Non occorre rifare la storia del nostro litorale per capire come tutto ciò sia l'ennesimo “bluff”, perfettamente in linea con una fallace visione dell'uso del territorio, da consumare, secondo gli ideatori, fino all'ultimo metro.
Non è nemmeno necessario, perciò, insistere tanto per capire come, sul piano dello sviluppo sociale e civile, e dell'occupazione, questa iniziativa vada ad affiancarsi a tante altre di carattere privato, che in oltre quaranta anni di illusioni, non hanno arrecato nessun beneficio al territorio, ma solamente aggressione ai beni ambientali e demaniali, con relativi conflitti e contenziosi. E degrado.
Nemmeno il tempo di chiudere una triste storia, dunque, che se ne apre subito un'altra, molto simile. Al centro vi è sempre il territorio, con le sue residue bellezze, a lungo difese. Cosa rappresentano i vincoli paesaggistici, idrogeologici, la destinazione di uso civico e altre amenità del genere, se c'è una maggioranza disposta a revocarli?
Consumata la superficie privata disponibile, totalmente edificata, ora si passa a quella demaniale, tentando di pervenirvi attraverso una presunta inedita strada, quella, cioè, del Consiglio comunale e delle autorizzazioni amministrative. Dimenticando che fu esattamente questa la strada percorsa negli anni Cinquanta e Sessanta, e che portò a rivolte, a lotte politiche e a contenziosi. Ci sono voluti decenni per definire i numerosi giudizi che intorno ad essi si svilupparono, e per arrivare alla nomina di un'apposita Autority per il demanio , per procedere alle reintegre demaniali, agli abbattimenti, ad “Intese ”, ad “Accordi di Programma ”. Anche se, questi ultimi, stentano a decollare.
Furono molti, negli anni Settanta gli amministratori comunali e degli uffici statali coinvolti e denunciati per problemi demaniali e urbanistici. Oltre ai privati. E molto lunghi furono i processi. Ma, alla fine, è storia recente, per tutti i responsabili vi sono state condanne, nonché sentenze di risarcimento per i danni arrecati all'ambiente ( beneficiario un distrattissimo Comune).
Certamente, anche stavolta, non basterà un voto di maggioranza consiliare a legittimare scelte sbagliate. Il ricorso alle istituzioni, quando queste vengono usate come paraventi e strumentalizzate per fini privatistici, diventa un'aggravante, inutile e dannosa. E poi, la tutela dei diritti dell'ambiente, non si ferma a Castel Volturno!
Ora, cosa ci sarebbe di nuovo per consentire un'altra manomissione territoriale? Di cosa parliamo? Di una via ”pallonara” verso lo sviluppo? Non vi è un solo esempio - a voler fare solo una ipotesi - che possa incoraggiare il tentativo di questa impresa. E poi, perché sul mare, sul demanio vincolato, e all'interno di una delle pinete più belle d'Italia? Per iniziative come questa, si possono acquistare suoli privati, in zone senza vincoli, e realizzare senza polemiche e contrasti, una privata iniziativa. Perché di privata iniziativa parliamo, e non d'altro.
E' mai possibile che, ancora oggi, si riproponga lo sfruttamento e il consumo del suolo come fattore di sviluppo, quando, invece, è dimostrato il contrario, proprio a Castel Volturno? Che altro deve accadere? E' chiaro a tutti, ormai, che dall'iniziale “più cemento = più sviluppo ”, siamo passati solo a “più cemento = più degrado”.
Perché non si riesce a prendere atto che la conservazione dell'ambiente - e non la sua occupazione - è la vera risorsa economica di un paese? E' un caso che quello che resta integro del territorio - unicamente perché difeso! - ancora oggi faccia da attrattiva ad un privato? Cosa rimarrebbe al litorale senza la bellezza delle pinete, delle dune, delle riserve naturali? E senza il demanio?
L'attuale amministrazione, non è nuova a prove del genere. Lo abbiamo visto recentemente con il disinteresse dimostrato nella tutela del predio di Foce Vecchia e Sopra la marchesa. Lo abbiamo visto lo scorso anno, quando, con una sconcertante distanza dall'imperativo categorico della tutela e della conservazione dei beni collettivi, fu dichiarata la volontà di “alienare ai privati la pineta e l'area del Porto ”. Ecco fatto!
A chi spetta tutelare il demanio, se non principalmente al Comune? Diciamo, come sempre, che spetta a tutti i cittadini che non si rassegnano allo scempio totale del territorio e delle sue risorse naturali.
La notizia della “Cittadella sportiva”, per la verità, non è di oggi. Se ne era già parlato. Stava “in nuce ”, come un possibile assalto premeditato da tempo. Preannunciato.
Ora non ci resta che fare la cronaca. Quale sarà? Riguarderà la cronaca di un obiettivo sventato, oppure della sua consumazione. In questo caso, però, se andasse proditoriamente a termine, avrebbe il silenzio complice dell'opinione pubblica, il disinteresse delle forze politiche e sociali, degli ambientalisti, e delle varie associazioni sorte a tutela dell'ambiente.
Sul passato è difficile intervenire, ma si deve conoscere e trarne esperienza. Ora si tratta del futuro, di una nuova storia da scrivere, soprattutto da parte dei giovani. Cosa racconteremo, in diretta?