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Creatività sociale per salvare la cultura

di Giuliano Barigazzi* - La Repubblica (Bologna)

Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.


Pensare seriamente a rilanciare Bologna in una prospettiva europea in grado di competere con altre realtà metropolitane significa partire dai suoi tratti distintivi: il sistema di welfare realizzato in questi anni e il potenziale culturale che è necessario valorizzare e mettere in sinergia. Questi sono i punti attraverso cui produrre innovazione per riportare Bologna a svolgere un ruolo centrale nella regione e nel Paese.

E´ di fronte alle crisi che si comprende come sia rilevante aver investito per la costruzione di uno stato sociale orientato verso la promozione del benessere, lo sviluppo del capitale sociale, l´empowerment individuale e della comunità. Le “cifre” di questo investimento sono significative: +58% di bambini iscritti ai nidi della provincia (2000-09), oltre +30% di anziani e disabili con assegno di cura, raddoppiate le ore di assistenza socio-sanitaria domiciliare integrata…. Tutto questo, assieme a un Servizio Sanitario di qualità diffusa e coi conti attivi, significa, per i cittadini, essere più protetti in un momento di crisi.

E´ vero che in questi mesi i servizi sociali dei Comuni hanno dovuto lavorare parecchio sull´emergenza con contributi e sconti per chi perde il lavoro trovandosi improvvisamente in condizioni di vulnerabilità sociale, ma è importante che attorno all´emergenza abbia continuato a crescere una rete.

Una rete fatta di servizi pubblici, no-profit, volontariato e reti informali, che nella crisi si sono rafforzate dando prova di grande “creatività” sociale. E´ su questo “capitale sociale” che occorre continuare a investire superando una visione delle politiche di welfare come “costi” per i bilanci pubblici. Credo si possa trovare un´analogia con quanto sta accadendo anche nel mondo della cultura in città. E´ molto importante che i lavoratori e le lavoratrici di questo settore siano in prima fila non solo per difendere il posto o la busta paga dai tagli governativi, ma per esigere che non si butti via il “giacimento” culturale costruito: le produzioni, la ricerca, l´innovazione… che hanno reso viva la città, attratto risorse, ci hanno reso più “sicuri di noi” perché ricchi di saperi e patrimoni da conservare e tramandare. Non si deve ridurre, anche in questo caso, la cultura ad un costo, perché è ciò che tiene insieme le persone e produce consapevolezza in una comunità. Per promuovere welfare e cultura come “fattori di crescita” per lo sviluppo locale è inderogabile dotarsi dei necessari e adeguati livelli di governo.

E´ arrivato il momento di fare una scelta netta in favore dell´area metropolitana come principale luogo di coordinamento delle politiche locali nella nostra provincia. Strumenti ed esperienze sono già attivi, uno per tutti l´esempio della Conferenza territoriale sociale e sanitaria. Analogamente per le politiche culturali si può proporre un ambito di governo che promuova la messa a sistema dei tanti soggetti presenti, che contribuisca a costruire percorsi condivisi e proposte di integrazione in un momento di risorse assai limitate. Potrebbe essere un´ulteriore sede di condivisione di dimensione provinciale su cui lavorare da subito ma che deve avere come sfondo e obiettivo pensare a Bologna come area metropolitana per divenire punto di riferimento regionale e conquistare attrattiva nazionale.


* Assessore provinciale alla Cultura e al Welfare



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