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Lo sviluppo delle aree urbane

di Pietro Soldi - La Repubblica (Napoli)
Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.


Per avanzare nella strada della modernizzazione e dello sviluppo, il Mezzogiorno deve essere «sempre meno contadino e sempre più cittadino». Con questa formula cinquanta anni fa Francesco Compagna sintetizzava i termini della questione urbana del Sud.

Storicamente, la città è insostituibile motore di sviluppo. Se il Mezzogiorno dura fatica ad attivare e accelerare un processo di sviluppo economico-industriale, ciò accade anche perché è assai debole la sua armatura urbana: vi sono poche città di dimensioni medie e grandi smagliature nella loro distribuzione territoriale.

Inoltre, le aree metropolitane si configurano, quanto meno, poco attrezzate, con scarse relazioni funzionali con la rete delle città minori e il territorio regionale. Una situazione inconfrontabile con quella del resto del Paese, e specialmente col Nord, il cui sistema urbano, come insegna Carlo Cattaneo, si è formato dall´età dei Comuni con felice equilibrio, fattore non ultimo dello sviluppo civile ed economico di quelle regioni.

Nella tradizione della cultura nittiana, Compagna e "Nord e Sud", come la Svimez di Saraceno e la scuola di Portici di Rossi-Doria, hanno segnalato la specificità dei problemi di assetto urbano e territoriale del Sud già nella prima fase della politica di intervento straordinario.

Come stanno oggi le cose, dopo le trasformazioni dell´ultimo mezzo secolo che hanno cancellato il volto "contadino" del vecchio Sud e rimosso la sua secolare condizione di ristagno e immobilità? C´è stato vero progresso, o sono insorti nuovi problemi che hanno finito con l´aggravare i vecchi squilibri? Quale assetto urbano e territoriale è necessario costruire nel Mezzogiorno perché il suo sviluppo economico abbia una base innovativa, conforme a ciò che oggi gli economisti definiscono «paradigma elettronico»? Sono i grandi interrogativi al centro del dibattito che, sul tema delle aree urbane, avrà luogo alle 17 all´Istituto italiano per gli studi filosofici (via Monte di Dio 14), interlocutori Giovanni Cafiero, Adriano Giannola e Aldo Loris Rossi.

Un rilievo particolare avrà la discussione dei problemi urbanistico-territoriali. Adriano Giannola, attento osservatore della realtà economica meridionale, dice che l´area napoletana e la Campania hanno la necessità di allargare e rafforzare la loro base produttiva. Come insegna Nitti, il turismo non può essere alternativa alla industria manifatturiera, anche se le ragguardevoli risorse turistiche esistenti sono sottoutilizzate. Le aree urbane devono avere nella regione piena funzionalità per richiamare forti investimenti industriali, anche per aiutare le piccole imprese a crescere verso la media dimensione.

L´esigenza che Napoli e la Campania imbocchino una nuova fase di industrializzazione è condivisa da un urbanista come Aldo Loris Rossi, che sottolinea la validità delle idee di Compagna in materia di «politica della città». Dice: «Occorre non perdere altro tempo nella elaborazione di un masterplan che leghi strettamente il destino di Napoli a quello della Campania. La metropoli meridionale deve uscire dai suoi confini comunali e aprirsi decisamente al territorio regionale. Se manca questa visione, nessun progetto di modernizzazione e di sviluppo può avere sbocchi positivi».

Nel solco degli studi del padre Salvatore, meridionalista e storico direttore della Svimez, Giovanni Cafiero dedica molta attenzione alla questione urbana che investe il Sud. Nota che «il tema della città come perno della competitività è presente nei principali documenti europei sulle strategie di sviluppo economico e territoriale», e che alla luce delle più serie indagini «la condizione attuale della città del Mezzogiorno appare molto diversa dal modello fatto proprio dalla impostazione europea». In particolare, l´area napoletana viene classificata dalla banca dati promossa dalla Commissione europea come «area urbana a modernità limitata».

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