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I "cervelli" tornano in Riviera
di Angelica Giambelluca, Il Sole 24 Ore
Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.
Le imprese: più impegno sull'orientamento dei giovani
A Genova sta accadendo un fenomeno dai contorni ancora incerti, ma preoccupanti: da una parte i giovani laureati, soprattutto ingegneri, tentano la fortuna all'estero convinti che in città, e in Italia, per loro non ci sia spazio, dall'altra le aziende genovesi, soprattutto quelle high- tech, si lamentano perché non trovano personale, soprattutto ingegneri elettronici, cioè proprio quelli che scappano. A quanto pare i due mondi, studenti e aziende, non comunicano. Uno non sa dell'esistenza dell'altro e si perdono importanti occasioni di sviluppo e crescita economica della città.
Per correre ai ripari il consigliere regionale del Pd Lorenzo Basso ha presentato una proposta di legge che istituisce il programma «Master and Back» per incentivare, da un parte, la formazione all'estero dei ragazzi e, dall'altra, il loro rientro, alla fine del periodo formativo, nel sistema economico ligure:
«È un dato di fatto – commenta Basso – che, in particolare in Liguria, vi è una forte emorragia di giovani laureati che completano la propria formazione postlaurea fuori del territorio regionale e poi vi si stabiliscono per lavorare. Tale flusso in uscita non è compensato da un equivalente flusso in entrata di giovani laureati che scelgano i centri di eccellenza liguri come sede della loro formazione post-laurea, nonostante gli importanti risultati ottenuti negli ultimi anni dall'Università di Genova e dagli altri protagonisti dell'alta formazione in Liguria».
Il fenomeno è difficile da quantificare e uno degli obiettivi della proposta di legge è proprio creare un'apposita banca dati a cui si iscriveranno i laureati che intendono partecipare al programma, ma anche le imprese che si propongono di assumere questi giovani. La Pdl prevede lo stanziamento non solo di una borsa di studio (che copre spese di iscrizione, vitto, alloggio e viaggio) per i ragazzi, ma anche un percorso di rientro all'interno delle imprese che vorranno partecipare al programma, con l'impegno da parte di queste di stabilizzare almeno il 75% dei ragazzi.
Il mondo industriale plaude all'iniziativa regionale, ma non dimentica le numerose borse di studio, gli stage o i master attivati da aziende genovesi, a cui hanno riposto ben pochi studenti, o i laboratori attivati all'interno di centri di ricerca internazionali frequentati da neanche una decina di persone: «Noi abbiamo attivato un master l'anno scorso – spiega Remo Pertica, a.d. del Distretto tecnologico ligure sui sistemi intelligenti integrati e condirettore generale di Finmeccanica – pagato 1.800 euro al mese,con l'impegno di assumere i ragazzi alla fine del periodo formativo. Si sono presentati in pochi.
E poi mi vengono a dire che i cervelli fuggono? Io non ci credo». Il Siit è nato per integrare grande industria, Pmi, università, istituzioni pubbliche, di ricerca e finanziarie, con particolare attenzione allo sviluppo di attività di ricerca industriale. Il problema per Pertica è la formazione: «Noi chiediamo ingegneri elettronici – mentre l'università sforna soprattutto ingegneri ambientali e gestionali di cui non abbiamo bisogno». Manuela Arata,direttore dell'ufficio Cnr-Psc e Presidente dell'Associazione Festival della Scienza di Genova, dà ragione alle imprese: «I ragazzi dovrebbero essere orientati meglio, verso i mestieri del futuro, e invece oggi scelgono i corsi più di moda, come ingegneria ambientale o gestionale. L'elettronica è considerata troppo difficile».
Fabrizio Ferrari, presidente del Siit per le Pmi e presidente della sezione omonima Confindustria Genova, sottolinea: «Il mondo delle imprese e quello universitario devono comunicare di più. I ragazzi non conoscono le opportunità sul territorio e se ne vanno, e le aziende perdono talenti. Occorrerebbe organizzare apposite lezioni in facoltà per far capire agli studenti quali sono le professioni verso cui puntare ».
Giorgio Cuttica, general manager della Siemens divisione manufacturing execution system, ha concluso: «Abbiamo bisogno di informatici e ingegneri elettronici. Ogni anno a Genova facciamo a gara per chi riesce a contattare lo sparuto numero di laureati che esce dall'università. Sono troppo pochi e l'anno scorso Siemens a Genova avrebbe potuto allargare il proprio centro di ricerca, ma proprio a causa della mancanza di personale il gruppo ha deciso di aprire una off-shore in Romania. Altra occasione persa».
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