Image

Dai distretti alle reti d'impresa per rilanciare l'economia

di Claudio Tucci - Il Sole 24 Ore
Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.


L'economia dei distretti industriali va superata. La crisi sta disegnando un nuovo sistema produttivo che, per rilanciarsi, ha bisogno di guardare oltre i ristretti ambiti territoriali e settoriali. La sfida è aprire a "nuove reti d'impresa", fondate "su una convergenza di culture e linguaggi e su coerenti strategie di sviluppo tecnologico e di innovazione". E' questa una delle proposte per risollevare il sistema imprenditoriale italiano, contenute nel rapporto "L'impresa che cambia", presentato, a Montecitorio, dal presidente del Cnel, Antonio Marzano, assieme al presidente della Camera Gianfranco Fini.

Marzano ha chiesto uno sforzo in più, soprattutto, alle piccole e medie imprese, di "reinterpretare il proprio mercato e individuare nuovi spazi di domanda verso cui indirizzare un'offerta dotata di adeguati fattori di differenziazione". Per far questo, ha aggiunto, è necessario agevolare l'accesso dell'imprese a organismi di mercato (come società di consulenza o di marketing) e a servizi che consentano di rafforzare la loro visibilità. Per Marzano, bisogna, poi, riequilibrare il rapporto tra debito e capitale nelle imprese, visto che il credito, ha detto, "sta diventando sempre più risorsa scarsa e onerosa". Serve, quindi, ha spiegato, che le aziende abbiano accesso a fonti addizionali di capitale, da reperire attraverso "formazioni di reti, anche formali (tipo, jont venture o contratti di collaborazione) o ingresso di nuovi soci nella compagine sociale, specie se le imprese sono piccole ed evolvono da mono-personali a pluri-personali".

Il problema della contrazione del credito concesso alle imprese è stato anche al centro dell'intervento del presidente della Camera, Fini, che si è dichiarato preoccupato, soprattutto, della paventata ipotesi di una revisione "in aumento dei coefficienti patrimoniali delle banche, nell'ambito di Basilea 3, che potrebbe indurre queste ultime a contrarre le attività nei confronti di clienti meno solidi dal punto di vista patrimoniale". Fini ha poi criticato il ritardo dei pagamenti da parte delle Pubblica amministrazione e, in genere, ha sollecitato il Governo a proseguire in "una politica di rigore nei conti", da realizzare, però, ha detto, "con tagli selettivi e non orizzontali, che finiscono per colpire indiscriminatamente ogni settore dell'economia e della società".

All'Esecutivo si è rivolto, anche, il presidente del Cnel, Marzano chiedendo "una razionalizzazione dell'attuale sistema degli incentivi alle imprese", che, ricorda la ricerca, si articola, oggi, in 1.307 interventi, di cui 1.216, facenti capo alle Regioni. Marzano ha promosso invece l'istituzione del Fondo di garanzia (legge 662/1996) e la recente iniziativa di Via XX Settembre di promuovere fondi chiusi finalizzati a sostenere la patrimonializzazione delle piccole e medie imprese. Da realizzare, invece, interventi agevolativi per le aziende che investono in nuove tecnologie e in capitale umano, e colmare al più presto il digital divide. 

Per quanto riguarda, infine, il Mezzogiorno, lo studio indica, tra le priorità, lo stimolo del livello di internazionalizzazione. Sia "attiva" (il rapporto tra esportazioni e Pil, nel 2008, è stato dell'8%, contro il 25% del resto del Paese), ma, soprattutto, "passiva", visto che, nel periodo 2001-2006, il flusso annuo di investimenti esteri per abitante è stato di appena 12 euro, contro i 241 del Centro-Nord e i 680 della media europea.
stampaStampa
Copyright © 2008 AISLO - CF: 95047970637