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Il Nord-Est rimane attraente per gli investitori stranieri

di Claudio Pasqualetto - Il Sole 24 Ore
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Quello che un tempo era un modello, oggi è diventato un percorso virtuoso. Peccato sia ancora ampiamente imperfetto, ma più per cause esterne che interne al sistema locale. Ne sono convinti gli oltre mille imprenditori del Nordest che hanno risposto ad una indagine realizzata dalla Fondazione Nordest e promossa dalla Cassa di Risparmio del Veneto sull'attrattività, appunto, di quest'area.

I meccanismi di quella che a suo tempo fu definitiva la locomotiva economica d'Italia sono integri e funzionanti ed anzi ancora oggi sono i principali fattori di appeal per chi dall'estero intende avviare un investimento produttivo in Italia. Sul piatto della bilancia pesano soprattutto le competenzeprofessionali solide ed articolate, la flessibilità, la gran mole di investimenti fatta nell'innovazione tecnologica, l'elevato livello di internazionalizzazione, gli investimenti in formazione professionale e persino il livello di capitalizzazione delle imprese, evidentemente migliorato rispetto agli anni in cui veniva indicato come elemento di debolezza. Non solo. C'è apprezzamento diffuso per un sistema fortemenete integrato in cui le imprese sanno sfruttare le migliori occasioni lavorando in filiera e le banche, piccole o grandi che siano, sono partner attivi in questo percorso di cui condividono spirito e modalità.

A bloccare l'oliato meccanismo è, più che un sassolino, quella sorta di macigno costituito da tutto quanto è legato al pubblico: da una burocrazia sempre opprimente, alla pressione fiscale, ai costi di energia e lavoro, alle normative rigide, ad una rete infrastrutturale ancora ampiamente carente. Un'autentica sciagura - sostengono gli imprenditori del Nordest - perchè l'ingresso nell'area di aziende ed investitori stranieri, a completamento di quel percorso di cui si parlava, è molto importante per acquisire nuove tecnologie e conoscenze, oltre ad aumentare numero e professionalità dei lavoratori, che finiscono per incrementare la competitività del territorio.

In questo Nordest aperto e curioso non mancano dei distinguo. A Trento e Bolzano l'internazionalizzazione continua ad essere guardata con una certa diffidenza da una percentuale ancora alta di imprenditori e Bolzano, assolutamente in controtendenza, indica nelle infrastrutture uno dei suoi punti di forza. Nel Friuli Venezia Giulia, invece, è la commistione tra azienda e famiglia ad essere giudicata in maniera più critica che altrove.Complessivamente, però, dalla ricerca della Fondazione Nordest esce un nuovo elogio dell'azienda media. Il discrimine è sul livello dei 100 dipendenti: sopra questa soglia l'attuale dimensione diventa per un'imprenditore su due quasi un elemento di debolezza. Non è certamente un'unità di misura da mercato globale, ma tutto sembra funzionare bene proprio così, con un relativamente piccolo che è bello se sa essere parte di un gruppo al cui interno trova ogni giorno nuovi stimoli per migliorare la sua competitività.
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