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Il luogo emblematico rimane il centro storico ma c'è anche la contrapposizione tra i contenitori culturali di due amministrazioni diverse.
Una città come Palermo possiede una forza che è anche il suo limite: ogni qualvolta se ne parla, se ne dice sempre troppo. O troppo poco, sottolineerà subito qualcuno. Ecco che l´ossimoro definisce nel contrasto il carattere di questo luogo, e non è da meravigliarsi se il libro che analizza con lucidità le trasformazioni sociali, architettoniche e culturali degli ultimi venti anni ha per titolo "Urban Cosmographies", ovvero pone in parallelo un´analisi strettamente locale con il respiro ampio dell´indagine aperta, che ha ad oggetto una struttura dinamica, complessa e articolata.
Il gruppo di studiosi che ha realizzato questa indagine, per molti versi pionieristica, è formato da Ola Soderstrom, studioso svedese docente di Geografia all´università di Neuchatel, Debora Fimiani, Maurizio Giambalvo e Simone Lucido, questi ultimi tre palermitani, giovani studiosi fondatori di "Next, nuove energie per il territorio", laboratorio di indagine socioeconomica attento alle più attuali emergenze culturali.
Il libro, edito da Meltemi, realizzato in collaborazione con le Fond National Suisse de la Recherche Scientifique e della Fondazione Banco di Sicilia, presenta i risultati di una indagine sulla città che svela molti cambi di rotta, ma anche un ridisegno delle geografie urbane, che nascono da modifiche del tessuto sociale ed economico.
Il periodo esaminato è quello compreso tra il 1992 e il 2009: un ventennio che ha dovuto fare i conti con molti e importanti avvenimenti, segnato dal crinale delle stragi mafiose. Ma in realtà l´analisi del libro prende in considerazione, seppur brevemente, anche il periodo degli anni Ottanta, con il primo esperimento di trasformazione della città - urbana, sociale, culturale, e non ultimo, d´immagine - avviato dalla giunta Orlando. E se c´è stato - e seppure diversamente c´è tuttora - un luogo emblematico delle geografie del cambiamento, questo è senza dubbio il centro storico. Ma in che modo è avvenuto, e quali sono stati i fattori che ne hanno determinato le modifiche?
I parametri di riferimento intersecano l´economia locale e globale con i dati del flusso turistico, l´assetto urbanistico con i cambiamenti sociali. Si è dunque ricostruita, come prima cosa, la biografia dei luoghi per un itinerario à rebours che permettesse di ripercorrere gli eventi legati agli anni appena trascorsi. Si è cercato poi di riflettere sul ruolo occupato dalla città in relazione ad un contesto cosmopolita, ponendosi la domanda: in che modo Palermo compete con le altre capitali europee?
Ancora una volta ad essere chiamato in causa è il centro storico. I beni storici della città, una volta riscoperti e recuperati, come vengono salvaguardati? L´analisi del meccanismo pone l´accento su un sistema normalmente diffuso, quello cioè del recupero di un bene architettonico, storico, o per lo più un ex spazio industriale, come accade generalmente nelle capitali europee, da riconvertire in spazio culturale. Si tratta di vedere se e in che modo la dimensione locale del patrimonio storico intercetta l´aspetto globale.
Si scopre così, per quanto riguarda la città, che la globalizzazione deve pur fare i conti con una serie di regole particolari, per cui il progetto di recupero, una volta concluso, porterà i segni paralleli dell´invenzione - proiettata verso un tempo presente - e della regola, che ricuce in qualche modo con il passato. Tra i progetti presi in tal senso in esame c´è il Nuovo Montervegini, esperienza di recupero di un luogo storico adibito alla realizzazione di spettacoli e incontri, e il Teatro Garibaldi, dove l´elemento di fascino era l´aria sontuosamente délabré, nel progetto di recupero appena terminato sostituita dalla presenza di ferro e vetri. Se l´estetica della rovina ha connaturato il fascino della città per molto tempo, divenendo forte richiamo, specie per gli artisti, è pur vero che di questo fascino rischia di rimanere solo un totale senso di abbandono, specie per chi la città la vive giornalmente, e non da turista.
Per quanto riguarda i luoghi pubblici, spesso l´investimento ha tempi estremamente lunghi: può essere emblematico il caso del Foro Italico, avviato con la giunta Orlando e concluso con quella di Cammarata. E così se piazza Magione negli anni Ottanta appare una landa deserta, l´intervento del Duemila la mostra immersa in un inaspettato prato verde. La città attraversata da nuovi spazi registra la presenza di luoghi come Expa, Sant´Erasmo, Palab, Montevergini, che nascono in un primo momento quasi per contrapposizione a Spasimo, Cantieri, teatro Garibaldi e altri luoghi legati ad una connotazione "orlandiana". Un´antitesi inutile che danneggia gli uni e gli altri, tra aperture, chiusure improvvise, discutibili modalità di gestione e mancanza di una fruizione costante che finisce solo col procurare danni. Kals´Art versus Festival sul Novecento, per intenderci, anziché naturale prosecuzione di un progetto culturale.
L´analisi degli studiosi, nel momento in cui si concentra sul fattore economico, sottolinea immediatamente la forte presenza della mano pubblica, che diviene dato essenziale, e in moltissimi casi addirittura imprescindibile per vedere realizzate le opere. Casi a parte ce ne sono, come il Kalhesa, emblema positivo di imprenditoria culturale finanziato con fondi europei e poi mantenuto da privati. Altro dato che emerge, la mancanza di investitori esterni su Palermo.
Dice Simone Lucido: "Per questo studio, che ha visto una genesi lunga cinque anni, ci siamo dovuti confrontare con una serie di problemi legati anche al metodo. Le categorie, i luoghi da studiare, le connessioni anche inaspettate definivano contorni sfumati, e quindi difficili da teorizzare. Senza contare le difficoltà legate al reperimento delle fonti. Ma vogliamo applicare questo metodo anche ad altri luoghi". Nella stratificazione urbana, memoria e presente si contendono ancora spazi e rilievo: e la cultura dovrà sgomitare con la politica e i suoi mutamenti per trovare un suo spazio di autonomia che potrebbe costituire un´economia proiettata nel tempo.