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L'Italia scopre l'altra Cina

di Luca Vincinguerra - Il Sole 24 Ore

Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.


Chongqing. Megalopoli più grande del pianeta. Epicentro della urbanizzazione cinese. Antico porto fluviale. Storico crocevia degli scambi commerciali tra Est e Ovest. Roccaforte dell'industria pesante. L'Italia che produce, l'Italia degli imprenditori coraggiosi, l'Italia alla ricerca di un modello di sviluppo compatibile con l'economia della globalizzazione, sceglie Chongqing come prima tappa della missione di sistema in Cina, che nei prossimi giorni toccherà anche Shanghai e Pechino.

Ieri una folta delegazione tricolore guidata dal ministro del lavoro e delle politiche sociali, Maurizio Sacconi, e composta da Confindustria, Abi, Ice, è sbarcata nella città simbolo dello sviluppo economico prossimo venturo del selvaggio West cinese. Con un obiettivo preciso: spiegare a quella parte della Cina rimasta finora ai margini della modernizzazione (un fenomeno di cui ha beneficiato prevalentemente la fascia costiera del paese) cos'è l'Italia, e cosa il suo sistema produttivo può offrire al tessuto economico locale.

Spingersi a Chongqing è stata una scelta coraggiosa, che probabilmente non darà subito risultati immediati, ma che tuttavia rappresenta un'impostazione lungimirante delle relazioni future tra Italia e Cina. «Le missioni di sistema vanno bene, ma serve un cambio di passo – ha detto ieri Paolo Zegna, il vicepresidente per l'internazionalizzazione di Confindustria che ha guidato la delegazione imprenditoriale italiana nella prima tappa di Chongqing –. Soprattutto in paesi come la Cina, che cambiano molto velocemente, dobbiamo saper innovare le nostre modalità e strategie di internazionalizzazione».

Sebbene semisconosciuto oltre la Grande Muraglia, questo ciclopico agglomerato urbano disteso sulla confluenza dei fiumi Yangtze e Jialing è grande quanto l'Austria e ospita 32 milioni di persone. Di queste, circa la metà vivono nell'area urbana vera e propria. La parte restante coltiva la terra, ma anela a trasferirsi in città. L'enorme pressione esercitata su Chongqing dalle genti rurali provenienti da tutto l'Ovest cinese porterà la popolazione della Municipalità (nel 1997 Chongqing si è staccata dalla Provincia del Sichuan ed è diventata un'entità amministrativa autonoma come Pechino, Shanghai e Canton) a 40 milioni di anime entro il 2020. Chongqing è interessante anche per la sua lunga tradizione manifatturiera. Promossa temporaneamente a capitale della Cina da Chiang Kai-Shek durante la Seconda Guerra Mondiale, dopo la rivoluzione comunista Mao trasformò Chongqing in una delle roccaforti dell'industria pesante cinese. Forte di questa eredità, una decina di anni fa la metropoli è diventata il fulcro della politica del "Go West" varata dal Governo cinese.

Sulla città si è riversata una montagna d'investimenti pubblici (circa 400 miliardi di dollari) che ne ha cambiato la fisionomia e le prospettive. Il rapido sviluppo infrastrutturale e le politiche d'incentivazione promosse da Pechino hanno catalizzato su Chongqing un enorme flusso di investimenti domestici e stranieri. Così la municipalità è riuscita a consolidare la propria posizione di roccaforte occidentale dell'industria pesante cinese, diventando la capitale della produzione di motociclette, il terzo polo nazionale per la fabbricazione di automobili, e un insediamento obbligato per la siderurgia, la meccanica, l'agroalimentare e la chimica di base.

È agli imprenditori di questa città, bramosi di rompere l'isolamento geografico e culturale che li separa dal resto del mondo (e per certi aspetti anche dalle grandi città cinesi della costa orientale), che ieri il sistema Italia ha rivolto il suo messaggio.

La risposta è stata entusiastica. Centinaia di uomini d'affari locali sono accorsi al King World Conference Center per partecipare al seminario "Fare affari in Italia e opportunità di investimento" e ai quattro dibattiti tematici per esplorare le opportunità di collaborazione tra i due paesi nei settori automotive, energia-ambiente, meccanica e beni di consumo. Una partecipazione attiva e curiosa che, nel pomeriggio, si è trasferita ai banchetti del "B2B" sui quali le imprese italiane aderenti alla missione hanno incontrato le loro controparti cinesi per valutare eventuali opportunità di business.

Il vice ministro allo sviluppo economico, Adolfo Urso, ha annunciato la firma di due accordi. Italia e Cina hanno costituito il primo distretto agroalimentare sino-europeo attraverso la partecipazione al 50% al progetto "Chongqing Agricolture Ltd Co-Twb Sistema Italia", il primo nella genetica di allevamento con la vendita ai cinesi di 6 milioni di maiali di razza ibrida. Il secondo accordo prevede il trasferimento del know how ai cinesi per la realizzazione di una piccola vettura ibrida. I dettagli saranno resi noti nei prossimi giorni.

«Venendo a Chongqing, abbiamo fatto un primo lavoro di semina. Ma in futuro dovremo tornarci, magari con un obiettivo più circoscritto – ha osservato Paolo Zegna –. Per garantire continuità e per rispondere in modo concreto alle esigenze dei nostri imprenditori, infatti, dobbiamo pensare a missioni più snelle, più veloci, con numeri più piccoli. Missioni più specifiche, magari tarate sulle filiere produttive, o su pochi settori, anche uno solo. Dobbiamo renderci conto che la rapidità con cui cambiano i mercati richiede anche a noi uno sforzo ulteriore in termini di flessibilità».

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