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Incontro con i testimonial di legalità

di Eleonora Delfino - Gazzetta del Sud
Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.


L'iniziativa consolida la collaborazione tra riferimenti e l'Usm.

Raccontare cosa vuol dire legalità a chi rischia di cadere nella trappola della criminalità, a quei ragazzi che vivono situazioni difficili, ma cercando a piccoli passi, di vincere la loro sfida nel rispetto delle regole. Il procuratore aggiunto Ottavio Sferlazza e il capo della squadra mobile Renato Cortese passano un pomeriggio con i ragazzi del circuito della giustizia minorile per parlare di legalità, democrazia e libertà. Un appuntamento che s'inerisce nel percorso che Usm, l'Ufficio servizi sociali per minori che fa capo al ministero della Giustizia, diretto a Giuseppina Garreffa e l'associazione "Riferimenti" hanno avviato per promuovere la cultura della legalità nell'ambito del progetto "Insieme". «Abbiamo pensato di avvicinare i ragazzi alle istituzioni, attraverso l'incontro con reali testimonial dell'impegno civile» spiega la Garreffa aprendo l'incontro.

«Parliamo di legalità non in maniera astratta» sostiene Adriana Musella "fondatrice" di Riferimenti che ricorda l'ormai prossimo appuntamento con la Gerbera gialla. Una ricorrenza che «vuole essere un messaggio di speranza e riscatto affinchè voi costruiate una società senza violenza» ribadisce la Musella rivolgendosi ai ragazzi che affollano la sala della sede di Riferimenti. Un traguardo non facile «in cui gli arresti da soli non bastano» parola di «sbirro» come si autodefinisce Renato Cortese.

«Bisogna che la gente faccia una scelta di campo chiara. Come ha fatto la Palermo degli anni '90 che inneggiava alle forze dell'ordine, che ci aspettava sotto la Questura dopo la cattura dei latitanti». In questo la città e il territorio reggino devono fare parecchia strada. «La vita dei mafiosi non porta ad un futuro, sono in pochissimi a guadagnarci e la manovalanza per poche centinaia di euro mette un ipoteca sul proprio futuro». Da dove ricominciare? Da una maggiore consapevolezza.

«In Calabria c'è totale sfiducia nei confronti dello Stato è questo che impedisce l'affermarsi della legalità». Cortese sottolinea il ruolo delle forze dell'ordine. «Noi siamo pronti al dialogo, non mettiamo solo manette. Vogliamo ascoltare e non i confidenti».

La testimonianza di Ottavio Sferlazza si snoda attraverso una serie di episodi, esperienze maturate nelle procure di Caltanissetta e Siracusa dove sono stati celebrati i processi delle stragi. «Penso al testimone che compiendo una scelta chiara ci ha consentito di arrestare il killer del giudice Levatino, sapendo di dover cambiare vita per questo» e ancora «al collaboratore di giustizia che ci permise di fare luce sulla strage in cui rimase ucciso il giudice Chinnici e ancora a Libero Grassi l'imprenditore che ebbe il coraggio di non piegarsi al racket». Sintomi «di una società civile cresciuta culturalmente. Una reazione che non fu solo l'onda emotiva di ribellione dei siciliani all'era delle stragi, ma una presa di coscienza da parte della gente. Ogni no alla 'ndrangheta è destinato a moltiplicarsi e non ci sono più alibi, non si può più continuare a dire "chi me lo fa fare". Ciascuno deve fare la sua parte nella consapevolezza che serve una nuova moralità per affermare la democrazia, senza la quale non può esserci libertà e legalità che significa quindi uguaglianza».

Considerazioni che prendono corpo nel video "Scacco al re", un documento sulla cattura di Provenzano che alimenta la curiosità dei ragazzi. «I giovani sono spesso affascinati da questo mondo – dice la Garreffa – ma devono fare attenzione a non diventare facile preda e diventare così manovalanza della criminalità. Quello che agli occhi di un ragazzo potrebbe sembrare un gesto "eroico", si potrebbe rivelare una trappola. Insomma dovete stare attenti alla manipolazione che molti adulti esercitano sulla vostra adolescenza».
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