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Le buone pratiche della "periferia"
di Daniele Marini - Il Sole 24 Ore
Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.
Soprattutto, non s'intravede - almeno nel breve termine - una volontà pragmatica e sistematica di avviare simili processi. L'immagine dell'Italia è di una realtà bloccata, assillata sempre dagli stessi problemi, capace di realizzare grandi cose quando è di fronte a un'emergenza, quanto inadeguata quando si tratta di fare sistema nei progetti di lungo periodo.
La dizione "fare sistema" è divenuto un richiamo costante a mettere a fattore comune le risorse (sempre più scarse) disponibili, al fine di migliorare le performance di una comunità, di una pubblica amministrazione piuttosto che di un sistema produttivo. Ma, come tutte le invocazioni frequentemente ripetute, senza che si concretino in modo visibile, perdono di valenza e, nel discorso pubblico, si riducono a una mera evocazione, più spesso disattesa.
L'esperienza quotidiana, poi, testimonia quanto sia complicato e defatigante realizzare una sinergia fra soggetti diversi, ciascuno portatore di interessi specifici. Ciò non di meno, l'attuale fase rende, se possibile, ancora più impellente la necessità di ricercare un più elevato livello di coordinamento. Se a livello centrale ciò diventa una fatica di Sisifo, è più facile riscontrare una simile propensione fra quanti operano sul territorio.
Gli esempi di buone pratiche del fare sistema- pur con tutte le difficoltà del caso - non mancano: dal noto tribunale di Bolzano che, a normativa vigente, ha saputo dare efficienza alla propria struttura, ai Comuni della provincia padovana nel Camposampierese che si consorziano per una governance migliore e più efficace dei servizi; dall'innovativo "contratto di rete" fra le imprese dell'automotive, primo in Italia promosso da Unindustria Bologna, alle forme di coordinamento interassociativo fra le categorie economiche del bergamasco (che hanno anticipato di alcuni anni l'avvio del cosiddetto Patto di Capranica fra le associazioni degli artigiani e del commercio), fino all'intenzione degli atenei del Veneto di dare vita a un unico circuito universitario.
L'Italia vista dal basso, dai territori,dai sistemi locali, delinea un'immagine diversa di sé: più pragmatica, alla ricerca di soluzioni innovative. Una propensione che, complice la crisi, è oggi accentuata.
È la capacità degli attori sociali, economici e anche pubblici di individuare obiettivi e ricercare progettualità condivise, talvolta anche ridimensionando le aspettative e le peculiarità dei singoli a favore della comunità e della collettività. È il passare dalla competition fra attori, alla coopetition. Il percorso da compiere è ancora lungo e richiede un'opera di cambiamento culturale diffusa.Ma l'obiettivo vero è riuscire a imporre una simile prospettiva di azione nei luoghi decisionali a livello centrale.
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