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Formazione, volano dello sviluppo

ItaliaOggi
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Investimento irrinunciabile per favorire la ripresa economica


Finanziare la formazione continua per valorizzare le risorse umane e contribuire in modo importante alla ripresa economica del Paese. Il ruolo dei fondi paritetici interprofessionali appare sempre più definito alla luce delle importanti decisioni prese dal Governo nelle ultime settimane, l'approvazione del decreto legge anti-crisi e l'intesa Governo-Regioni sugli ammortizzatori sociali.

I due provvedimenti, nonostante la difficile situazione economica, salvaguardano lo 0,30%, la quota che ciascun lavoratore versa per aderire ai fondi bilaterali per la formazione continua; ciò dimostra che la formazione è un investimento irrinunciabile e che i fondi interprofessionali sono i principali soggetti accreditati all'aggiornamento continuo dei lavoratori. Inoltre, il decreto anti – crisi di recente convertito in legge chiama i fondi ad assolvere un altro importante compito: sostenere i lavoratori precari, apprendisti, co.co.pro o in genere a rischio di perdere il posto anche con misure temporanee ed eccezionali.

“In questo senso Fondoprofessioni ha precorso i tempi” afferma il neo presidente Massimo Magi. “Dal 2008 i nostri corsi sono aperti a tutti i lavoratori atipici. Abbiamo preso questa importante decisione convinti che la crescita professionale di lavoratori giovani come gli apprendisti e i co.co.pro. sia utile ai lavoratori in chiave occupazionale, ma anche agli studi che possono trarre beneficio dalla crescita delle loro risorse interne”.

Il periodo di difficoltà economica vissuto dall'Italia impone scelte difficili: nella ripartizione delle risorse bisogna considerare non solo le esigenze formative dei dipendenti ma anche la necessità di sostegni urgenti al reddito dei lavoratori in difficoltà. “In una situazione di crisi economica, misure come il sostegno al reddito di chi perde il lavoro sono assolutamente indispensabili per affrontare l'emergenza occupazionale” osserva Franco Valente direttore di Fondoprofessioni. “Tuttavia, anche in un momento storico non facile, non dobbiamo dimenticarci che la formazione è l'unico ammortizzatore sociale che porta un effettivo cambiamento nel panorama economico poiché fa crescere le risorse umane e di conseguenza dà slancio alla competitività dei settori produttivi. L'investimento sulle persone è essenziale per sostenere lo sviluppo e creare un valore duraturo. La tutela della formazione, di conseguenza, è fondamentale se si ha a cuore il futuro dei lavoratori e del mercato”.

La centralità della formazione e dei fondi bilaterali è confermata anche dal Rapporto 2008 sulla formazione continua a cura dell'Isfol, l'Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori. La ricerca dice che l'Italia deve recuperare rispetto al resto d'Europa: nel nostro Paese i dipendenti ad aver seguito corsi di formazione sono il 29%, 2,5 milioni contro il 33% della media europea (dati 2005). C'è da lavorare molto, dunque, anche se rispetto alla precedente rilevazione del 1999 il numero di aziende italiane che ha organizzato corsi di formazione è cresciuto di otto punti percentuali.In questo scenario è confortante la stima dell'Isfol sulle adesione ai fondi per la formazione continua: nel 2008 le iscrizioni sono aumentate dell'8,4% rispetto all'anno precedente. Si calcola che sia iscritto agli enti bilaterali il 59% dei lavoratori dipendenti. Il dato è rilevante non solo per il valore numerico, ma anche per ciò che significa in termini di formazione: i ricercatori hanno osservato uno stretta relazione tra l'adesione delle imprese ai Fondi e la partecipazione effettiva delle aziende stesse alla formazione continua. La scelta di versare il contributo obbligatorio ai fondi bilaterali e non all'Inps è spesso il primo passo verso l'organizzazione di corsi di formazione.

“Con 150mila iscritti e 17 milioni erogati in poco più di tre anni, Fondoprofessioni ha contribuito alla crescita della formazione in Italia” ha osservato Massimo Magi “Nella sola fase di start up, 20 mila lavoratori hanno beneficiato dei nostri corsi. L'obiettivo è continuare a crescere: per il 2009 sono in approvazione diversi bandi per un totale di 11 milioni di euro”.Gestione ottimale delle risorse, controllo della qualità dei corsi finanziati, coinvolgimento dei lavoratori precari nelle attività formative sono dunque le principali sfide future. A queste va aggiunto un costante dialogo con le parti sociali e gli studi professionali, utile a cogliere le esigenze formative più urgenti e a offrire consulenza e supporto nell'organizzazione dei corsi.

Dal Rapporto Isfol emerge, infatti, che molte imprese, soprattutto piccole, fanno fatica a esprimere la domanda formativa, nonostante il mercato in continua evoluzione imponga un costante aggiornamento professionale. La maggior parte degli studi professionali rientra nella categoria delle piccole strutture organizzative; tuttavia da un'indagine Ipsos per Fondoprofessioni si apprende che in fatto di formazione, sono più virtuosi di altri comparti produttivi: il 57% dei dipendenti degli studi professionali ha seguito corsi di aggiornamento nel triennio 2002-05 contro il 41% degli altri dipendenti privati del terziario e il 27% dell'industria.“I professionisti sono più attenti alla formazione, ma dobbiamo continuare a lavorare per sensibilizzare ulteriormente titolari di studi e dipendenti sull'importanza dell'aggiornamento continuo delle competenze” ha commentato Franco Valente. Fondoprofessioni deve continuare a rivestire il doppio ruolo di erogatore di risorse economiche e promotore di cultura formativa.”In tal senso, Fondoprofessioni si attende un grande contributo da parte di E.Bi.Pro, il neo nato ente bilaterale costituito da Confprofessioni e le parti sociali tra i cui obiettivi vi è anche quello di instaurare una stretta e proficua relazione con il territorio.
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