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Jean-Luc Nancy nella città teatrale
Ilaria Urbani, La Repubblica (Napoli)
Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.
Parla il filosofo francese che presenta al Mercadante il suo libro "Corpo teatro"
"Napoli è capace di produrre relazioni. Potrebbe dire a chi la dirige: più sobrietà"
Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.
Arriva a Napoli Jean-Luc Nancy tra i filosofi francesi più prestigiosi, con Foucault, Derrida e Deleuze. Teorico dell´"essere singolare plurale", il pensatore di Bordeaux, classe 1940, professore emerito dell´università di Strasburgo, presenta alle 11 al teatro Mercadante la prima edizione europea del suo libro "Corpo teatro", edito da Cronopio. Sarà introdotto dal direttore dello Stabile, Andrea De Rosa.
Professor Nancy, l´anima teatrale di Napoli è stata sempre considerata come la disperata velleità della città a mostrarsi. Come possiamo definirla alla luce delle sue teorie del "mondo come teatro"?
«Non posso definire Napoli, ma pensarne qualcosa. Credo si esprima su un teatro, anzi come un teatro. Napoli è il suo stesso teatro. E´ un pò il tema del mio libro. Il nostro corpo è un teatro molto più che un ente che si mette in scena nel mondo».
A Napoli, ogni aspetto della dimensione sociale, è vissuto in maniera collettiva e, a tratti anarchica, producendo dei modelli di coesistenza spesso inediti...
«Una grande città si esibisce, soprattutto. Ma non credo che Napoli sia diversa da altre, e non mi piace esagerare con i ruoli fissi come Napoli città disperata. Un´antica capitale nasce per mostrarsi; ma, mentre San Pietrobrugo è sorta solo per scopi monumentali, Napoli ha una storia più complessa. Ed è aperta, capace di produrre relazioni. Di che tipo siano, malavitoso o virtuoso, non può coinvolgere la filosofia».
Napoli da tre anni ospita per un mese il festival nazionale del teatro che tende a riprodurre sulla scena aspetti e peculiarità della città. Sembra quasi un esorcismo. Il teatro può essere un esercizio di libertà per il corpo alla ricerca della verità intima?
«Mi sembra una consacrazione perfetta. Ma come Shakespeare consigliava agli attori dell´Amleto di non esagerare dando nella stessa rappresentazione delle linee della sua idea di teatro, Napoli potrebbe dire ai suoi dirigenti: più sobrietà. Perchè la teatralità è comunque diversa dal teatro in quanto arte. E una città naturalmente teatrale, potrebbe esserlo artisticamente meno».
Come spiegherà il suo libro a una platea trasversale come quella del teatro Mercadante?
«Il teatro è identificazione. Attori, tempi, battute: tutto si fa per mostrare una presenza. Si entra in scena, si parla, si esce. E le parole hanno tempi precisi e una loro autonomia. Sono tante presenze in lotta: in questo senso è la più ambigua delle rappresentazioni del reale, la più forzata».
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