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Il verde è oro

di Elio Silva - Il Sole 24 Ore

Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.

L'impresa etica. La spinta di Sodalitas con i suoi 75 grandi soci.

Si scrive di responsabilità sociale, si legge sostenibilità e vantaggio competitivo.

Si scrive responsabilità sociale, si legge sostenibilità. Dopo anni di dibattito concettuale e pluralismo lessicale, con una selva di definizioni e distinzioni derivate per lo più dal debito verso la matrice anglosassone ( la Corporate social responsibility o Csr, diventata Rsi in italiano), le strategie d'impresa trovano ora un aggancio univoco nella più radicata e classica delle vocazioni, l'attenzione verso i dipendenti, il territorio e l'ambiente.

Non ancora un porto sicuro, come è naturale, perché la sostenibilità non è di per sè una formula magica che apre le porte dei mercati e fa piovere utili. Ma quanto meno il modo più autentico di fare impresa e, soprattutto, l'unico in grado di prenotare un futuro alle nuove generazioni.

Per cui il top management si va stabilmente posizionando sull'adesione ai valori del Green to gold, come suggerisce il titolo del saggio che tanto sta facendo discutere negli Usa, nel quale Esty Daniel e Winston Andrew spiegano come utilizzare una lungimirante strategia ambientale per innovare, creare valore e acquisire vantaggio competitivo.
Chi volesse conferma del trend, la può agevolmente trovare in un evento di elevato valore simbolico quale il Sodalitas Day del 26 aprile a Milano, evento celebrativo del quindicesimo anniversario dell'omonima fondazione.

L'esperienza di Sodalitas è di rilievo sia perché, dal 1995 a oggi, questa realtà ha fatto da battistrada alle migliori "buone pratiche" nel nostro paese, sia perché le 75 imprese riunite sotto il vessillo della Fondazione rappresentano per fatturato il 25% del Pil nostrano, con una significativa presenza di tutte le diverse tipologie, dalle Pmi alle grandi, fino alle multinazionali.

Nella circostanza del Sodalitas day, l'attenzione è focalizzata sull'impegno comune di imprese e organizzazioni per uno sviluppo sostenibile. Non a caso, la presidente della Fondazione Sodalitas, Diana Bracco, ricorda che questo tema «ha una grande importanza strategica non solo per la Fondazione, ma per l'intero paese» e rileva che «i rapporti tra imprese e società si stanno modificando profondamente, all'insegna di una crescente attenzione reciproca». Segnalando per il futuro quattro campi d'azione privilegiati: il mondo del lavoro, con un'attenzione particolare ai giovani, ai percorsi di integrazione e alle pari opportunità; l'inclusione e la coesione sociale, attraverso un coinvolgimento più attivo delle imprese nella comunità; l'ambiente e i relativi percorsi di sostenibilità, per finire con le sfide del mercato, affrontate con trasparenza nelle relazioni e correttezza nelle politiche di concorrenza.

Si va facendo strada con chiarezza il rimando alla lezione delle aziende "illuminate" del nostro passato, in particolare alla cultura olivettiana, più attuale che mai nel suo portato di attenzione verso le persone e la comunità.
Soprattutto in una fase di crisi economica che ha condotto molte aziende a chiudere i battenti o a ristrutturare le strutture, con ricorso agli strumenti degli ammortizzatori sociali. In fondo,tra l'imprenditorialità quotidiana dell'era olivettiana e le odierne strategie di molti gruppi la distanza non è poi così abissale, come rileva un'indagine condotta da GfK Eurisko, relativa al punto di vista dei numeri uno di 44 imprese associate a Sodalitas sul futuro della responsabilità sociale.

«Non c'è dubbio –commenta Paolo Anselmi, vicepresidente di GfK Eurisko e curatore della ricerca – che la Csr sia oggi una scelta obbligata, una priorità, l'unico modo per stare sul mercato ed essere competitivi. Non più, quindi, un'opzione accessoria, come quando si facevano investimenti in filantropia essenzialmente per migliorare la propria immagine».

La crisi degli ultimi due anni non solo non ha scoraggiato, ma pare, anzi, aver favorito il coinvolgimento sul fronte della sostenibilità, rafforzando la convinzione che la strada sia quella giusta.
Tanto che è stato più volte citato, dagli intervistati dell'indagine Sodalitas-GfK Eurisko, il saggio Green to gold (che ha ispirato anche questo Rapporto Sviluppo sostenibile, monografico sulla responsabilità sociale d'impresa).
Le tesi, semmai, divergono sul momento del "ritorno economico": alcuni prevedono che un impegno serio possa comportare una riduzione dei profitti a breve, a fronte dei benefici futuri; altri sottolineano invece i vantaggi anche immediati, dal risparmio energetico al maggiore commitment dei dipendenti.

L'elemento umano della Csr, o sostenibilità che dir si voglia, resta sempre il perno di ogni strategia. Non a caso, il presidente di Assolombarda, Alberto Meomartini, nel libro che celebra l'anniversario di Sodalitas, scrive che «le buone idee hanno gambe e camminano, ma solo quando ci sonopersone di buona volontà a raccoglierle e a farle camminare».

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