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Le Province? Con più poteri
di Eugenio Buno - Il Sole 24 Ore
Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.
Le Province sopravviveranno anche laddove nasceranno le aree metropolitane. Magari mantenendo il semplice «ruolo di coordinamento dei servizi di area vasta». A confermarlo è il sottosegretario all'Interno, Michelino Davico, che sta lavorando al pacchetto di quattro provvedimenti (funzioni fondamentali e ordinamento degli Enti locali, città metropolitane, piccoli comuni e riforma della polizia locale) che comporranno il Codice delle autonomie e che il Governo punta a varare per metà novembre.
Che la Lega voglia "salvare" le Province non è un mistero. E la controprova è giunta ieri dal responsabile del Viminale, Roberto Maroni, che davanti all'assemblea dell'Upi ha dichiarato: «Io e tutta la Lega siamo a difesa delle province e se diciamo che non si aboliscono non si aboliranno».La vera novità allora è che neanche l'entrata a regime delle città metropolitane servirà a snellire il numero dei livelli di governo. Il perché lo spiega lo stesso Davico.
Fatta la premessa che «ogni area metropolitana va considerata a sé stante anche perché ciascuna punterà a essere diversa », l'esponente del Carroccio sottolinea come «i servizi attorno alle aree metropolitane per forza di cose s'intersechino con quelli dei piccoli Comuni limitrofi ». Da qui l'idea di lasciare alle Province il ruolo di «coordinamento » dei servizi stessi, a cui va aggiunta la redistribuzione delle funzioni che il primo –anche in ordine di priorità visto che è quello più direttamente collegato al federalismo fiscale – dei quattro Ddl in arrivo determinerà.
Per il sottosegretario all'Interno l'obiettivo è «un sistema dove i Comuni facciano i Comuni, senza deleghe o confusione di ruoli, le Province facciano le Province». Ciò significa, innanzitutto, «correggere o eliminare tutti quegli enti intermedi, tipo comunità, bacini o Ato, che oggi vanno a sovrapporsi ai Comuni » con questi ultimi che «non dovranno fare di tutto di più come oggi ma concentrarsi sull'erogazione diretta dei servizi ». E, in secondo luogo, restituire alle Province alcune competenze, ad esempio la promozione turistica, oggi svolte dai municipi (fatta eccezione per i Comuni più grandi, che continueranno a promuovere da soli il proprio brand).
Nel disegno di Davico, dunque, le amministrazioni provinciali dovranno rappresentare «identità di territorio, coordinamento di servizi e prestazioni di servizi di area vasta». Facendosi carico in prima persona della gestione di alcuni settori chiave come rifiuti, servizi idrici, trasporto locale ed energia.
Ma la Carta delle autonomie conterrà altri due provvedimenti: uno sui piccoli Comuni e l'altro sulla polizia locale. Sul primo punto, l'esponente leghista è convinto che al di sotto dei mille o dei tremila abitanti «vadano razionalizzati i servizi mantenendo la municipalità». Cioè che bisogna incentivare chi si aggrega per la gestione associata dei servizi, in modo da avere una struttura unica che serva più Comuni, e penalizzare chi non lo fa.
Ancora in una fase embrionale, invece, è la discussione sulla riforma della polizia locale. Un tema tornato di stretta attualità in questi ultimi giorni dopo episodi come quello che ha coinvolto i vigili urbani di Parma per il pestaggio del giovane ghanese Emmanuel Bonsu. Sul tavolo, per ammissione dello stesso ministro Maroni, c'è l'ipotesi di prevedere per gli agenti di polizia municipale un'adeguata formazione, eventualmente svolta dalle stesse forze di pubblica sicurezza. Sul punto, Davico non si sbottona e rinvia al testo del Ddl, quando ci sarà.
Il fine espresso è arrivare a fine mese con una " bozza" di articolato per tutti i provvedimenti. O almeno per il primo. L'idea di suddividere in quattro il Codice (che all'origine doveva contenere anche un quinto capitolo su Roma capitale, trasformato in emendamento al Ddl sul federalismo fiscale, ndr) nasce proprio dalla volontà di impedire che lo stop su uno si estenda anche agli altri. Dopo il confronto di merito con le autonomie locali, il testo (o i testi) arriveranno entro metà novembre al Consiglio dei ministri. Quindi in Parlamento, dove «è ben accetto il contributo di tutti» fa notare Davico. Ricordando che, in fondo, il punto da cui è partito è il lavoro svolto nella passata legislatura dai ministri Giuliano Amato e Linda Lanzillotta. «Salvataggio». Michelino Davico, sottosegretario all'Interno
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