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Patto, un restyling a costo zero
di Francesco Cerisano - Italia Oggi
Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.
Ma resta il nodo della base di calcolo (1 o 5 anni)
La revisione del patto di stabilità degli enti locali sarà una delle poche aperture di una Finanziaria 2009 sempre più blindata dal governo. L'esecutivo non ha voluto allentare i cordoni della borsa, motivo per cui in commissione bilancio sono passati solo emendamenti a costo zero. Come quello sul patto di stabilità di comuni e province.
La proposta di modifica presentata dal relatore, Gaspare Giudice, infatti, non cambia di una virgola l'obiettivo contabile fissato per il sistema delle autonomie locali dalla manovra d'estate (1,65 miliardi di euro per il 2009 che diventeranno 2,9 nel 2010 e 5,14 nel 2011), ma punta a rendere più flessibile il meccanismo in due modi: la modifica dei coefficienti previsti per comuni e province e il passaggio dalla base di calcolo annuale (solo il 2007) a quella quinquennale (2003-2007). Sempre che i comuni siano d'accordo.
«Stiamo aspettando che l'Anci ci dica se preferisce la base di calcolo annuale o quella quinquennale», ha dichiarato a ItaliaOggi, il sottosegretario all'economia, Giuseppe Vegas. «In ogni caso l'emendamento non comporterà problemi di copertura, perché lo sforzo richiesto alle autonomie resta lo stesso. Le modifiche introdotte renderanno i vincoli più flessibili, risolvendo alcuni effetti distorsivi determinati dalla base di calcolo annuale».
La scelta dell'Anci, al centro di una riunione che si è protratta per tutta la notte, quale che sia non sarà facile. Calcolare gli obiettivi contabili sul saldo medio 2003-2007 darebbe una boccata d'ossigeno alla maggior parte dei municipi italiani. Ma scontenterebbe molti grandi comuni (Torino in testa) che, a fronte di un ottimo 2007, avrebbero qualche problema in più a calcolare il Patto su cinque anni. «In queste ore stiamo cercando di valutare con l'aiuto di simulazioni contabili quale sia la soluzione migliore», ha confermato a ItaliaOggi, il vicepresidente Anci, Fabio Sturani.
Anche le altre novità contenute nell'emendamento del relatore, ha assicurato il sottosegretario Vegas, non pongono problemi di copertura. Prima fra tutte la possibilità di escludere dal Patto, a decorrere dal 2008, le spese in conto capitale per interventi cofinanziati dall'Ue. Nel saldo finanziario non rientreranno neppure le spese di parte corrente e in conto capitale sostenute dai comuni nelle zone dove sia stato dichiarato lo stato di emergenza. L'esclusione delle spese opererà anche se queste sono state effettuate in più anni.
Un'altra novità positiva per gli enti locali riguarda le sanzioni. In caso di mancato rispetto del Patto i trasferimenti erariali ai comuni non saranno più automaticamente decurtati del 5%, ma verranno ridotti «di un importo pari alla differenza, se positiva, tra il saldo programmatico e quello reale e comunque per un importo non superiore al 5%». Non arrivano, invece, buone notizie su un'altra richiesta dei comuni: l'esclusione dal Patto delle risorse derivanti da entrate straordinarie (cessione di azioni o quote di società operanti nel settore dei servizi pubblici locali e risorse derivanti dalla vendita del patrimonio immobiliare) utilizzate per realizzare investimenti infrastrutturali o per ridurre il debito. L'emendamento del governo, cancellando l'aggettivo «infrastrutturali», ha reso possibile l'utilizzo delle risorse per qualsiasi tipo di investimento, ma l'Anci non è soddisfatta. «Avevamo chiesto di rendere la norma facoltativa», lamenta Sturani.
Decreto legge salva-bilanci. Intanto, in commissione bilancio al senato, dove si sta esaminando il dl 154 sui bilanci degli enti locali, si sono vissute ore di tensione tra governo e opposizione. I senatori del Pd hanno abbandonato la commissione in segno di protesta per i mancati chiarimenti sulla copertura delle norme relative all'abolizione dell'Ici sulla prima casa. Come anticipato ieri da ItaliaOggi il partito democratico aveva chiesto chiarimenti alla Ragioneria dello stato sulla reale portata dell'operazione, non ritenendo congrui i 260 milioni di euro stanziati dal governo (in aggiunta ai 2,6 miliardi previsti dal dl 93).
L'operato del governo è stato difeso in aula dal sottosegretario all'economia, Alberto Giorgetti che ha fatto notare come, in assenza di dati certi sull'Ici 2008, l'esecutivo abbia preferito concludere con i comuni «un accordo politico».
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