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Cultura e impresa, rapporto difficile

di Antonio Ranalli, ItaliaOggi
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Gli esperti: troppi ostacoli burocratici


Cultura e impresa un binomio possibile. Sempre più aziende scelgono la sponsorizzazione di eventi culturali per veicolare i valori dei propri prodotti e del proprio brand. Ma restano ancora numerose difficoltà, soprattutto dal punto di vista burocratico. Se ne è discusso ieri al workshop «Cultura & Impresa: partnership e sponsorizzazioni per l'economia della cultura», promosso dal Ministero dei beni e delle attività culturali nell'ambito del Forum della Comunicazione.

Secondo un'indagine su «Cultura e comunicazione», realizzata su un panel di 35 imprese, sono soprattutto le aziende che operano nei settori bancario, finanziario, energetico e dell'auto ad avvicinarsi alle sponsorizzazioni di eventi culturali.

«I dati vedono prevalere il nord ovest», ha spiegato l'amministratore delegato di EGG Eventi, Francesco Moneta, «con una prevalenza delle città di Milano e Torino, rispettivamente con il 70% ed il 25% di eventi culturali”. La scelta dell'evento viene in genere determinata dalla possibilità della manifestazione di avvalorare l'immagine del brand / prodotto.  C'è poi l'aspetto relazionale», prosegue Moneta. «La comunicazione culturale infatti consente di incontrare pubblici qualificati e di allacciare relazioni con gli enti pubblici. Ci sono poi la visibilità, legata alla presenza mediata», conclude.

In un momento in cui gli enti pubblici stanno diminuendo i fondi per la cultura, le imprese vengono viste come un'ancora di salvezza. «Anche in questo contesto l'innovazione aiuta», ha affermato il presidente di Federculture, Roberto Grossi, «In questo momento di crisi il settore della cultura sta rivedendo le proprie strategie».

Non mancano le difficoltà. La ricerca ha messo in evidenza come le imprese investano molto in mostre d'arte, e pochissimo nei musei. «Qui ci sono problemi di carattere burocratico», ha spiegato il presidente di Confcultura, Patrizia Asproni, «che ci impediscono di dialogare con i potenziali partner. Ad esempio è difficile prevedere uno sponsor sul retro dei biglietti di ingresso».

La Asproni lancia anche una provocazione. «C'è anche un problema di governance», ha spiegato, «ci sono aziende che realizzano campagne e spot pubblicitari utilizzando opere famose presenti nei musei, come il David di Donatello e che creano attenzione e valore per l'azienda. Non c'è però un organismo che chiede alle aziende di pagare per l'uso di queste opere».
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