Una ricerca condotta dallaCommissione Nazionale per i Diritti Umani (Cndh) riferisce che sono circa 20 mila i migranti che ogni anno vengono rapiti in Messico. Si tratta di giovani che arrivano dal Centroamerica appollaiati in cima ai vagoni dei treni merce e che attraversano il confine per dirigersi verso gli Stati Uniti. Per i messicani quel treno ha un solo nome: la bestia.
Le cifre date ultimamente alla stampa da Monsignor Vera Lopez, vescovo di Saltillo e dalla Commissione sono tutte documentate, circoscritte, quasi raccontate come storie di vita. Si parla di giovani avviati ai lavori forzati nelle fabbriche clandestine gestite dai cartelli, di ragazze vengono costrette a prostituirsi agli uomini delle bande e dopo qualche tempo uccise, altre costrette a partorire figli da vendere sul lucroso mercato delle adozioni clandestine, altri vengono usati come merce per il traffico di organi, per altri ancora si chiede un riscatto ai familiari cui andrebbero a unirsi negli Usa. Un affare che frutta cinquanta milioni di dollari l’anno ai cartelli. Nel febbraio scorso a Ixtepec, nello Stato di Oxaca, la delegazione di Libera ha visitato il rifugio per migranti gestito da Padre Alejandro Solalinde che ha creato el albergue de «Nuestro hermanos en camino». Vera e propria casa protetta che contende al cartello de Los Zetas e ad altre bande locali, persone in carne ed ossa che sono costrette dalla miseria ad abbandonare le proprie terre e cercare fortuna negli Stati Uniti. Erano passati da Ixtepec anche gli 80 migranti che sono stati rapiti nei giorni scorsi. Coloro che sono riusciti a scappare, sono ritornati dal padre Solalinde a denunciare i fatti. Purtroppo tutto questo avviene in un clima di impunità che troppo spesso vede la collusione di forze dell’ordine e istituzioni.
Anche la rappresentante dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite Navi Pillay che in questi giorni è in visita nel Paese, ha documentato direttamente al presidente Felipe Calderon la forte corruzione e la violazione dei diritti umani operata tanto dalla Polizia Federale quanto dall’ Instituto Nacional de Migración (Inm). Le autorità messicane arrivano a negare il fenomeno del rapimento dei giovani centroamericani e questo garantisce la copertura massima del crimine e la completa impunità. Per queste ragioni le organizzazioni sociali e umanitarie con cui Libera sta collaborando attivamente per far fronte alle attività criminali dei cartelli, chiedono una forte pressione internazionale che deve trovare nell’informazione attenta il più determinato dei suoi alleati.
Dalla fine di giugno 80 giovani sono scomparsi e sembrano essere considerate vite di serie B. Noi abbiamo il dovere morale di farci voce di questo dramma e di chiederne conto a chi deve delle risposte.