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Le risorse per il Meridione? Vanno indirizzate, non gestite
di Giuseppe Corona, Il Denaro
Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.
Da tempo sostengo che al politico meridionale, napoletano in particolare, sta venendo a mancare la materia prima per il suo fare politica: la risorsa pubblica. Il politico meridionale gestisce, non indirizza, la spesa pubblica, volgendola all'incessante, quotidiana ricerca del consenso. Se manca la risorsa che lo alimenta, viene a mancare la fonte del suo fare politica e, sicuramente, anche il movente.
Gestire la spesa pubblica significa fare favori, il che presuppone che vi sia una domanda di favori, presuppone il cliente. Vince chi promette e garantisce più efficacemente un'equilibrata offerta di favori. Più equilibrata significa quanto più larga possibile. Questa è la giustizia sociale nel Mezzogiorno.
La Dc, per la natura della sua cultura, era maestra di questo tipo di giustizia sociale. Chi l'ha sostituita ha meno maestria, è più giacobino, ma non manca di una certa arte. Da questo gioco di domanda e offerta sorge la famosa spesa a pioggia. S'illuse chi, come me, si battè per una spesa pubblica concentrata, refrain impotente di una lunga stagione. Non si rese conto, l'ingenuo, che ciò era contro la natura del fare politica nel Sud, sia per quel che riguarda la domanda politica, i bisogni, sia per quel che riguarda l'offerta politica, i mezzi.
Questo meccanismo ha contribuito, in maniera decisiva, a creare il terzo debito pubblico del mondo. Il debito pubblico costringe oggi a ridurre la spesa pubblica, mandando così in crisi progressiva di astinenza il politico e il cliente. Quest'ultimo comincia a mostrare sfiducia ma, come ogni drogato, protesta astenendosi dal votare. Non è che l'astensione sia necessariamente più nobile della politica che critica.
La gran parte dice: "una volta almeno ci facevano mangiare". Non è vero che ci sia già una nuova domanda politica. Magari! Le condizioni capestro imposteci per l'entrata nell'euro, il patto di stabilità, tra poco il federalismo, la crisi prosciugheranno la risorsa pubblica più velocemente di quanto si potesse prevedere.
Cosa accadrà? Nuove domande e offerte politiche? Non se ne vedono al momento i segni. Un ulteriore peggioramento della qualità della classe politica, con gente ancora più modesta sul piano intellettuale, che si accontenti del meno? Si accontenterà il cliente? Subentrerà un nuovo finanziatore della classe politica, che so, la malavita unica potenza finanziaria in campo? Sta già accadendo? Sarà la malavita a creare sufficiente lavoro, oltre a quello che già crea, e a promuovere il consenso?
Qualcosa s'intravede, forse già in queste provinciali. E' un'ipotesi. L'altra? Una nuova e migliore offerta politica che crei una nuova domanda politica, e viceversa. Un modo di fare politica non basato sulla gestione della cassa ma sull'indirizzo alle risorse e sulla sollecitazione dello spirito d'iniziativa del meridionale. Sono due ipotesi in campo, entrambe possibili. Vi sono tutte le condizioni per l'una e per l'altra. La prima è la perdita definitiva di tutti noi, la seconda è la salvezza. Si decidano gli spiriti migliori. Se ci sono, battano un colpo! Verrà fuori gente con moventi più nobili e letture migliori che la spingano alla politica. Magari, chissà, la gloria! A chi mi chiede se ci sia salvezza per noi, rispondo: sì, a queste condizioni. Le idee non mancheranno e, se queste non mancano, le risorse escono fuori, da qui e dall'esterno.
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