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Com'è strabica questa Italia

di Daniele Marini, Il Sole 24 Ore

Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.


Se nel territorio la qualità della vita sale, nel paese avanza il pessimismo.


C'è una dimensione non economica che influenza fortemente il sistema produttivo, l'economia di un paese, oggi dell'intero mondo. È un elemento difficilmente catturabile, tanto impalpabile, quanto determinante nei confronti delle scelte e dei comportamenti di tutti: la fiducia. In questo senso è corretta l'affermazione provocatoria secondo cui «il declino non si misura: si sente, si avvisa».

È la percezione della fiducia a guidare i comportamenti degli operatori economici e dei consumatori. E, in questi periodi di crisi globale, ben si sperimenta che cosa tutto ciò significhi. Le scelte dei consumatori vengono rinviate, in attesa di comprendere che cosa succederà nel prossimo futuro. Altrettanto avviene fra le imprese e fra gli istituti di credito.
In questo comportamento vizioso, il motore dell'economia è imballato. In attesa che qualcosa (la fiducia nel futuro) riprenda ad alimentare comportamenti virtuosi.

Tuttavia, la fiducia non è facile da alimentare, va costruita sapientemente, tenendo conto che essa cresce mediante le percezioni e in esse trova alimento, più che con i fatti. Anzi, è più facile che la percezione degli eventi generi la realtà, piuttosto che il contrario. Detto altrimenti, non sono sufficienti i riscontri oggettivi a determinare un cambiamento nei comportamenti della popolazione.

Per guardare al futuro del nostro paese, dunque, è importante provare a "misurare" la percezione di come e se sia cambiata, in peggio o in meglio, la qualità della vita della popolazione, di come sia avvertita la situazione economica e la condizione sociale attuale, quali siano le caratteristiche che ci contraddistinguono rispetto ad altre popolazioni a noi vicine. A tal fine un recente sondaggio realizzato su un campione di soggetti residenti in Italia ( si veda la nota metodologica in questa pagina) offre spunti di riflessione utili. Il filo rosso che lega i risultati emersi dalla ricerca nazionale sulla percezione della qualità della vita consegna un'Italia affetta da una sindrome di dissonanza cognitiva e dallo strabismo. È il Belpaese dei paradossi, come del resto riportano spesso le cronache.

È il territorio che si rappresenta in modo diverso a seconda che si guardi dal punto di vista delle comunità locali oppure attraverso il livello nazionale, nel suo insieme. Localmente distinti dal resto, quasi distanti. Il particolare è sempre meglio del generale. Le aree locali, le piccole comunità se la passano decisamente meglio rispetto all'intero paese.

Un interpellato su tre (34,0%) ritiene che la qualità della vita nel comune in cui vive sia migliorata rispetto a cinque anni fa, mentre analogamente per l'Italia lo pensa solo il 16,6 per cento. Come se vivessero in una sorta di splendido isolamento, ciascuno per conto proprio. La parte è un pezzo che determina poco dell'intero. È un'Italia senza una cornice che la faccia riconoscere e ricomprendere. La qualità della vita è in linea generale peggiorata rispetto a pochi anni fa: considerando anche l'attuale fase storica è un risultato che si poteva facilmente attendere.

Pur tuttavia, se gli italiani devono fare un bilancio complessivo, risultano in maggioranza tutto sommato contenti dell'ambito in cui vivono.Ben diverso è quando si spostano su valutazioni che contemplano la sfera nazionale. In tutti questi casi, il giudizio diviene più largamente negativo, talvolta anche drastico. Per un verso, ciò risulta comprensibile. Riusciamo a conoscere e dominare i fenomeni che quotidianamente sperimentiamo. In base a ciò formuliamo un nostro giudizio. Per ciò che oltrepassa la nostra sfera d'azione diretta, ci dobbiamo affidare alle rappresentazioni, a un immaginario collettivo, alle informazioni che riusciamo a raccogliere e selezionare. In questo processo di mediazione, è la rappresentazione dell'Italia nel suo complesso a venire meno. Di più, non di rado questa raffigurazione viene consegnata in senso negativo.

Non a caso, quando agli italiani viene chiesto su cosa si dovrebbe puntare maggiormente per migliorare la qualità della vita, la prima opzione scelta non appartiene alla dimensione delle infrastrutture materiali, piuttosto che migliorare il traffico o i servizi sociali: è la fiducia fra le persone, è la dimensione della coesione sociale a essere sottolineata come quella più manchevole. Questo aspetto viene sottolineato dal 43,8% degli interpellati per il proprio comune, ma sale al 59,1% quando ci si riferisce all'intero paese.

Ed è qui che emerge una sorta di dissonanza cognitiva e di strabismo: fra ciò che siamoe come ci comportiamo, e ciò che vorremmo fosse o dovrebbe essere. Gli italiani si autorappresentano abili nell'arrangiarsi (59,0%), nel cavarsela nelle difficoltà: in grado di tirare fuori le migliori risorse quando è strettamente necessario. Tuttavia, ciò avviene in larga misura a dispetto delle regole, attraverso i rivoli dei favoritismi e delle raccomandazioni (60,1%), eludendo le norme se possibile (51,0%). Mentre rimane decisamente sullo sfondo il rispetto delle leggi (27,7%), la fiducia nello Stato (21,9%), l'adesione ai valori democratici (18,7%). Come se tale azione avvenisse in una sorta di terra di nessuno. O, in alcuni ambiti, proprio perché le norme sono eccessive e pervasive si cerca di aggirarle come possibile, districandosi in una vera e propria giungla.

Eppure, guardando aldilà dell'Italia, volgendo lo sguardo nel prato dei vicini, si ritiene che altrove si viva meglio. Soprattutto in quei paesi dove gli stereotipi attribuiscono ad altri popoli un maggiore senso civico, un ordine e una razionalità, come la Svizzera e la Germania. Vorremmo maggiore coesione sociale, la possibilità di disporre di più della risorsa scarsa della fiducia e della reciprocità, soprattutto per quello che riguarda l'intero paese.Ma dipingiamo il nostro agire collettivo in modo opposto a questa aspirazione.

C'è poi uno strabismo che riguarda il territorio italiano, con un divario fra Nord e Sud che si rispecchia non solo negli indicatori economici, ma anche nelle valutazioni della popolazione interpellata, dove i residenti al Nord manifestano opinioni più positive rispetto ai conterranei del Sud. Ma anche quelli del Centro Italia per taluni aspetti evidenziano situazioni di peggioramento della propria qualità della vita.

Sotto questo profilo, l'intuizione dei presidenti della Repubblica Ciampi prima e Napolitano oggi, con i loro viaggi sui territori, colgono un problema di fondo. Il peregrinare attraverso il Paese non costituisce solo la valorizzazione delle risorse invisibili dei territori.Ma rappresenta il tentativo di tessere un'idea e una narrazione dell'Italia del futuro, nuova e diversa da quella del Belpaese che la storia del Dopoguerra ha lasciato. La situazione di profonda trasformazione economica e sociale che stiamo attraversando è il momento opportuno per prefigurarne i lineamenti.

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