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Il mondo riparte dal Sud

di Sergio Governale - Il Denaro
Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.


Raccolta di saggi: Qui nascono i cambiamenti significativi


Il futuro riparte dal Sud, perché è qui che nel mondo contemporaneo "si verificano i cambiamenti più significativi". Ne sono convinti economisti, sociologi, storici, antropologi, giuristi, politologi, letterati e "ibridi transdisciplinari" di diverse nazionalità, che hanno discusso nel giugno del 2006 sul tema "Come studiare i Sud?" in un workshop in Calabria.

Il frutto degli interventi è condensato in una raccolta intitolata "I Sud: conoscere, capire, cambiare", edita dal Mulino, a cura di Marta Petrusewicz, Jane Schneider e Peter Schneider, rispettivamente professore di Storia moderna presso la City University di New York e l'Università della Calabria, emerito di Antropologia presso la City University di New York Graduate Center ed emerito di Sociologia e Antropologia presso la Fordham University.

Il libro privilegia, in un certo senso, il "caso Italia" e questo per una serie di ragioni. E' stata proprio l'Italia il luogo storico dove il Sud è stato concettualizzato come oggetto di studio. E' stata in parte la geografia stessa a dettarlo: quando le molte regioni italiane si sono unite nel 1861 in uno Stato comune non c'è stato abbastanza spazio per scoprirvi variazioni Est-Ovest o per classificarle in un modo diverso da quello del Nord-Sud, intermezzo da qualcosa chiamato "Italia centrale", sostengono gli studiosi. Né le frontiere della nuova nazione, prevalentemente marittime e ad eccezione del Nord-Est non contestate, avrebbero potuto sfidare l'emergente opposizione binaria "Nord-Sud" come l'indicatore sommario di livelli contrastanti di sviluppo: il progresso settentrionale verso il capitalismo industriale e il liberalismo politico sotto una monarchia costituzionale, contrapposto al clientelismo e all'arretratezza meridionale.

Tale arroganza e ignoranza amplificano ancora il disrispetto insito nelle opposizioni binarie, il cui messaggio discorsivo appena velato è di porre i due poli in un rapporto gerarchico: "il Nord sopra il Sud", si legge. Non c'è da stupirsi, quindi, che tanto l'Italia quanto gli studiosi stranieri di cose italiane abbiano prodotto una straordinaria quantità di riflessioni e di analisi dell'opposizione Nord-Sud, enfatizzando le esperienze e i significati di quel Mezzogiorno interno. Ogni disciplina, dalla linguistica e critica letteraria alla storia contemporanea, alle scienze sociali (politologia, economia, geografia, antropologia) vi ha contribuito, in un modo o in un altro.

Questa profonda e influente esperienza italiana nella costruzione dell'opposizione binaria Nord-Sud è palese in ciascuna delle quattro parti in cui si divide il libro; infatti una parte, la terza in particolare, nel suo insieme sorprendentemente fiduciosa, è espressamente dedicata alle politiche di sviluppo verso il Mezzogiorno.

In questa scrive, fra gli altri, Andrea Pisani Massamormile in quanto studioso di diritto e presidente di una grande banca meridionale, Banca Carime. Lo studioso riflette sugli effetti perversi del principio dell'uguaglianza davanti alla legge quando applicato a situazioni culturali diverse. La stessa "fissità" della norma di legge,dettata da questo principio spesso non tiene conto delle diverse realtà su cui è destinata a incidere. Quando si chiede che il Sud rispetti le regole del gioco, si dimentica che il gioco delle regole può avere effetti micidiali per il più debole.

E così certe recenti riforme hanno prodotto effetti fortemente disomogenei tra Nord e Sud. Ad esempio, la legge fallimentare, che distingue tra grandi e piccole imprese, finisce per penalizzare nei fatti gli artigiani del Sud; o la nuova, astrattamente buona, disciplina che regola le società per azioni, nella realtà non è applicabile al Sud e finisce per aumentare il divario con il Nord; o la scomparsa delle banche del Sud, "salvate", cioè acquistate, dalle banche del Nord. Potrebbe darsi, conclude Pisani, che il modello economico del Sud italiano non sia in astratto perdente, ma solo coerente con una diversità che non è stata tutelata. E invoca una legislazione che, per produrre risultati economici ugualmente benefici in regioni differenti, prenda in considerazione la diversità delle condizioni locali e i retaggi delle loro diverse traiettorie storiche.
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