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Enti locali: un ruolo da rafforzare

di Nando Morra - Il Denaro

Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.


Una priorità per governare, mentre si riaffaccia lo spettro del centralismo


Il Sud ha pagato nel corso di questi anni non solo il disimpegno del governo Berlusconi ma anche la latitanza della cultura e delle proposte politiche della sinistra e del centro sinistra. Poche voci e forze significative hanno soltanto tenuto in piedi ed alimentato il confronto culturale e politico sul Mezzogiorno, ma hanno anche avanzato specifiche proposte programmatiche. Compreso l'obiettivo di realizzare un coordinamento politico-istituzionale delle Regioni meridionali innescando sinergie per obiettivi unitari e strategici per obiettivi unitari e strategici per lo sviluppo di tutto il Mezzogiorno.

Era ed è questa la prima, concreta, innovazione per lo sviluppo delle regioni meridionali. La prima fase, fortemente costruita e sollecitata da Bassolino, è rapidamente declinata. Visioni asfittiche politiche-istituzionali, valenze personalistiche ed emergenze laceranti, in primis la "questione rifiuti" in Campania, hanno azzerato un processo che poteva essere un punto di svolta strutturale per il Mezzogiorno. La cucitura ultima, con il Forum dei Presidenti a Bari è positiva ma non induce all'ottimismo. Se ci saranno effetti, si vedranno.

Ora è necessario passare dai programmi alla progettualità concreta ed alla operatività. E' possibile conseguire risultati significativi, interagendo su due assi: il primo, "esterno" al Mezzogiorno, facendo convergere finalità, obiettivi, risorse e strategie politiche, Stato, U.E., forze produttive e forze sociali; sistema finanziario e creditizio. Il secondo, "interno" al Mezzogiorno. E' tempo di aprire una "fase nuova" della "governance territoriale", dei processi di sviluppo, delle funzioni, poteri e responsabilità dei governi locali, delle Regioni, Province, Città, Comuni, Comunità Montane. Nella fase di transizione che il paese ed il Mezzogiorno attraversano, urge uno "scatto" forte del sistema delle Autonomie Locali meridionali.

E' soprattutto il Mezzogiorno, infatti, che deve rilanciare e vincere la grande sfida della modernità, della innovazione e dello sviluppo.Decisive saranno la unità effettiva sulla piattaforma politica del Mezzogiorno e la qualità strategica, di valenza europea, nazionale ed interregionale degli obiettivi programmatici. Nodi prioritari sono il rapporto con l'UE e le infrastrutture. Il Sud deve vincere la partita della "qualità" e "quantità" della programmazione e dei Fondi UE 2007-2013.

Per le Regioni meridionali si pone un traguardo di fondo: una nuova stagione per i fondi UE legati ad obiettivi qualitativi ma anche ai comportamenti "virtuosi" delle imprese, alla sostenibilità ambientale, alla tutela di nuovi diritti, al rapporto tra domanda e offerta di innovazione e di ricerca, alla internazionalizzazione ed alla penetrazione sui mercati. Per il Sud è una battaglia imperdibile. Poi, le infrastrutture. Il Sud non ha bisogno del "Ponte sullo Stretto". Ha bisogno di modernizzare la rete ferroviaria e trasporto merci. Ha bisogno di trasformare i "corridoi" Nord-Sud, Tirreno-Adriatico-Est, Mezzogiorno-Mediterraneo, in concrete realtà.

E' in campo un forte fattore innovativo. L'impegno bipartisan per la tratta ferroviaria Alta Capacità Napoli-Bari per connettere l'asse Berlino-Mediterraneo con il "corridoio 8" Bari-Adriatico-Varna, è un obiettivo forte che ricolloca il Mezzogiorno nell'agenda politica istituzionale. Ha bisogno di porti, interportualità e logistica. Ha bisogno di ricerca e di "distretti produttivi di eccellenza". Ha bisogno di agricoltura avanzata, di turismo come di Welfare. Ha bisogno, soprattutto, di diventare "Sistema Mezzogiorno".

Per un competitivo "Sistema Sud" c'è l'esigenza che le Regioni-Stato affermino una radicale discontinuità rispetto anche al recente passato. E' essenziale puntare su modelli di sviluppo innovativi, non ripetitivi ed obsoleti, ad alto tasso di innovazione, di ricerca, di tecnologie avanzate, nuove metodologie programmatorie ed operative. Il nodo riguarda anche la Pubblica Amministrazione e la "governance territoriale".

Le Regioni, compresa la Campania, hanno bisogno di una profonda e robusta innovazione politica, programmatica ed amministrativa per corrispondere, oggi più del passato, non soltanto alle legittime aspettative dei cittadini ma anche per adeguare funzione e ruolo ai più impegnativi compiti delle Regioni-Stato. In primo luogo, sul piano della produttività legislativa e amministrativa e del governo in termini di obiettivi, efficienza, trasparenza, produttività. Questo punto è di particolare valenza politico-istituzionale. Infatti, oltre alla ampiezza e specificità legislativa e delle funzioni proprie, le Regioni del Mezzogiorno e la Campania, in primo luogo, saranno impegnate a contrastare la "devolution" così come delineata ed un modello di federalismo improprio e antimeridionalistico che determinerà pesanti conflitti istituzionali, mette in discussione la solidarietà nazionale e gli stessi "diritti di cittadinanza".

Urgenti e di straordinaria importanza sono alcuni punti politici. Tra i punti qualificanti, il nuovo e più compiuto rapporto che dovrà essere instaurato tra la Regione ed il sistema delle Autonomie Locali per determinare un effettivo "governo partecipato" del territorio e dei processi economici e sociali. C'è l'esigenza di determinare momenti ricorrenti ed istituzionali per un rapporto più ampio tra la Regione e l'insieme delle Città, Province, comuni, Comunità Montane.

Si tratta di punti critici, veri e propri deficit manageriali - amministrativi, come hanno autorevolmente sottolineato Sabino Cassese e Sylos Labini, che allontanano ulteriormente il Sud dal paese e dall'Europa. Innovare i rapporti tra le Regioni ed il Sistema delle Autonomie, è il tema-cardine per un programma di sviluppo delle regioni meridionali. L'esperienza di questi anni nel Sud anche se molto diversificata, identifica un punto di valenza complessiva. Lo scenario dei rapporti Regioni-Autonomie è ispirato e definito ancora sulla base del "vecchio centralismo" delle "vecchie Regioni".

Le innovazioni costituzionali non sono state ancora né recepite legislativamente né anticipate con nette scelte politiche in direzione di affidare nuove funzioni, poteri, responsabilità e risorse al sistema delle Autonomie. Del tutto insufficiente, infatti, è il quadro di decentramento amministrativo realizzato dalle Regioni meridionali in direzione del sistema delle Autonomie. Ancora molto forte, "gerarchicamente" e del tutto formale, è il rapporto tra le Regioni e gli Enti Locali. Le riforme costituzionali, in particolare del Titolo V, che assegna pari dignità costituzionale alle Regioni, Province, Città e Comuni, ancora non è diventata "cultura politica e di governo" generalizzata.

Il primo e fondamentale obiettivo, irrinunciabile punto programmatico per gli Enti Locali, è varare, sollecitamente, di concerto con il sistema delle Autonomie, leggi ad hoc sul "Decentramento di funzioni, poteri e risorse dalla Regione agli Enti Locali". Non è cosa di poco conto. L'innovazione è seria, profonda. Da una Regione vecchio stampo, centralista, dirigista e centro cosmico di spesa alla Regione-Stato, parte dello Stato "federale" ma essa stessa federalista e, dunque, motore del federalismo territoriale. Con parole chiare: la Regione legifera e governa definendo e coordinando insieme al sistema delle Autonomie, le strategie dello sviluppo. Le Province ed i Comuni diventano i soggetti reali dell'effettivo "governo" del territorio, affermando ruolo, funzioni, poteri responsabilità e autonomia derivanti dal novellato Titolo V della Costituzione.Si tratta di una partita decisiva che ha implicazioni notevoli sullo sviluppo.

Le relazioni istituzionali tra Regioni ed i sistemi locali influenzano, infatti, in modo sostanziale tutti gli aspetti del governo del territorio. Il rapporto Regioni / Enti Locali necessita di un costante monitoraggio da parte del sistema della rappresentanza delle Autonomie Locali, al fine di garantire il principio della sussidiarietà e della leale collaborazione istituzionale, anche di fronte alla tendenza, alla pratica ed ai rischi di un neo-centralismo regionale nei fatti ancora più asfissiante dello stesso forte centralismo statale. Non si può continuare a legiferare in materie fondamentali quali, ad esempio, l'urbanistica, il turismo, l'agricoltura, l'ambiente (vedi RSU) aprendo con la mano destra alle Autonomie e chiudendo con la sinistra spazi e compiti di effettiva decisionalità.

C'è l'esigenza di una spallata forte che rafforzi l'azione delle Province, dei Comuni e delle Comunità Montane quali "nuovi soggetti" dello sviluppo. E', certo, anche tempo di una seria riflessione critica sugli strumenti, le modalità e gli obiettivi propri della strategia dello "sviluppo dal basso" su Patti Territoriali, Contratti d'area, Accordi di Programma e PIT.

L'esperienza della "programmazione dal basso" e degli strumenti di concertazione va adeguata alle nuove esigenze ed alle nuove stesse condizioni poste dagli scenari globali, dalle politiche U.E., dalla produttività che il sistema degli interventi deve affermare. E' questa la sfida politico-istituzionale di fronte alle Regioni e, dunque, al Mezzogiorno.

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