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Distretti, in frenata chi non esporta
di Orazio Carabini - Il Sole 24 Ore
Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.
Studio Intesa SanPaolo. Tengono meccanica e casa, cedono moda e mobili.
I distretti industriali italiani separano i loro destini. Almeno in questa fase congiunturale. Tiene infatti l'export di quelli specializzati nella meccanica strumentale, nel sistema casa, nell'alimentare e nei prodotti in metallo per l'industria, mentre accusano un calo significativo quelli legati al sistema moda, ai mobili ed elettrodomestici e ai beni per l'edilizia. È quanto emerge dal Monitor dei distretti di Intesa SanPaolo che sarà diffuso nei prossimi giorni.
Nel primo semestre del 2008, secondo l'ufficio studi della banca, le esportazioni complessive dei distretti industriali italiani sono cresciute dello 0,5 per cento. Si è dunque confermata la fase di difficoltà già evidente con il forte calo del quarto trimestre 2007.In questo periodo i distretti stentano a tenere il passo del sistema produttivo italiano che nel primo semestre ha fatto registrare un aumento dei valori esportati pari al 5,3 per cento. Per gli economisti di Intesa SanPaolo la spiegazione di questo andamento va ricercata nei mercati di sbocco. Il sistema modo fa fatica, soprattutto a livello di beni intermedi, perché anche i mercati emergenti cominciano a dar segni di rallentamento. «Al contrario – si legge nel rapporto – il buon momento della meccanica strumentale è spiegato dalle soddisfacenti performance generalmente conseguite sia nelle economie avanzate (Francia, Germania, Gran Bretagna) sia in quelle emergenti (Russia, Polonia, India, Brasile e Messico)».
Questo andamento dicotomico si riflette anche sui dati regionali: dove maggiore è il peso della meccanica, come in Lombardia e in Emilia-Romagna, o dell'alimentare,come in Campania, i distretti tirano di più. Le regioni specializzate nel mobile (Basilicata e Puglia) e nella moda (Toscana e Marche) vanno peggio. «L'andamento positivo di alcune regioni – commentano i ricercatori di Intesa SanPaolo guidati da Gregorio De Felice – sembra tuttavia spiegato anche dalla presenza di esternalità positive che continuano ad alimentare la competitività delle imprese lì localizzate.
Sembra essere questo, ad esempio, il caso dell'Emilia- Romagna, dove produzioni che altrove stanno incontrando notevoli difficoltà, ottengono ottime performance. I distretti della moda di questa regione ( calzature di San Mauro Pascoli, abbigliamento di Rimini, maglieria e abbigliamento di Carpi), infatti, nei primi sei mesi del 2008 hanno registrato una crescita significativa delle esportazioni».Buoni risultati sono stati ottenuti anche da distretti che operano nel sistema moda e in quello del mobile dove si segnala un andamento a macchia di leopardo. In Veneto, per esmepio, tengono i distretti della calzature di Montebelluna e del Brenta, mentre è in crisi il calzaturiero veronese. Oppure, si continuano a esportare i mobili di Livenza e di Quartier del Piave, mentre calano quelle di mobili in stile di Bovolone e di mobili d'arte del Bassanese. Come si spiega questa variabilità? «I distretti più dinamici –si legge nel Monitor – mostrano un miglior posizionamento qualitativo e una più elevata diversificazione produttiva, che spesso si traducono in una migliore capacità di presidiare con successo i tradizionali sbocchi e di affermarsi (grazie anche a mirate strategie distributive) nei nuovi mercati ad alto potenziale».
Tra i Paesi di sbocco è in aumento il peso delle economie emergenti mentre in Europa resistono Svizzera, Francia e Germania. Significativi incrementi dell'export si registrano verso l'Arabia saudita, l'India, l'Ucraina e la Polonia. Ma è soprattutto la Russia, affamata di prodotti del sistema moda e del sistema casa, ad assorbire quote crescenti della produzione dei distretti: nel primo semestre 2008 la percentuale di export destinata alla Russia è salita al 4,2% (contro l'1,5% del 2000). Per l'Italia nel complesso la stessa quota è pari al 3 per cento.Le difficoltà incontrate nel primo semestre sono destinate ad accentuarsi nella seconda parte dell'anno quando il rallentamento congiunturale sarà più pronunciato. Secondo l'analisi di Intesa SanPaolo sarà determinante la tenuta della domanda espressa dai paesi emergenti e quindi l'effetto-contagio della crisi finanziaria.«Peraltro –conclude il Monitor – i primi dati disponibili a livello aggregato per il bimestre luglio-agosto segnalano un rallentamento dei valori esportati anche in molti Paesi emergenti, Russia inclusa».
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