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Il governo del territorio ai tempi della crisi

di Massimo Morisi - La Repubblica

Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.


Da un´epoca di grandi cambiamenti siamo piombati in poche settimane, in pochi giorni, in una nuova epoca. Altra e ignota. Quella delle imprese che non trovano più credito per interagire con fornitori e clienti. Quella di risparmiatori che preferiscono la cantina alla banca. Quella dei fautori del’intangibilità dei paesaggi che rimpiangeranno ciminiere, gru, tralicci elettrici purché funzionanti. Sto esagerando, è evidente. Ma antiche narrazioni e più solide paure riprendono corpo. Nonni che ci guardano scuotendo la testa:. .. non c´è inquinamento più insostenibile della «miseria», delle sue angosce, dei suoi conflitti.

Così, un sapore sgradevole di bignè un pò stantii avvolge parole e polemiche che ancora ieri dominavano i format della politica locale e le rendite di posizione che essa esprimeva, così come le piccole illusioni di ceti sociali corporativi e appagati.
Siamo chiamati a un salto violento di prospettiva. Che spaventa e magari annichilisce. Eppure è quel salto che dobbiamo compiere. Proprio a partire dalla dimensione che più esprime le nostre capacità, la nostra storia, i nostri destini, così come i nostri vizi, le grandi occasioni mancate, gli intollerabili sprechi. Cioè il territorio e il combinarsi dei fattori, delle opportunità e dei beni comuni e individuali che racchiude: l´unica fonte di un futuro che sopravviva al lungo tunnel che ci attende.

Territorio come luogo, ricchezza e ragione di una politica che pensa e progetta per istituzioni che valutano e decidono, con trasparenza, linguaggi e strumenti appropriati. Che mediano anche, ma al rialzo.
Istituzioni che tornano al centro della democrazia italiana e alla guida delle sue comunità locali per ridare testa e gambe a un´economia che ha perso il senso sostanziale ed etico della realtà e delle pubbliche responsabilità. E il governo del territorio è una «istituzione». Lo è come processo, come regole, come pubblico scegliere e pubblico amministrare, come capacità di esprimere bisogni, domande e opportunità insoddisfatte, e come capacità di piegare ad esse un mercato concorrenziale in quanto regolato e guidato dal piano pubblico. Governo del territorio come istituzione che sa costruire, per dirla con Carlo Rosselli, progetti di «volontà collettiva» e lo sa fare anche e proprio «... ai tempi del colera».

E´ un´urgenza di una comunità evoluta, che sa coniugare dinamismo sociale, equità, valori ambientali e paesistici e sa attrezzarsi per una nuova modernità. E dovranno farlo istituzioni che sanno ridarsi autorevolezza perché accettano i rischi e i bisogni di una nuova progettazione sociale. Il convegno annuale di Fiesole sulle «capacità territoriali» di questo si è occupato e ha lanciato nuove ipotesi di lavoro. Che partono tutte da un assunto essenziale. Non è finito il capitalismo. E´ finita l´epoca della rendita, nel’insieme delle sue dimensioni finanziarie, politiche, culturali, come colossale illusione di ricchezza «gratuita» capace di autoalimentarsi senza il valore reale del lavoro, del’impresa, della conoscenza. A un simile ripensamento la Toscana, nel suo piccolo, ha delle cose importanti da dire. Oggi il Pit (il piano territoriale della Regione) sembra fresco di tipografia, anche e proprio nelle sue opzioni più inusitate: gli statuti come agende, le invarianti come sistemi di opportunità, l´efficacia come metodo di scelta, il piano pubblico come volano della concorrenza per il mercato. Energia, acqua, rifiuti, mobilità, ricerca, casa, manifattura, turismo, commercio, servizi alla persona e alle imprese, come temi del piano pubblico che alimenta la progettazione privata. La sua realizzazione implica una politica che esca di bottega e voglia navigare in mare aperto, con la forza del patrimonio territoriale che ha davanti a sé.


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