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Lavorare con lentezza
di Federica Bianchi, L'Espresso
Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.
"Slow Economy" è il saggio in uscita di Federico Rampini. Racconta un mondo in cui la crescita del Pil non è più il parametro decisivo.
Il prodotto interno lordo americano risale del 3,5 per cento ad ottobre e mette fine non solo alla recessione economica, ma anche alle speranze di una vita più frugale. I bonus dei super manager sono inferiori agli anni precedenti, ma i loro salari di gran lunga superiori. I derivati sui mutui subprime hanno perso il loro appeal, ma sono stati sostituiti dalla compravendita delle assicurazioni sulla vita. Il prezzo del petrolio, dopo avere toccato i 40 dollari a barile, ha ripreso a crescere, convincendo le aziende petrolifere a fare rapida retromarcia nei loro piani sulle energie rinnovabili. Il mondo avrebbe dovuto cambiare. E, invece, è più o meno rimasto lo stesso vecchio imbroglione.
Eppure non è detto che la ripresa che abbiamo davanti, lenta e senza molte offerte di impiego, almeno fino al 2014, non possa indurre l'Occidente a imparare a vivere in modo più lento, più rispettoso dell'ambiente e meno ossessionato da indicatori economici, come il prodotto interno lordo, che nulla hanno a che fare con una vita soddisfacente. Anzi. L'Occidente, anche prendendo a prestito tratti caratteristici delle culture asiatiche, potrebbe reinventare il modo di concepire e misurare il benessere economico. Ha iniziato a farlo il premier francese Nicholas Sarkozy, dando mandato al premio Nobel per l'Economia Joseph Stiglitz di trovare un indice alternativo che tenga conto della felicità. Come avviene in Bhutan. In Italia a lanciare la proposta di uno stile di vita meno ossessionato dal consumismo è Federico Rampini, ieri corrispondente di 'la Repubblica' a Pechino, oggi a New York, con il suo ultimo libro 'Slow Economy Rinascere con saggezza', edizioni Mondadori. Nel farlo, invita il lettore a un giro nel continente asiatico - dalla Cina all'India, dal Vietnam al Giappone, fin dentro le case dei suoi abitanti, per carpirne i segreti, rivelarne i miti, narrarne le tradizioni e, soprattutto coglierne l'inesauribile ottimismo delle nuove generazioni.
I modelli per un futuro migliore non sono l'esclusiva di un'unica nazione. Si trovano frugando tra le contraddizioni di ciascuna e interpretando con sguardo innovatore soluzioni antiche. Nella vecchia Cina, per conservare la risorsa più scarsa e preziosa, si annaffiano le piante con l'acqua in cui si è fatto bollire il riso. Oppure si fa a meno degli umidificatori semplicemente stendendo i panni bagnati su stufe e termosifoni. Nella nuova India, l'entusiasmo dei trentenni d'oggi è trasmesso, insieme a una ferrea educazione, ai figli. Hanno pochi anni e già sanno che toccherà alla loro generazione ripulire il cielo grigio di mamma e papà. Nel tecnologico Giappone il premier Yukio Hatoyama ha consegnato ai democratici le elezioni di settembre ripetendo che il suo valore fondamentale era la fratellanza. Una parola desueta, certo. Ma nell'Europa dell'illuminismo, ha dato vita, imprescindibilmente dalle altre due, libertà e uguaglianza, alle moderne liberaldemocrazie europee. Perché, in fondo, come può essere utile a una società la creazione di sempre maggiore ricchezza a vantaggio di pochi se poi, nello stesso Paese, aumenta il numero di chi vive peggio?
Il capitalismo ha mostrato l'anno scorso il suo volto peggiore: occhi cinici su una bocca ingorda. E, infilata tra lividi e rughe, la debolezza delle sue istituzioni di controllo. Ma ha anche messo in evidenza l'incoerenza del capitalismo a stelle e strisce, sottolineando la resilienza di quello asiatico. Non è una casualità. Proprio in Asia si stanno costruendo modelli capitalistici alternativi a quello che ha dominato il secolo americano. Ibridi, certo. Ma capaci di guardare con attenzione anche alla nostra Europa, che in fondo è l'unica zona del mondo dove tanti aspetti del socialismo sono stati concretizzati senza fare ricorso a una rivoluzione. Il futuro è qui, nelle complesse interrelazioni tra Oriente e Occidente. Tra sospetti e incomprensioni. Passi avanti e tregue armate. La crisi economica che ha travolto il globo ha finito per accelerare lo spostamento del potere nel mani del binomio Usa- Cina, la potenza in declino e quella emergente. Alleati e nemici, costretti in un matrimonio fragile. Ma, almeno per il momento, indissolubile.
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