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Le province alla prova del federalismo
di Marco Trabucco - La Repubblica
Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.
Le esigenze di razionalizzazione dei livelli di decisione e responsabilità richiedono proposte chiare e coraggiose che, scevre da visioni particolaristiche, abbiano l´obiettivo di semplificare l’architettura istituzionale, evitando dannose sovrapposizioni di competenze ed ottimizzando l’impiego delle limitate risorse disponibili». È il saluto che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato ieri al presidente dell’Upi, Fabio Melilli, in occasione dell’apertura a Torino dell’assemblea generale delle Province italiane. «La strada per il futuro attraverso il cuore del paese» il titolo dell’incontro che iniziato ieri nell’aula magna della nuova sede della Provincia di Torino in corso Inghilterra alla presenza del ministro Raffaele Fitto, si concluderà domani con l´intervento del responsabile degli Interni Roberto Maroni.
Ieri, insieme a quelli di Napolitano, sono arrivati anche i saluti del premier Silvio Berlusconi: «Abbiamo dato avvio al grande progetto di riforma federale dello Stato con il contributo attivo dell’Upi, di cui ho apprezzato il senso di responsabilità - ha scritto - ed il convinto impegno nel dare una svolta significativa alle urgenti modifiche da apportare al funzionamento del sistema politico e istituzionale».
Proprio il tema del federalismo è stato uno di quelli centrali del dibattito che, con gli interventi in apertura dei «torinesi» Antonio Saitta, padrone di casa, Sergio Chiamparino e Mercedes Bresso ha rilanciato il confronto estivo su città metropolitana e abolizione delle Province. Saitta ha ribadito al sua ferma difesa dell’ente che presiede. Dopo aver ricordato che le Province sono nate addirittura prima dell’Unità d´Italia e che quella di Torino, istituita nel 1859 con la legge Rattazzi ha fatto da modello a quelle poi di tutto il resto del paese, ha aggiunto: «In tutta Europa esiste un ente intermedio tra Regioni e Comuni. E noi qui abbiamo dato esempio di come possa avere funzioni importanti nelle gestione dei servizi di area vasta, in pieno accordo con i Comuni. Ciò che va abolito, se si vuole risparmiare davvero, sono i tanti consorzi intermedi riportandone le funzioni a noi. Che siamo la vera garanzia, la casa dei piccoli comuni». Non dei grandi però, almeno secondo Chiamparino che all’interno del suo discorso sulla necessità di dare alla bozza Calderoli sul federalismo maggiore concretezza: «Bisogna dire cosa si considera livello essenziali, nell’assistenza, nella sanità e così via, e quanto costa quel livello. Anche perché io sono favorevole a qualsiasi riforma che consenta risparmi nel lungo periodo. Ma credo che per ottenerli sia necessario investire nel breve. Il sindaco ha poi ripetuto, sommessamente, la sua protesta per il fatto che, senza la nascita di una città metropolitana, un grande centro come Torino continua a pagare costi molto alti per garantire servizi anche a tutti coloro che non vivono sul suo territorio (e quindi non vi pagano le tasse). «È vero che con la Provincia abbiamo lavorato molto bene in settori come l´acqua e l´energia, ma questi servizi sono pagati in modo più che proporzionale da Torino. È un problema che va risolto, se non alla lunga tutto il sistema va in crisi».
Gli ha risposto nel suo intervento Mercedes Bresso: «In regioni come la nostra, con 1.200 comuni, l´ente intermedio serve a garantire il governo ordinato del territorio. Per questo il ruolo delle province resta importante e sono contraria alla loro abolizione. Anche perché sono proprio loro a garantire una distribuzione dei servizi equa sia nei territori a più alta densità di popolazione, sia in quelli meno popolati e quindi, meno ricchi. Ciò che serve, per risparmiare e ai fini di una corretta e funzionale organizzazione amministrativa, è invece sfrondare una serie di enti inutili intervenuti nel tempo, che oggi generano solamente confusione nell’attribuzione delle funzioni di gestione» .
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