Menu servizio
Newsletter
Diventa socio
Contatti
Articoli consigliati da AISLo
Menu principale 2
News
Servizi
Eventi
Aree di progetto
Chi siamo
Il futuro? E' made in Italy
di Cesare Peruzzi - Il Sole 24 Ore
Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.
INTERVISTA A GIACOMO BECATTINI
Distretti e filiere produttive, due termini strettamente connessi al mondo delle Pmi. Giacomo Becattini, economista e uno dei massimi esperti in materia, nel suo ultimo lavoro «Ritorno al territorio» (il Mulino, 2009) parla di un bilancio della
joie de vivre dispensata che, dal Dopoguerra a oggi, poco giustifica il «trionfalismo liberistico » degli scorsi anni.
Il territorio è un porto sicuro per le imprese colpite dalla crisi internazionale?
Approdi sicuri in un'economia di mercato non ce ne sono, ma una regola semplice ci dice che il ventaglio dei futuri possibili di ogni complesso produttivo, impresa o sistema d'imprese, è contenuto nel suo passato, soprattutto recente. E il recente passato industriale ci dice chiaramente che la nostra bilancia dei pagamenti dipende fortemente da un made in Italy e da una meccanica non automobilistica, collocati soprattutto nei distretti industriali.
Operare in un distretto è un vantaggio o un limite?
È sicuramente un vantaggio, soprattutto in fase di crescita dei redditi e di espansione del commercio mondiale; ma può diventare uno svantaggio in fase di contrazione dei redditi e degli scambi, specialmente in un paese come l'Italia, in cui: a) le banche fanno quello che vogliono; b) la politica stenta a prendere atto di quelli che, piaccia o meno, sono i punti di forza internazionali del nostro paese.
Quale futuro vede per i distretti italiani?
Dipende in gran parte dalla politica economica di questo periodo: se, ad esempio, il governo non riesce a canalizzare i prestiti bancari verso le piccole imprese di fase dei distretti, vedo probabile un tale scompaginamento della struttura socio- economica tipica dei distretti industriali. Se ciò avvenisse – e in parte è già avvenuto – l'Italia verrebbe a perdere una delle poche eredità economiche positive del passato.
Dimensione, capacità innovativa, internazionalizzazione: possono bastare alle Pmi per stare sul mercato?
Quando si parla di distretti, che sono comunità produttive e di vita, l'azienda individuale è, più di sempre, un ingranaggio di un organismo sociale, più o meno bene individuabile, che vede inscindibilmente unite le diverse componenti, economiche e socioculturali. Spostare il discorso dalla comunità produttiva distrettuale all'unità aziendale, significa rinunciare a tener conto della specificità di questa formula produttiva.
Resisterà il manifatturiero, anche quello più tradizionale?
Certamente, poiché la gente –in tutto il mondo –seguiterà a mangiare, vestirsi, arredare la casa e così via. In particolare se riprendesse a crescere il reddito delle classi medio-superiori la domanda di prodotti di qualità, differenziati e personalizzati non potrebbe non ri- decollare. Purché l'Italia, che sul made in Italy ci campa, non impieghi tutte le risorse per rottamazioni e altri favori alla grande impresa – che, teoria alla mano, non dovrebbe aver bisogno di aiuti –o per avventure finanziarie come l'Alitalia.
Cambierà anche il modello di capitalismo?
Un punto delicato che mi preme chiarire è che la contrapposizione finanza cattiva produzione buona, che si nasconde dietro formule attraenti come «torniamo all'economia reale » è sbagliata e pericolosa. Non c'è sostanziale differenza fra il promotore finanziario che sfrutta i sogni delle famiglie per vender titoli spazzatura, l'industrialotto che titilla il gusto dei suoi clienti con mozzarella inquinata, il chirurgo, distratto dalle sue speculazioni in Borsa, che dimentica la pinza nella pancia del paziente e così via. È il sistema nel suo complesso, nelle componenti reali e in quelle finanziarie ch'è troppo motivato dal guadagno monetario, a scapito di preoccupazioni morali e civiche, che, se soddisfatte, consentirebbero a tutti, in varia misura, più joie de vivre , ovvero una maggiore «pienezza di vita». Ed è questo che conta, in definitiva. Ed è proprio questo che il distretto industriale in assetto di marcia garantisce.
Stampa
Rassegna stampa
novembre
ottobre
settembre
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio
2011
2010
2009
2008
Leggi anche
Ritorno al territorio
Copyright © 2008 AISLO - CF: 95047970637