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La Puglia penalizzata da troppe barriere

Il Sole 24 Ore (Sezione Economia e Imprese)

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INTERVISTA Cristina Coppola Vicepresidente Confindustria.

Il Mezzogiorno deve poter trasformare in opportunità quello che oggi è un tallone d'Achille: la debolezza delle infrastrutture. «Penso per esempio al ruolo fondamentale che ha la Puglia, con le sue grandi centrali e con la sua politica attenta alle fonti rinnovabili di energia: mal collegata con il resto del Mezzogiorno, non riesce ad esprimere la sua potenzialità energetica», commenta Cristiana Coppola, imprenditrice dei settori del turismo e delle costruzioni, napoletana di nascita ma casertana di tradizione famigliare, vicepresidente della Confindustria per il Mezzogiorno.

Piace alle imprese questa riforma della Borsa elettrica?
Posso rispondere con un luogo comune di qualche tempo fa: cauto ottimismo. La riforma prevede la possibilità di ridurre le attuali sette zone elettriche in cui è divisa l'Italia in un massimo di tre macrozone, e non prevede l'eliminazione del prezzo unico nazionale. In altre parole, il mercato elettrico resta in sostanza nelle condizioni dello status quo. Il problema non è la ripartizione in zone energetiche, ma il fatto che le diverse zone sono chiuse, non si scambiano l'energia. Il nemico di ogni mercato sono le barriere.

La divisione nelle tre zone di prezzo elettrico da che cosa deriva?
Deriva da un problema di rete di alta tensione. Ci sono regioni che con generosità hanno ospitato nuove centrali elettriche, e penso in particolare a Campania, Puglia e Calabria. L'energia prodotta dalle sole Puglia e Calabria basterebbe per alimentare tutto il Mezzogiorno. Però quell'energia non riesce ad arrivare ai consumatori e le centrali spesso sono costrette a funzionare tra il 60 e il 70% della loro capacità.

È stata autorizzata la costruzione degli impianti ma poi le amministrazioni locali non hanno dato un impulso simile per quanto riguarda lo sviluppo delle reti di alta tensione collegati a quelle centrali. Tantissimi progetti di nuove connessioni sono bloccati. La soluzione?
Bisogna rimuovere i colli di bottiglia, per esempio individuando misure amministrative di semplificazione e velocizzazione per gli impianti più urgenti. E in qualche caso bisognerebbe prevedere interventi sostitutivi quando un'amministrazione locale non si sveglia.La mancanza di infrastrutture è un problema generale per le imprese del Mezzogiorno. È anche una questione di visione complessiva, di progetto. Abbiamo nuovi impianti di produzione di energia, ma le sole centrali non bastano: la lettura deve essere completa e integrata in tutti i suoi elementi. Le fonti rinnovabili di energia, per esempio, sono una grande risorse per il Sud ma gli investimenti non diventano un'opportunità se non vengono inserite in questo progetto integrato.

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