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L'Università secondo Ranieri "Bene lo Statuto ora il Politecnico"
di Michela Bompani, La Repubblica
Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.
Non si può pensare che i tacchini siano felici di partecipare al pranzo di Natale: il nuovo statuto dell' ateneo di Genova segna la fine dei corsi di laurea, assemblaggio degli interessi delle categorie di docenti. Ecco perché qualcuno rema contro, ad esempio alcuni presidi.
Finalmente, invece, parte a Genova l' università dell' autonomia: Andrea Ranieri, assessore alla Cultura del Comune di Genova e membro del consiglio d' amministrazione dell' ateneo entra a piedi giunti nella riforma della "governance", firmata dal rettore Giacomo Deferrari. Rilancia con forza il progetto del Politecnico del mare, mette in discussione le sedi decentrate dell' università, invoca un legame stretto con il territorio e mette in guardia su un punto, ancora da chiarire, della riforma: «Le "scuole", in cui confluiranno le facoltà, saranno dei blocchi rigidi, oppure, come spero, diventeranno i luoghi in cui esercitare e "spingere" l' autonomia?».
Una bozza di statuto è stata presentata a tutto il mondo accademico, lunedì scorso, dal rettore Deferrari: si tratta di "un' opera aperta", cui professori, ricercatori, tecnici, studenti sono stati invitati a dare un contributo (il testo è sul sito dell' Università: www.unige.it ).
Assessore, funzionerà la riforma Deferrari?
«Ha due cardini importanti: autonomia e integrazione disciplinare. E' un tentativo serio e vero - il primo in Italia in un ateneo medio-grande - perché l' università di Genova compia un salto di qualità. L' integrazione invece riguarda "l' unificazione" di didattica e ricerca e la convivenza di diverse discipline all' interno della stessa "scuola"».
Sono in molti ad avere perplessità, in ateneo.
«Le resistenze dei presidi di facoltà sono legittime, ma sono l' ennesima dimostrazione dell' autoreferenzialità, che ha bloccato il sistema universitario in Italia».
Il Comune entrerà nella consulta, con altri enti locali e gli sponsor: è d' accordo? «Creerà il rapporto con il territorio locale, da cui nasce l' eccellenza che va esportata nel mondo. Lì si progetteranno i percorsi didattici che terranno conto delle imprese. Un modello sono i corsi di studiolavoro dell' università di Ferrara: gli stage in azienda sono continui per tutto il periodo di studi».
Qualcuno contesta il "potere assoluto" che avrà il rettore.
«Nel nuovo sistema c' è, vero, una forte azione del rettore, che però viene altrettanto fortemente sottoposta a valutazione. E' ciò che ci vuole. La valutazione è sempre mancata all' università».
C' è qualcosa che non la convince nella riforma?
«Le "scuole" devono ancora essere definite: a loro va garantita l' autonomia più avanzata. Il Politecnico deve nascere qui».
Il Politecnico?
«Non deve essere un' etichetta nuova per Ingegneria, ma un crocevia di eccellenze. Lo vedo dentro gli Erzelli, deve essere in rete, e in concorrenza, con Torino e Milano: Genova può puntare su mare, robotica, automazione. E logistica: qui c' è il porto, un grande laboratorio a cielo aperto sulle trasformazioni globali del settore».
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