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Il marketing locale non è un'utility

di Massimiliano Ateli - ItaliaOggi
Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.


Niente affidamenti sull'attività di promozione territoriale.


Il marketing territoriale non rientra fra i servizi pubblici locali. È questa, in sostanza, la conclusione cui è giunta (provvedimento As567 del 23/7/2009) l'Autorità garante della concorrenza e del mercato, pronunciatasi, in sede di parere richiesto ai sensi dell'articolo 23-bis, comma 4, del decreto legge n. 112/2008, relativamente all'affidamento diretto del servizio di organizzazione di attività e iniziative volte alla promozione e alla valorizzazione delle risorse culturali ed economiche del territorio di riferimento.

Al riguardo, l'Autorità presieduta da Antonio Catricalà, ha ritenuto che, impregiudicata ogni altra valutazione sui presupposti di fatto e di diritto dell'azione amministrativa, i servizi in oggetto, in quanto aventi natura strumentale rispetto ai bisogni dell'amministrazione locale, non sono riconducibili alla categoria dei servizi pubblici locali di rilevanza economica di cui all'articolo 23-bis del decreto legge n. 112/2008, convertito nella legge n. 133/2008.

La vicenda riporta all'attenzione il tema del diffuso ricorso, da parte degli enti territoriali, all'utilizzo di risorse finanziarie proprie per la promozione del sistema territoriale (fra l'altro, per l'attrazione di nuove aziende sul territorio), adoperando quegli strumenti che favoriscono la crescita di competitività del territorio medesimo, sotto il profilo, anzitutto, del tessuto produttivo.

Ora, già in altra occasione si è fatto notare che promuovere il territorio (o meglio, come si usa dire, fare marketing territoriale) tende a favorire la creazione di ricchezza destinata ad essere redistribuita (anche a vantaggio degli stessi territori che la generano, nella prospettiva, a tendere, di un federalismo fiscale «perequato»), anzitutto attraverso la fiscalità generale (per l'incremento del gettito che può assicurare). E che attrarre nuove imprese o stimolare la domanda di mercato può inoltre voler dire creazione di occupazione (in via diretta, e nell'indotto), laddove essa manchi o risulti insufficiente.

Una questione di liceità di siffatta attività, almeno se impostata in astratto (cfr. Corte dei conti, sez. I, sent. n. 346/2008), non ha dunque più ragione di porsi. Ciò premesso, la decisione dell'Autorità garante rilancia invece oggi, per il marketing territoriale, un problema diverso ed esso pure non banale, di classificazione (con le connesse implicazioni, non solo di ordine concettuale), che per vero appare aperto anche con riguardo a tipologie di attività più risalenti nell'esperienza amministrativa del nostro paese (si vedano, le sentenze della Corte di cassazione, sezioni unite, 27/5/2009, n. 12252, e il provvedimento As569 del 27/8/2009 dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato).

In termini netti: una volta escluso (come appare corretto opinare, in effetti) che si tratti di attività riconducibile alla gamma dei servizi pubblici locali, nell'alternativa fra funzione amministrativa e servizio pubblico (ancorché non locale), l'attività di marketing territoriale come va a collocarsi all'interno del sistema amministrativo? Il quesito non è eludibile e la risposta non è scontata. Quel che appare certo è che dalla classificazione in un senso o nell'altro discendono conseguenze anche molto diverse, sotto il profilo operativo.

Resta, allora, l'urgenza di sviluppare finalmente, e fino in fondo, una discussione approfondita sui contenuti e i confini della nozione di servizio pubblico (e, di riflesso, sui tratti distintivi rispetto a quella di funzione amministrativa). Non sembra il caso di indugiare oltre, per non privare il sistema delle comunità locali e quello economico delle risposte che da tempo attendono.

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