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Entusiasmo cosmopolita

di Gianfranco Pasquino, Il Sole 24 Ore

Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.


C' è qualcosa che non funziona nel mondo globalizzato. Persino le democrazie, che sono molto cresciute di numero dal 1974 a oggi, si comportano sulla scena internazionale in maniera che contraddice i principi ai quali si ispira la loro azione dentro i confini nazionali. Impongono, con modalità spesso autoritarie, almeno così sostiene Archibugi, le loro preferenze ai molti paesi non-democratici, fino a cercare di esportare con le armi la democrazia.

Già gli illuministi, in particolare Immanuel Kant, si erano posti il problema di democratizzare il mondo. Archibugi sostiene che il meritorio compito, pur se molto arduo, è diventato oggi più perseguibile che nel passato. Certo, le varie organizzazioni internazionali non sembrano il luogo migliore della democratizzazione possibile e praticabile. Ma, insomma, almeno le Nazioni Unite, con qualche apposita riforma, potrebbero fare meglio.

Il problema è che la costruzione di una democrazia cosmopolitica in una situazione nella quale i regimi a vario titolo, autoritari, sultanistici, teocratici, totalitari, sono la maggioranza e controllano e opprimono la maggioranza degli abitanti del mondo, appare un compito titanico.

No, sostiene, l'autore, se si fa leva su cinque aree di intervento:

  1. controllo dell'uso della forza;
  2. accettazione delle diversità culturali;
  3. rafforzamento dell'autodeterminazione dei popoli;
  4. monitoraggio degli affari interni;
  5. gestione partecipativa dei problemi globali.Nonostante l'entusiasmo del-l'autore, le mie perplessità non svaniscono.

La democrazia cosmopolitica, quando verrà, non assomiglierà, nella sua struttura, alle democrazie nazionali. Dovrà riuscire a proteggere e a promuovere i diritti dei cittadini almeno quanto fanno le migliori fra le democrazie nazionali e darsi istituzioni adeguate di governance a molti livelli. Non potrà rappresentare le preferenze di cittadini sparsi per il mondo, non tutti interessati alla politica, scarsamente informati, poco fiduciosi nella loro efficacia.

Archibugi accenna all'elezione di un Parlamento mondiale composto da seicento parlamentari. Rinuncio a chiedere con quale  sistema elettorale, in quali circoscrizioni, dove e come si svolgeranno le campagne elettorali.

Quale sarà il governo della democrazia a livello mondiale? La risposta: «una democrazia cosmopolitica non sarà certamente il risultato di un piano premeditato, ma forse l'esito di azioni contraddittorie che hanno luogo nel teatro della storia », nonè soddisfacente.

La passione di Archibugi e le sue perlustrazioni di temi rilevanti, fra i quali gli interventi umanitari e l'autodeterminazione dei popoli, sono suggestive. Per me, cosmopolita scettico, non risultano ancora abbastanza motivate e contagiose.Il percorso, in parte illuminato anche grazie al contributo di Archibugi, rimane da esplorare più a fondo.


Cittadini del mondo. Verso una democrazia cosmopolita
di Daniele Archibugi

Ed. Il Saggiatore (Collana La Cultura), Anno 2009, pp. 330, € 20,00






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