. Che in Italia sono ancora sconnessi o messi insieme da professori universitari incapaci di gestire imprenditorialmente la ricerca». Nonostante il tasso di mortalità di queste neo imprese «sia del 50% - spiega Franco Gonella, fondatore di Dpixel - la scommessa è di continuare a investire nel digitale che è ormai un business dai costi fissi più bassi».

La prossima edizione (Milano, novembre 2009) sarà all'insegna dell'ecosostenibilità: Green Techgarage.

Anche all'università di Padova la parola chiave è innovazione: lo Start cube nato nel 2004 come prosecuzione del premio Start Cup Veneto, ha incubato sino a oggi 29 imprese, 16 sono ora sul mercato, 13 sono ancora "protette". Anche qui Ict, elettronica ed energie rinnovabili, i settori più presenti.

«Se nel 2000 erano necessari due anni per diventare imprese solide e affrontare il mercato, oggi ne servono circa tre e mezzo - spiega Fabrizio Bugamelli, responsabile organizzativo di PniCube, l'associazione italiana degli incubatori universitari e delle business plan competition, che raccoglie 34 università da Nord a Sud e organizza il Premio nazionale per l'innovazione (Pni), a cui nel 2008 hanno partecipato i vincitori di oltre 17 Start cup locali. Nel 2007, le 300 start up tecnologiche nate dal 2000 e monitorate dal Pni- Cube (di cui 267 ancora attive) hanno registrato 61,5 milioni di euro di fatturato complessivo, 87 brevetti, 1.412 addetti. Di queste 61 hanno un fatturato compreso tra i 200 mila e un milione di euro, 14 superano il milione, mentre 1,25 milioni di euro sono stati erogati dalle Start cup e dal Pni per continuare a credere nella new economy che parte dall'ingegno.

stampaStampa
Copyright © 2008 AISLO - CF: 95047970637