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Milano laboratorio dell'integrazione economica urbana

di Aldo Bonomi - Il Sole 24 Ore
Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.


Muta la composizione sociale: la popolazione ha ripreso a crescere con l'arrivo degli stranieri.
I "CINQUE CERCHI". Finanza, commercio, immigrazione, creatività e melting pot produttivo gli elementi trainanti del modello di Aldo Bonomi.


Ogni volta che la struttura dell'economia e la società tutta sta cambiando radicalmente, la questione urbana torna in primo piano. Better city better life è il tema di cui si discute a Shanghai. Tornare ad osservare Milano e le sue dinamiche mi pare un buon microcosmo ponendo attenzione non solo ai processi di innovazione dall'alto, come l'Expo, per collegarsi appunto alla discontinuità della filiera economica, ma anche a quell'innovazione dal basso che rimanda ai cambiamenti sociali. Frammenti sociali, così come è stata denominata una settimana anomala in cui si è discusso di Milano in Triennale. Dibattiti e anteprime di film incentrati sulla Milano che cambia. Che aiutano a stare sulle tracce sociali più che sulle strade funzionali e spettacolari dei grandi eventi. Milano ha perso ininterrottamente popolazione residente tra il 1971 e il 2001. Ha ricominciato a crescere passando da 1.256.211 a 1.295.705 (quasi 40mila residenti in più, + 3,1%) crescita dovuta al fenomeno dell'immigrazione.

A Milano nel 2009 gli immigrati residenti erano 237mila. In via Padova si va da una concentrazione del 27,8% dei residenti che nel tratto centrale della via arrivano al 44 per cento. Diminuiscono gli addetti alla manifattura dal 1991 al 2006 di quasi 200mila unità. Boom delle costruzioni passando da 85.362 addetti a 117.098. Esplodono le attività tipiche delle economie metropolitane: gli addetti alle attività immobiliari, noleggio, informatica, ricerca, servizi alle imprese, a fronte del calo degli operai, aumentano da 171mila a quasi mezzo milione, +136,5%.Aumenta l'occupazione nel terziario sociale e sanitario con la punta alta delle badanti e aumentano lavori dequalificati nella manutenzione urbana. Il cambiamento dellacomposizione sociale lo racconto attraverso la metafora dei cinque cerchi. Il primo cerchio è quello dell'elite dei flussi della finanza, dell'energia, delle comunicazioni. È la neoborghesia costituita da manager di imprese internazionalizzate.

Il secondo cerchio è quello del commercio e dei ceti medi autonomi tradizionali: è un cerchio che ha conosciuto un profondo processo di selezione. Nel decennio di fine secolo le unità locali del commercio in provincia di Milano sono diminuite di oltre 12mila unità con la perdita di 21mila addetti. A fronte di questo si è affermato il commercio esperienzale dei grandi marchi che ha dato vita a uno dei più grandi parchi a tema mondiali dell'economia dei desideri.
Quello di via Montenapoleone con le sue vetrine di alta gamma. Il terzo cerchio di Milano è la città invisibile. La città del nuovo proletariato terziario in cui viene messa al lavoro la gran parte dell'immigrazione. Nell'edilizia sono ormai arrivati al 60% della forza lavoro e il 30% di chi si occupa della manutenzione della città è immigrato. È il cerchio di chi è presente dentro l'economia e la società milanese ma è assente dalla sua rappresentazione. Fatta eccezione per l'esplosione delle micro banlieue di via Padova oppure dei campi rom. Silenzio che non riguarda solo l'edilizia e la manutenzione ma anche le nostre case se è vero che in provincia di Milano al 2009 operavano oltre 75mila badanti. Il quarto cerchio dei creativi e di coloro che lavorano comunicando va da Cologno (Mediaset) passa per la Bicocca, la Bovisa, lo Iulm e le università. Milano possiede un'offerta culturale elevata: 43 musei, 200 istituti culturali, 50 teatri, 40 cinema, 11 università, 150 gallerie d'arte e 45 istituzioni musicali.

Le imprese operanti nel campo dell'economia e della cultura sono oltre 20mila: 27% nella pubblicità,17%nell'editoria, 12% nell'intrattenimento, 8%nella fotografia,7%nell'audiovisivo e 7 % nell'organizzazione di eventi. Senza contare le tante imprese e impresine della net economy, del design e degli eventologi.

Infine il quinto cerchio è il melting pot produttivo della città infinita postfordista. È collocato nella pedemontana lombarda dove gli addetti alla manifattura sono ancora più del 30 per cento. Numeri di una società in cambiamento che chiedono una governance forte della città. Credo sarà uno dei temi della campagna elettorale per il prossimo sindaco. Occorre non trascurare la forza dei segnali deboli e dei legami deboli che attraversano questi numeri. Occorre interrogarsi se i frammenti sociali dati dalla statistica fanno condensa. Prendiamo il caso di via Padova che nei giorni dell'emergenza sembrava sull'orlo di essere catalogato come territorio perduto. Tanto da evocare come possibili parole pesanti come rastrellamento e coprifuoco. Ma proprio sotto stress emergenziale 54 associazioni provenienti dal commercio, dalle scuole, dal volontariato e dall'associazionismo si sono messe in mezzo e hanno organizzato una festa di quartiere delineando un futuro possibile di convivenza e di modernizzazione del tessuto urbano. Calmando i nervi tesi, abbassando la soglia della paura su cui è sempre difficile costruire sia governance che futuro. Questo vitalismo dal basso è ben rappresentato in un'opera prima di due giovani registe, Anna Bernasconi e Giulia Ciniselli, che hanno realizzato un'inchiesta caseggiato per caseggiato sulla moltitudine di chi vive in via Padova. Così come «Il pane e la carne» di Marco Pozzi racconta le due storie di vita da "convergenze parallele" di due panificatori e di due macellai siciliani ed egiziani. Hanno lasciato chi prima e chi dopo, chi più vicino e chi più lontano, la loro terra per migrare a Milano. Cantano nel coro della parrocchia e fanno i volontari nelle associazioni sportive i siciliani. Gli egiziani sono tutti casa, famiglia e moschea, compreso il viaggio alla Mecca. Pur nelle differenze le convergenze parallele hanno nella panetteria e nella macelleria che loro gestiscono il punto di incontro e di integrazione.
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