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I dubbi di un uomo del Sud

di Salvatore Vinci - Il Denaro (Cultura)

Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.


Salvatore Vinci ordinario di Politica economica nella facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Napoli Parthenope è recentemente scomparso. Vinci ha insegnato nelle Università di Catania, Cosenza, Napoli e Roma ed è autore di testi di Economia politica ed economica oltre che di studi sul mercato del lavoro in Italia e sullo Sviluppo del Mezzogiorno. Tra i fondatori di Officina di Economia lo ricordiamo con un articolo pubblicato su questo gionarle il 12 dicembre del 1998. Molti problemi posti allora dall'illustre economista scomparso sono tuttora attuali.

E' difficile sfuggire alla tentazione di esclamare "era ora", nel leggere la dichiarazione rilasciata dal ministro Ciampi la settimana scorsa a Catania: "...dopo l'Euro la scommessa è il Sud". Dopo tante negligenze, finalmente il Mezzogiorno viene messo al primo posto nella politica economica nazionale, attraverso l'impegno in prima persona del responsabile più autorevole dei Ministeri economici. Espresso il compiacimento, sorgono, tuttavia, immediatamente inquietanti interrogativi.

Il primo riguarda la consapevolezza della gravità e complessità del fenomeno a cui si dedica l'attenzione. L'ossessivo riferimento all'indubbio successo ottenuto da Ciampi nell'aver pilotato l'economia italiana nell'ingresso nell'Unione Monetaria Europea, sembra sia da attribuire al tentativo di convincere tutti che questo Governo, indicato come prolungamento del precedente governo Prodi, riuscirà a vincere questa seconda sfida dopo il successo ottenuto con l'Euro.

In proposito io sarei meno ottimista, e non per sfiducia o scarsa considerazione nelle qualità e nella competenza del ministro Ciampi, ma perchè una cosa è perseguire una politica di riallineamento di alcuni parametri essenzialmente monetari come quelli fissati a Maastricht, e ben altra cosa è rilanciare un processo di sviluppo in un'area afflitta da molti problemi, non solo economici, e per di più in una fase di franato sviluppo nazionale e comunitario.
Si tratta di imprese profondamente diverse e non vorrei che il ministro Ciampi si mostrasse troppo ottimista. Se così fosse, a mio parere peccherebbe di superbia nel liquidare con sufficienza tutta la precedente storia dell'intervento pubblico nel Mezzogiorno.

Un secondo interrogativo riguarda il metodo proposto per rilanciare la ripresa dell'intervento per lo sviluppo del Sud. Qui mi pare di osservare una certa confusione nei propositi. Da un lato si invitano i privati a investire per arricchirsi, come dichiara il presidente del Consiglio D'Alema, dall'altro con lo slogan dei cento progetti, e con la chiamata in causa degli enti locali, per evidenziarne le lacune e con il riferimento ai fondi comunitari strutturali si crea una certa confusione su chi dovrà essere il motore di questa nuova fase di ripresa dello sviluppo del Mezzogiorno. Attenzione non si tratta di stabilire chi debba concorrere allo sviluppo del Mezzogiorno, perchè tutti gli operatori, pubblici e privati, devono contribuire, ma non si capisce bene chi dovrà assumere il ruolo di leader: l'autorità centrale, gli enti locali, i soggetti privati.

A sentire molte dichiarazioni di operatori politici sembrerebbe che la leadership debba essere assunta dalle autorità pubbliche, ma se si raffronta questa pretesa con le risorse disponibili ci si accorge che esiste sproporzione tra pretese e risorse.Il terzo interrogativo riguarda le tanto strombazzate novità. A parte le questione di metodo, su cui credo occorra sospendere il giudizio in attesa di riscontri empirici, circa il metodo di alcune di queste iniziative, quelle che al momento sembrano le più concrete, mi pare che si tratta di vecchi progetti di infrastrutturazione, che venivano bollati in precedenza e che adesso sembrano essere diventati, improvvisamente, decisivi per un futuro di successo.

Con questo non si vuol affatto dire che tali progetti non debbano essere portati avanti, anzi c'è da rammaricarsi per il ritardo con cui verranno attuati, ma da qui a presentarli come fatti innovativi ci corre molto.Il quarto interrogativo, che racchiude tutte le questioni più importanti, consiste nel dubbio che le misure adottate, o in via di adozione, siano realmente incisive per avviare lo sviluppo del Mezzogiorno. In una situazione di crescita bloccata a livello nazionale e di pesante condizionamento per gli impegni assunti con l'ingresso nell'Unione monetaria europea, trovo ottimistico che quanto disposto possa innescare realmente un processo di sviluppo. Certamente un risveglio è meglio del torpore che fin qui si è avuto, ma mi sembra che ancora ci sia un largo iato tra propositi (speranze) e realtà.

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