di Jada C. Ferrero - Il Sole 24 Ore
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R&S. Dal Consiglio regionale via alle norme che consentono la nascita delle piattaforme tematiche.
La Liguria punta a creare sul territorio una serie di poli di ricerca e innovazione. Cinque, forse sei "piattaforme", intese come nuclei tematici che aggregano i vari attori di una singola filiera, e quindi grande impresa, Pmi, università, enti di ricerca. Poli dotati ciascuno di una propria personalità giuridica, motivati da progetti comuni, capaci di procacciarsi finanziamenti partecipando a bandi. I filoni di ricerca, non ancora deliberati dalla Giunta regionale, potrebbero essere: automazione intelligente e robotica; trasporti e logistica; energia; scienze della vita e biotecnologie; ambiente. È il cammino che discende dalla Lr 2/2007, testo che per la prima volta aveva normato, a livello regionale, la sfera del sapere, come si rileva fin dal titolo "Promozione, sviluppo, valorizzazione della ricerca, dell'innovazione e delle attività universitarie e di alta formazione".
Tesa a creare in loco un sistema virtuoso che possa non solo raccordare le varie eccellenze, oggi per lo più universi separati, ma anche coinvolgere di più tutto il tessuto, la legge aveva portato a individuare l'elemento catalizzatore di tutto il meccanismo nel Centro regionale per la ricerca e innovazione (Crri), creato nell'ottobre 2007 e affidato a Giorgio Musso.
L'ordine di grandezza delle risorse che la Liguria intende investire sul sistema della ricerca è dato dal quadro contenuto nel Programma triennale 2008-2010 della Lr 2, approvato dall'Aula in luglio: 107 milioni globali, considerati anche i 63 milioni frutto dei fondi Fas (a livello nazionale, fino all'ultimo, oggetto di negoziato col Governo). Proprio in quest'ultimo budget sono inseriti i 25 milioni previsti per dare vita ai poli.Fra le misure del Programma già avviate, l'organizzazione dei primi master di I e II livello postlaurea.
In parallelo, la Regione lavora a "un disegno di legge sulla creazione d'impresa – riferisce l'assessore allo Sviluppo economico Renzo Guccinelli – che conterrà espresse azioni per l'avvio di imprese innovative. La legge assorbirà il budget di 8 milioni previsto per il fondo di rotazione creato dalla legge 2 e destinato a finanziare progetti innovativi formulati da Pmi manifatturiere e di servizi, spin-off industriali e start- up".
Nel frattempo sono scattati i primi, attesi bandi della tornata Ue 2007-2013. Ad esempio i tre di fonte Fesr per le imprese, dedicati a ricerca industriale & sviluppo sperimentale (20 milioni a budget), innovazione (20 milioni), servizi avanzati per le imprese (10 milioni) che si apriranno a inizio marzo. Dal canto suo, per mettere a fuoco la proposta "poli", il Crri ha elaborato una sorta di "rolling plan", un piano in divenire, contenente un'analisi del contesto, delle diverse opportunità e dei contenuti possibili, per una plausibile strategia.
Il documento, intitolato "Quadro strategico operativo", a fine estate era stato inviato a una platea molto ampia di decisori e stakeholders per le considerazioni del caso. Nel tempo si è asciugato, è divenuto più mirato, le 19 possibili piattaforme individuate sono scese a dieci. Oggi la proposta del Crri si è ulteriormente compattata, a cinque. Il numero dei poli, il loro filone di ricerca, la loro natura e governance, dovranno essere definiti con atto dell'Esecutivo. Il ragionamento è in corso. In ogni caso adesso è stata messa a fuoco la forma, il "contenitore" delle piattaforme, cioè il polo. Che ha ufficialmente debuttato in norma: lo scorso 3 febbraio l'Assemblea legislativa ligure ha varato una modifica alla Lr 2, che di fatto consente il debutto in Liguria dei "poli di ricerca e innovazione", già individuati dalla Ue fra i soggetti principali del sistema della ricerca: raggruppamenti di imprese ed enti destinati a stimolare l'attività innovativa incoraggiando l'interazione intensiva, l'uso in comune di installazioni e laboratori, lo scambio di conoscenze ed esperienze.
L'idea dei poli trae radici da un passato ligure, in larga parte agganciato alle partecipazioni statali, che aveva portato la regione a ritagliarsi un ruolo di riferimento, anche internazionale, in innumerevoli comparti: cantieristica navale, meccanica (grande e fine), ottica, impiantistica, siderurgia, elettronica e automazione, con posizioni di spicco nell'aeronautica, trasporti ferroviari e telecomunicazioni. In loco trent'anni fa il cosiddetto sforzo di ricerca era notevole. Un impegno che gradualmente, con la trasformazione della Liguria da capitale della grande impresa a tessuto soprattutto di Pmi, è scemato, con un progressivo disinvestimento dalla R&S. L'ambiziosa scommessa, ora, è stimolare questo residuo tessuto mettendolo concretamente in rete.