P rendete le lettere dell' alfabeto e reinventatele, personalizzatele secondo il vostro stile. Nasce da questa sfida lanciata dalla street artist e scrittrice tedesca Claudia Walde a 156 esponenti del graffitismo mondiale il volume «Street Fonts. Gli alfabeti dei writer», uscito da poco per L' Ippocampo. Solo tre gli artisti italiani; tra questi il 33enne Mr. Wany al secolo Andrea Sergio, pugliese d' origine, milanese d' adozione, che ha creato il suo alfabeto mescolando più influenze, dalla grafica al fumetto, dall' animazione all' arte giapponese. «I graffitari sono calligrafi che usano lo spazio urbano per scrivere parole, nomi, messaggi», osserva. «Qualcuno considera le scritte scarabocchi, a torto: la verità è che alla maggior parte delle persone mancano gli strumenti per decodificarle. Questo libro li può offrire». In effetti, salvo eccezioni, gli alfabeti raccolti in «Street Fonts» sono difficilmente leggibili, si tratta di rivisitazioni dell' abc che stravolgono la scrittura fondendola con il disegno e l' illustrazione. L' americano Totem trasforma le lettere in meccanismi robotici, l' olandese Zedz in figure tridimensionali, lo svedese Puppet in griglie, il cinese Ceet in sfere intagliate. Se poi Ces One rappresenta il tipico wildstyle newyorkese, dalla Francia Antistatik omaggia «Guerre Stellari». Non mancano lettere-personaggi come la O di Mr. Wany: un omino dai tratti orientali che torna spesso nelle sue opere. «L' ho sviluppato negli anni, ne sono trascorsi venti da quando ho iniziato a fare graffiti», racconta. «Era il 1990, vivevo a Brindisi, dove sono nato. Non seguivo il calcio, portavo i pantaloni larghi, ero arrabbiato perché attorno a me vedevo solo contrabbandieri di sigarette. Iniziai a taggare, a scrivere il mio nome per la città; il primo graffito lo feci sul muro di una fabbrica. Gli "scarabocchi" mi hanno salvato dalla delinquenza, ora sono un artista quotato, viaggio molto». Già, writing e street art sono linguaggi universali. «I graffiti sono ovunque e alla portata di tutti: non tutti hanno il coraggio di scendere in strada la notte per dipingere una parete, ma chiunque può farlo», sostiene Andrea, che con la crew internazionale Heavy Artillery ha cambiato l' aspetto di treni, palazzi, tetti. Atti vandalici? «Lo si diceva anche delle opere di Banksy, ora guai a chi lo tocca. A Milano sono stati cancellati graffiti stupendi mentre le strade sono invase da orrendi cartelloni pubblicitari con cellulari e tette. È sbagliato criminalizzare, bisogna fare dei distinguo. A Sesto San Giovanni diverse fabbriche mettono a disposizione i muri, a febbraio abbiamo riqualificato Molino Dorino, sabato saremo su un ponte di Corsico (vedi box, ndr)». Oggi Mr. Wany si divide tra muri e tela, abbina bombolette e pennelli, ha esposto in musei e gallerie, lavorato per Nike, Timberland e Volkswagen. La comunità dei graffitisti si è estesa. «Si comunica tramite Internet, si organizzano raduni. Per i writer è facile spostarsi, in ogni Paese c' è chi ti ospita e condivide la tua stessa passione».
di Raffaella Oliva, Corriere della Sera, 21 aprile 2011
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