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Effetto notte rosa per il distretto della Romagna

di Aldo Bonomi - Il Sole 24 Ore
Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.


Il turismo rappresenta quasi il 12% del pil nazionale ed occupa quasi il 12% della forza lavoro. Presi come siamo dal secolo passato, che è stato quello della fabbrica, del fordismo, stentiamo a farci entrar dentro l'economia dei desideri. Eppure dovremmo imparare che quando chiudi un albergo è come se chiudesse una delle nostre fabbrichette del capitalismo molecolare. Così come, anche per il turismo, valgono le categorie di racconto e interpretazione dei distretti e delle piattaforme produttive.

La riviera romagnola è il cuore del nostro sistema turistico. Che nonostante la bellezza delle nostre città d'arte è ancora, soprattutto, un turismo balneare. Lì, in quel pezzo di costa adriatica, arrivano ancora, ogni anno, quasi 5 milioni di persone, che fanno 28 milioni di presenze. Numeri importanti, per il nostro capitalismo. Cui però fanno da contraltare una permanenza sempre più mordi e fuggi, con il periodo di permanenza che negli ultimi vent'anni si è ristretto di ben due giorni. E una sempre minore presenza di turisti stranieri sul totale, cosa che fa della riviera un sistema turistico sempre più locale, laddove il mercato è sempre più globale.

Questi numeri ci appaiono concreti, in tutta la loro potenza del reale, diradando i fumi dei ventimila fuochi d'artificio che hanno appena celebrato la Notte Rosa della riviera romagnola. Una piattaforma produttiva che corre lungo 110 km di costa, dal delta del Po al Rubicone ed oltre, passando per Milano Ma-rittima, Rimini ed arrivando giù verso Cattolica e Pesaro. Qui inizia la città adriatica delle fabbrichette del turismo che si possono vedere 3.500 alberghi, 1.500 stabilimenti balneari e più di 7.500 edifici commerciali per una notte colorate in rosa.

La Notte Rosa è figlia del distretto del piacere. Che negli ultimi anni del ventesimo secolo qui è nato scagliando la Rimini di Amarcord e dei Vitelloni nei flussi ipermoderni dell'industria turistica globale. Nacquero allora quelle "stazioni dei desideri" che erano la grande Fiera di Rimini, i parchi a tema come Mirabilandia e l'Aquafan e le discoteche dello sballo capaci di attirare ogni venerdì e sabato sera un popolo della notte da almeno trecentomila persone. Vi lavoravano, per dirla con il Marx dei Grundrisse «pianisti e ballerine che non producevano opere», ma solo gli eventi dell'effimero.

Dov'erano al lavoro, nel rovesciamento tra struttura e sovrastruttura, migliaia di soggetti provenienti da tutta Italia. Una moltitudine terziaria fatta di pr e cubiste, di dj e light jockey, di animatori ed eventologi, e da ragazzi travestiti da Topolino nei parchi a tema del divertimento. In quegli anni non cambiano solo le forme del lavoro, ma anche quelle del consumo.
Nel distretto del piacere appare il "consum-attore", figura sincretica di consumatore e attore che indicava le tendenze per l'industria della moda. Sono gli anni in cui nascono i festival e gli eventi tematici e, giustamente, si comincia a parlare di "turismi" più che di turismo. Tendenza che rovescia e trasforma quel luogo simbolico, emblematico già dal nome, che era Milano Marittima. Nata all'inizio del secolo scorso, come villaggio vacanze della media borghesia lombarda.

Evolutasi con le sue pensioni e con i suoi condomini e la "stessa spiaggia stesso mare" come la Fiat Seicento del divertimento fordista. Nasce lì un primo aggregato della Città Adriatica del loisir con Bologna che allora svolgeva una funzione di porta sul mondo per la piattaforma che veniva delineandosi.

Cos'è rimasto di tutto questo? Esistono ancora i festival, gli eventi, i parchi a tema, le discoteche da sballo. Ci sono ancora i dj, le cubiste, i pr e i "topolini". Ma le nuove autonomie funzionali dell'esperienza e del loisir, dalla fiera, ai parchi a tema sino alle discoteche, non sono mai del tutto riusciti ad affermare la loro centralità di motore del sistema territoriale. Ad acquisire piena legittimazione del loro ruolo. Così la grande transizione è rimasta una grande incompiuta. Così la Città Adriatica si è ritrovata a camminare in equilibrio precario tra l'epoca delle pensioni e degli stabilimenti e una modernizzazione incompiuta delle strutture ricettive.

Non è più l'epoca del turismo di massa, ma non è ancora compiutamente una piattaforma a misura di una moltitudine di turismi. Non è più l'epoca del mercato del turismo nazionale o come allora italo-tedesco, ma non si è ancora compreso come fronteggiare l'offerta dei nuovi competitor globali, da Sharm el Sheik alle coste croate, da Ibiza a Formentera, alla Turchia.

In questo scenario, la Notte Rosa è la rappresentazione plastica di questa transizione interrotta. Che prova a ripartire dai fondamentali, i 3500 alberghi, i 1500 stabilimenti balneari e piadina rosa per tutti, cercando di tenere assieme famiglie e sballo, ordine e disordine, tradizione dei luoghi e ipermodernità dei flussi.

In questa transizione difficile, l'evoluzione dal distretto di allora alla piattaforma produttiva induce un po' di ottimismo. Si è capito che quei 110 chilometri di riviera, che vanno dai lidi di Comacchio fino a Cattolica sono un unico grande sistema, un unico brand da quotare al mercato turistico globale. Nella Notte Rosa la Città Adriatica si riconosce pienamente in quanto tale. Gli rimane da portare a termine la modernizzazione incompiuta del distretto del piacere e di prendere le misure su come competere in un mercato globale aspro e selettivo.
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