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La questione meridionale

di Pippo Russo - La Repubblica
Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.


Così è stato fino all´alba degli anni Novanta. Allorché qualcosa è cambiato. È sorta un´altra Questione territoriale, quella Settentrionale. Alimentata all´interno di alcune fra le zone più dinamiche del paese, e avente come scopi il consumo in casa del proprio prodotto e una minore presenza dello stato.

Praticamente l´opposto del programma politico che ha ispirato il trattamento della Questione Meridionale. E che poi davvero corrisponda a verità la capacità dei territori settentrionali di far da sé e al riparo dalle protezioni dello Stato, è altro discorso. A contare è il fatto che la Questione Settentrionale si sia imposta nell´agenda politica dettando la propria visione delle cose al resto del paese (come è avvenuto con la riforma federalista), e che la sua narrazione abbia conquistato le sponde del senso comune fino a diventare un patrimonio pre-politico del discorso pubblico. A fronte di ciò, la Questione Meridionale è scomparsa. Non nel senso che sia stata risolta (essa è un irrisolto ontologico), ma perché è stata espulsa e resa innominabile. E del resto, travolti da una vulgata efficientista che coniuga anti-statalismo e anti-assistenzialismo, come pretendere di riproporre l´apoteosi dell´assistenzialismo e dello statalismo?

Ecco dunque la necessità di riproporre la stessa cosa in una formula diversa. Ingegnandosi a mettere in piedi un´operazione di manipolazione simbolica capace di mixare lo spirito del tempo e l´immutevole costume politico. Un altro format. L´assistenzialismo tramuta in declinazione solidale del federalismo, cioè in un nuovo spazio della mediazione in cui il disegno originario può essere fatto oggetto di negoziazioni e aggiustamenti; e lo statalismo si proietta oltre i confini dello stato per diventare dipendenza istituzionale e finanziaria dall´Unione Europea.

Rimane incompiuta la questione del territorio e della sua auto - percezione. Perché il Nord ha impiegato poche battute a capire d´essere il Nord; e invece i tanti Sud d´Italia hanno avuto, fin dalle origini, come sola urgenza quella di capire se ci fosse un altro Sud appena un po´ più meridionale d´esso. Quale cemento, per una vasta area geografica e culturale che sul parrocchialismo e sullo stato di minorità ha costruito il proprio divenire? Qui giunge l´invenzione del nuovo format per la Questione Meridionale. Il Partito del Sud. Uno strumento d´immediata fruibilità, nato per aggregare attorno a un interesse comune e annullare le differenze. Un´idea talmente geniale da provocare immediatamente gli spin-off.

Quanti Partiti del Sud esistono già prima che sorga quello originale? E soprattutto, chi potrà fregiarsi d´aver fondato il Partito del Sud-Alfa? Dài che c'è da divertirsi, specie per quella classe politica bipartisan in prima linea nella produzione di disastri remoti e recenti, ma già pronta a guidare la modernizzazione del Meridione. In fondo lo si fa attraverso un partito nuovo, no? E la recente storia d´Italia dice che a fondare un partito nuovo s´ottiene certamente di darsi una rinfrescata all´immagine. Guardateli, infatti, come sembrano tutti nuovi di pacca i signori delle tessere campani e i viceré e/o plenipotenziari di Sicilia. Belli tirati a lucido, nonché pronti a tagliare il nastro della nuova formazione. Il futuro gli appartiene, e quanto al passato ve lo cedono in comodato gratuito. Comprereste un partito usato da costoro?
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