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L'educazione vien mangiando

di Roberto La Pira - Il Sole 24 Ore

Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.


Al museo hi-tech e in cascina lezioni di consumi consapevoli.


Un laboratorio focalizzato sull'alimentazione, tutto mirato a sensibilizzare i più giovani verso i prodotti che rispettano maggiormente l'ambiente (biologico), i cibi tipici provenienti dal mondo agricolo circostante, le produzioni a chilometro zero. Lo ha inaugurato il mese scorso il Museo della Scienza e della Tecnica Leonardo da Vinci di Milano. Con un evidente collegamento con l'Expo 2015 che ha come slogan «Nutrire il pianeta energia per la vita» come uno dei momenti che dovrebbe rendere Milano una città più sostenibile.

In realtà uno dei pochi progetti di metropoli sostenibile è stato presentato da Carlo Petrini nel corso degli Stati Generali dell'Expo 2015 nel luglio scorso. Il fondatore di Slow Food ha spiegato cosa si dovrebbe fare per fondere l'area metropolitana e l'area agricola circostante in un unico contesto attraverso il cibo locale. Milano deve dimostrare ai visitatori dell'Expo di saper nutrire se stessa con uno schema che può diventare un modello alimentare per nutrire il mondo. «Se vogliamo nutrire il pianeta come dice lo slogan dell'Expo – esorta Petrini – dobbiamo prima di tutto nutrire questa città rivalutando le marcite, i fontanili, le produzioni agricole locali e puntare sulla biodiversità, sulla rete fluviale e sulla cintura verde che circonda il territorio».

Per fare ciò occorre rivalutare il sistema agricolo di prossimità e focalizzare l'attenzione sui 47mila ettari del parco agricolo Milano sud e le sue 40 cascine. Le cascine potrebbero essere ristrutturate, trasformate in centri per agriturismo e riattivate come aziende fondate sulla valorizzazione dei prodotti tipici locali. Queste aree protette devono migliorare i sistemi di produzione sostenibili e favorire modelli di consumo più consapevoli sensibilizzando i cittadini. Una scelta di questo tipo comporta però il divieto di trasformazione dei terreni agricoli in terreni edificabili.

In pochi decenni lo sforzo delle generazioni passate di trasformare e valorizzare i terreni intorno alla città è stato spazzato via dal consumo del suolo agricolo a favore di soluzioni abitative. Attualmente Milano dispone di 15 m2/ab di verde accessibile al pubblico rispetto ai 27 di Berlino, i 35 di Amsterdam, i 56 Hannover e i 96 di Stoccolma. Un altro elemento necessario è la scelta di utilizzare per l'Expo solo energia ricavata da fonti rinnovabili e soprattutto dall'energia solare.

«Il progetto di Petrini non è campato in aria – spiega Stefano Bocchi docente di Agronomia e coltivazioni erbacee all'Università Stataledi Milano –: il recupero delle aree agricole come centri di ospitalità, la produzione di alimenti e di energia rinnovabile, insieme alla salvaguardia del paesaggio e al collegamento con agricoltori di altri paesi è un'opportunità concreta di lavoro in grado di valorizzare la piccola e media impresa italiana. Molti studi sostengono che il sistema economico basato sulla multifunzionalità del mondo agricolo può funzionare, e convivere con le economie di scala dei grandi numeri in grado di offrire prodotti e servizi a costi contenuti a milioni di consumatori».

La prospettiva indicata da Petrini può apparire un sogno, come anche il suo modello di città sostenibile. La maggior parte degli addetti a lavori sembra convinta che l'Expo sia un'occasione per realizzare luna park strabilianti, grattacieli e tunnel da record e altre infrastrutture architettonicamente affascinanti. Ma forse non sempre funzionali a un modello per "Nutrire il pianeta".

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