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In bici nelle periferie? Un'illusione
di Matteo Meneghello - Il Sole 24 Ore
Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.
Il riscatto (sulla carta) è affidato alla "greenway": 14 km da Garibaldi a Rho
Sarà anche green. Ma di verde,per il momento, c'è ben poco. La greenway (letteralmente: strada verde), la pista ciclabile che in occasione dell'Expo collegherà la stazione di Porta Garibaldi con i padiglioni della Fiera di RhoPero, in questo momento esiste solo sulla carta, nella testa degli ideatori del progetto. Percorrerne l'itinerario oggi è un lavoro di immaginazione, uno zig-zag tra vecchie cattedrali del lavoro, nuovi palazzi, tubi di scappamento di automobili poco propense a condividere il proprio tragitto con un mezzo lento, per di più a due ruote. Una enorme metafora della mobilità ciclistica milanese, ferma all'anno zero. Ma anche un tentativo, se si vuole, di comprendere sul campo, con la testa e con i muscoli, la Milano che verrà,cogliendo l'opportunità offerta da un percorso che punta a collegare in un'unica soluzione alcuni tra i principali cantieri che stanno rivoluzionando la zona nord ovest della città. L'Expo e le piste ciclabili, in fondo, oggi hanno in comune proprio questo: se ne parla molto, ma al momento sono ancora esercizi cerebrali.
Il progetto
Alla notizia dello stanziamento, per la greenway, di una somma di 6,5 milioni di euro nel piano triennale di opere pubbliche della Provincia di Milano, sono stati in molti a storcere il naso. Lo stato di salute della mobilità ciclistica milanese è sotto gli occhi di tutti: tronconi di pista interrotti, spesso in cattive condizioni, realizzati a macchia di leopardo. Quello di cui la città ha bisogno è una rete articolata urbana, non certo un asse di 14 km tra Garibaldi e Rho che, al massimo, potrà essere utile a qualche olandese in visita all'Expo nel 2015. La greenway studiata da Milano Metropoli, però, è in realtà un'opera molto più ambiziosa. Una lettura del progetto più approfondito rivela che l'obiettivo dei promotori è saldare idealmente Ticino e Adda.
Da questo punto di vista i 14 chilometri allo studio sarebbero quindi un corridoio urbano in grado di porre Milano come baricentro di un asse di circa 80 km che corre lungo i territori di 33 comuni diversi e 10 parchi. Non è poco.
Il percorso
Il modo migliore per capire come funzioni il piano è mettersi in sella a una bicicletta. La partenza ideale è fissata dai progettisti sotto il Palazzo Lombardia. Qui, a pochi passi dalla stazione della metropolitana di via Melchiorre Gioia, la pista ciclabile è già disegnata. La sagoma della nuova sede della Regione, ancora in fase di completamento, è imponente: saranno previste rastrelliere per i dipendenti che sceglieranno la bicicletta come mezzo per raggiungere il posto di lavoro? Lasciato alle spalle Palazzo Lombardia, il percorso si dirige con decisione nell'area dei cantieri di Porta Nuova. A questo punto la strada ciclabile, nelle intenzioni dei progettisti, potrà tuffarsi nel quartiere Isola (da piazzale Lagosta a via Traù, passando per piazzale Segrino, via Bassi, piazza Fidia, via Lambertenghi, via Farini) o, alternativamente, passare sopra l'attuale tunnel (fino a poco tempo fa precluso alle biciclette). Si arriva a Garibaldi e poi al ponte di via Farini. Qui il corridoio ciclabile intende sfruttare al massimo la riqualificazione dell'ex scalo ferroviario che diventerà, pare, una sorta di central park meneghino. La pista prosegue così dritta fino a piazzale Lugano ( oggi però bisogna fare l'intero periplo del Monumentale oppure passare per viale Jenner), proprio a fianco dell'enorme palazzo delle Poste che nei prossimi anni dovrebbe essere demolito.
Da qui si passa, non senza qualche difficoltà (le indicazionidei progettisti sono ancora imprecise) attraverso un altro quartiere che attende una profonda trasformazione: la "goccia" della Bovisa, quell'area di 850 mila mq, a nord ovest del quartiere, racchiusa tra i tracciati ferroviari. Una zona un tempo occupata dalle Officine del gas e da altre fabbriche. Si corre paralleli al binario: qui una bella pista ciclabile sarebbe l'ideale, anche perchè offrirebbe l'occasione per riqualificare le zone vicine alla massicciata della strada ferrata. Qualche centinaio di metri più in là e si arriva nel cuore del progetto Bovisa-PolitecnicoMario Negri. Il paesaggio è cambiato: c'è più verde, ma anche una mobilità veicolare più snella e pericolosa: il caschetto è d'obbligo,e la mascherina è indispensabile.
Lasciato alle spalle il campus, la pista ciclabile intende sfruttare le opportunità offerte da due piani di iniziativa privata (Pii). Il primo è il Pii PalizziFattori, di fronte alla stazione ferroviaria di Certosa e a sud del nucleo storico di Musocco. Il secondo è il Pii Stephenson, una riqualificazione di 13 mila mq in un'area dove è prevista la realizzazione di due edifici a torre. I cantieri sono il vero paesaggio urbano di queste zone: braccia di gru, ponteggi, imbragature di interi pezzi di edificio. Dopo avere percorso la lunga via Stephenson, però, il più è fatto. Superato il cavalcavia dell'autostrada, c'è persino una discreta pista ciclabile: l'unico tratto già disegnato nell'intero percorso, se si esclude via Gioia e il cavalcavia Farini, da poco inaugurato ma già in principio di degrado.
Mancano poche centinaia di metri. In lontananza si scorgono i padiglioni della fiera, il traguardo finale. «Entreremo direttamente dal cardo» spiega con orgoglio Flavio Boscacci, docente del Politecnico di Milano, tra i curatori del progetto, riferendosi alla struttura dell'area Expo,ispirato all'accampamento romano. Con i tempi che corrono, però, è meglio non farsi troppe illusioni.
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