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La città del futuro
di Maria Cucinella* - Il Corriere della Sera (Edizione Milano)
Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.
Qualcuno si domanda ancora ingenuamente «quale sarà la città del futuro?», come se il futuro fosse ad un tempo misurabile e prevedibile. Le recenti vicende milanesi nascondono delle (almeno apparenti) ingenuità, che nascono in un momento in cui ci stiamo lasciando alle spalle una visione di città cresciuta per edifici, per entrare in una visione ecologica in cui la città è ricerca di un nuovo rapporto con lo spazio pubblico.
La sempre crescente domanda di natura nei centri urbani è anche sintomo della ricerca di un rapporto sicuro con la natura stessa, un rapporto con una natura «addomesticata». A Milano i raggi verdi di Andreas Kipar aprono ad una visione concreta di questa nuova relazione, che non è più fra abitanti e aree verdi, ma fra abitanti e territorio. La definizione di una nuova idea di porta di città che, invece che guardare verso il centro difendendo dall'esterno come nel Medioevo, guarda verso le periferie come a una nuova opportunità, come un'apertura, va in questo senso.
Il crescente bisogno di rendere lo spazio pubblico veramente «pubblico», magari anche un po' meno regolamentato, introduce ad un nuovo e più forte rapporto fra città e abitanti. In questi spazi possiamo creare le condizioni per una nuova visione della città del futuro, sempre più vicina all'immagine di una città che lasci un po' di posto alla natura, della quale dobbiamo prenderci cura. In questo rinnovato rapporto dovremo ripensare a una nuova visione della tecnologia che più che predominante e arrogante ritrovi un equilibrio non nella impiantistica faraonica ma nella materia per lasciare spazio alla conoscenza del costruire.
L'Expo 2015, fortemente voluto dal sindaco Moratti, che toccherà nella sua concezione due temi vitali per il futuro quali l'alimentazione e l'energia, dovrà essere occasione per sviluppare politiche e metodi più democratici e trasparenti, per la tutela delle nostre diversità. Si facciano i concorsi per la ricerca e lo sviluppo delle idee e si raccolga questo grande patrimonio come granaio di conoscenza. E che Milano diventi custode di tutto ciò. Questi sono i primi semi da piantare in un orto globale, in cui solo la cultura e la conoscenza ci salveranno dalla fame. Non lasciamo che la cultura dipenda da logiche speculative.
Stiamo passando dall'ambizione di discutere grandi temi come il problema dell'alimentazione nel mondo al non riuscire a percorrere nemmeno una strada semplice come quella della democrazia. Stiamo passando dall'arroganza del sapere (tutto da dimostrare) dei pochi, caratterizzata da una visione più aristocratica che democratica, al vuoto di idee. Si tratta di accettare una sfida creativa, non di proporre palliativi estetici. Purtroppo spesso si lavora sul futuro con vecchi metodi, senza nemmeno accennare ad una reale innovazione. Oggi gravitiamo attorno ad una unica visione dell'Expo, rinunciando a condividerne ed esercitarne altre molto utili alla realizzazione di un progetto più completo. Non ci sono scuse che tengano e il problema non sono i tempi, né i fondi. Le ragioni delle difficoltà sono, purtroppo, nel sistema che non vede oltre i propri piccoli interessi. Ed è ora di cambiare.
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