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Il Mezzogiorno fa i conti con il federalismo fiscale

di Franco Locatelli - Il Sole 24 Ore
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Si può riportare il Mezzogiorno nell'agenda politica nazionale uscendo dagli stereotipi di un rivendicazionismo localistico fine a se stesso? Se questo era lo scopo della prima edizione delle Giornate dell'economia del Mezzogiorno, promossa la scorsa settimana a Palermo dalla Fondazione Curella e da Diste sul modello del Festival dell'economia di Trento e di cui Il Sole 24 Ore è stato uno degli sponsor, si può ben dire che le premesse, almeno concettuali, per avvicinare l'obiettivo sono state poste.

Alla vigilia del debutto del federalismo fiscale era inevitabile che il Sud facesse sentire la sua voce per manifestare la disponibilità a ragionare senza pregiudizi sulla riforma ma anche per avvertire, come è emerso da una ricerca presentata dalla Svimez, i rischi che un federalismo malconcepito può far correre al Mezzogiorno. Senza un riequilibrio territoriale basato su adeguati investimenti dello Stato nella aree meridionali, la Svimez ha calcolato che alla sola Sicilia le prime ipotesi di federalismo fiscale possono costare fino a 188 euro procapite.

Ma il filo rosso dei 25 eventi delle Giornate, simboleggiato dal tema "Economia e felicità" decisamente controcorrente in questi tempi, è valso ad evitare nonsolo una sterile deriva rivendicazionistica alla kermesse ma a enfatizzare gli aspetti qualitativi dello sviluppo di un Mezzogiorno che non è tutto uguale e che presenta ampie zone di arretratezza ma anche punte di eccellenza. Non per caso generale è stato il consenso degli oltre 200 relatori della manifestazione sulla centralità delle infrastrutture, ma intese sia in senso materiale (trasporti, energia, ecc.) sia anche e soprattutto in senso immateriale (la giustizia, la legalità, la lotta alla criminalità e, in primo luogo, gli investimenti sulle generazioni del futuro attraverso il rafforzamento della formazione e della ricerca).

«In un momento in cui il crollo delle Borse ci fa capire che è finita un'epoca - ha sintetizzato il presidente della Fondazione Curella, Pietro Busetta, ideatore delle Giornate - riflettere su nuovi modelli di sviluppo ci sembra fondamentale». Il problema centrale del Sud non è solo quello di disporre delle risorse necessarie alla crescita ma piuttosto quello di spenderle e di spenderle bene per creare occasioni di sviluppo economico e civile, con l'occhio al Pil ma non solo. In effetti, non capita ogni giorno di raccogliere al Sud esponenti di primo piano del mondo delle imprese, delle istituzioni, delle banche, delle università, degli enti di ricerca e della cultura per discutere della valorizzazione dei talenti, di alta formazione, del rapporto tra Internet e l'economia, del ruolo delle banche e delle imprese nello sviluppo del Mezzogiorno, di politiche di coesione, di opportunità e rischi del federalismo fiscale, di crisi dei mercati finanziari, di relazioni tra mafia ed economia.

La circolazione delle idee, in un momento tra i più difficli dell'economia non solo meridionale, sarebbe stata già di per sè una novità importante contro la sfiducia e la rassegnazione che in altre epoche ha contraddistinto il Mezzogiorno.Ma la prima edizione delle Giornate ha cercato anche di individuare i canali e i veicoli attraverso cui dare uno sbocco operativo alle riflessioni raccolte.

L'incontro dei Governatori meridionali, promosso dal presidente della Sicilia Raffaele Lombardo su Federalismo e Sud, è stato il primo ed è stato l'occasione - oltre che per uno scambio di battute al vetriolo con il Governatore del Veneto, Giancarlo Galan- per verificare nei fatti e senza preclusioni ideologiche e politiche gli effetti del federalismo sul Mezzogiorno. La decisione emersa è stata quella di allestire una task force di economisti e giuristi di Sicilia, Sardegna, Puglia, Calabria, Campania e Molise per definire le proposte che il Mezzogiorno presenterà al governo Berlusconi in occasione della stesura dei decreti attuativi della legge delega sul federalismo. Un forte richiamo al Governo è poi venuto dai presidenti delle sei regioni sulle due priorità che vengono ritenute essenziali per il Mezzogiorno: il rafforzamento degli investimenti in infrastrutture e la lotta alla criminalità organizzata.Segnali di autocritica sono venuti invece dalla riunione dei rettori delle otto università statali del Sud contro il dilagante assistenzialismo e gli organici gonfiati che distruggono risorse preziose degli atenei. Forse la felicità non è dietro l'angolo ma, sotto l'incalzare della crisi, nel Sud qualcosa sembra muoversi.
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