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E' essenziale investire in cultura
di Roberto Messina - Italia Oggi
Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.
Azione trainante per lo sviluppo territoriale e urbano del Sud
«Il Cultural planning, ovvero l'impiego razionale delle risorse culturali a favore dello sviluppo delle città, è più che un'idea, una necessità, una concreta opportunità per il paese, e più in particolare per le ancora mortificate e segnate regioni meridionali, per invertire la rotta e generare considerevole, durevole, ed equo sviluppo».
È convintamente di tale avviso, il segretario generale della Cisal, Francesco Cavallaro, che discutendo di marketing culturale e territoriale, di rispetto del principio democratico della cooperazione tra vari livello di governo, di bisogni effettivi della società e di processi di convergenza nello sviluppo socio-economico, riprende con entusiasmo un tema oggi di nuova attualità: il binomio economia-cultura, recentemente riportato al centro dell'attenzione dall'uscita del volume di Giuseppina Volucello (Rubbettino) Cultural planning: la pianificazione delle risorse culturali per lo sviluppo urbano.
Un saggio che, per cominciare, ha il grande merito di rivendicare la possibilità che possa essere la cultura a determinare le fortune di un territorio e, per quelli che vivono nel Mezzogiorno, o che da Mezzogiorno provengono, o che il Mezzogiorno hanno a cuore, che questa possa determinare il suo riscatto…«Le politiche urbane culturalmente orientate e integrate possono costituire un formidabile volano per lo sviluppo economico sostenibile e per un'effettiva, e d'altronde ancora da tutti agognata, rigenerazione e riqualificazione urbana», chiarisce il segretario . «Dunque, considerare e organizzare la cultura, tenendo conto che è un grande fattore dinamico di coesione sociale, è questione rilevantissima.
Questa idea può costituire un vero “asset” per lo sviluppo integrato e duraturo del territorio, non solo in mera logica di profitto, di business, di aumento del pil, ma come fine di benessere degli individui in particolare, e della società in generale». «Come si legge in questo libro, è decisamente vero che tante periferie di altrettante città sono diventate spazi residuali, vuote cavità prive di valore e identità», dichiara Cavallaro. «Pianificazione e progettazione culturale integrata possono allora costituire una risposta valida per il destino delle realtà urbane, e generare valore aggiunto, a livello economico-produttivo solidale e a livello sociale, mettendo in moto energie e sinergie. E poi altrettanto vero che la cultura genera propensione agli scambi, apertura, gusto della scoperta e dell'innovazione. E che gli scambi commerciali non possono prescindere dal dialogo interculturale: piattaforma minima indispensabile per il raggiungimento di una permanente convivenza pacifica tra i popoli, che sia veramente libera e solidale.
Occorre allora effettivamente «fertilizzare” le città, i paesi, i quartieri, con azioni culturali in forma di nuovi servizi, di nuove opportunità lasciate in un certo senso al libero mercato ma, meglio, alla libera creatività dei soggetti civici, al libero e positivo agire e interagire delle parti sociali».«L'Italia», prosegue Cavallaro, «è il paese della cultura e dell'arte. Tutti sanno che i 4/5 del patrimonio artistico mondiale sono rintracciabili, e va detto, non sempre ben custoditi, nel Belpaese, senza considerare i tanti capolavori razziati agli italiani nei secoli scorsi. E l'Italia, anche laddove potrebbe sembrare povera, misera, possiede e rivela sempre e comunque incredibili risorse, ed è sempre e comunque straordinariamente, originalmente, peculiarmente predisposta alla cultura, e con la cultura nel sangue, o almeno con la congenita capacità dei suoi abitanti di saper disinvoltamente ed autorevolmente interloquire con la cultura.
Nel Meridione, dove la ricchezza non è pari al resto del paese; nei luoghi, cioè, di cosiddetta povertà, la cultura, insieme alle Istituzioni, può allora diventare effettiva ricchezza. Che poi, come si legge ancora nel libro: “La cultura consente l'armonia tra i vari livelli della governance in un determinato territorio”, è questione ancora più importante. Questa armonia, che è fattore fondamentale, sappiamo però non essere affatto scontata... Ciò richiama allora il nostro effettivo e vivo interesse sulla possibilità che sia proprio la cultura a determinare le fortune di un territorio e, per il Meridione che la cultura possa essere il dato per il riscatto di una terra che, finora, sembra non essere riuscita a trovare la sua strada».
«Agli amministratori, a coloro che hanno la responsabilità di attuazione del federalismo, di cui tanto si parla e su cui tanto ci si attende», conclude Cavallaro, «bisognerebbe in effetti consigliare di far tesoro di questi concetti: l'idea di cultura come coesione e rivitalizzazione delle tradizioni, e al tempo stesso come 'vis polemica' per generare il nuovo, rispondere alla stagnazione globale, alla reificazione e alla globalizzazione forzate, alla crisi dei modelli di organizzazione sociale ed economica in piedi da oltre mezzo secolo, per ridefinire obiettivi ambiziosi ma che devono necessariamente passare attraverso una responsabile capacità di mediazione tra gli interessi propri e quelli di una collettività più ampia, privilegiando le relazioni sociali, l'allocazione efficiente delle risorse e l'efficienza raggiunta non a scapito delle motivazioni individuali, con un sistema valoriale effettivamente condiviso quanto gratificante».
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