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Pessima idea ingabbiare lo sviluppo

di Claudio Pasqualetto - Il Sole 24 Ore
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INTERVISTA Vendemiano Sartor, Assessore all'Economia del Veneto


Distretti per legge dello Stato? Mai e poi mai. Il Veneto alza la voce nel dibattito in corso sulla regolamentazione di quello che è stato e resta uno dei motori principali dell'economia italiana, il distretto. Di una normativa unica, o di una sorta di omogeneizzazione, si parla da almeno tre governi ma oggi pare ci sia la volontà di arrivare in tempi brevi alla stretta finale. Ci sta lavorando il Ministero per lo sviluppo economico, se ne parla al Cnel, ne discutono i vari organismi interessati. Vendemiano Sartor, assessore all'economia del Veneto, non sembra però entusiasta della piega che stanno prendendo le cose anche se, quasi per diritto di primogenitura, il modello cui tutti guardano è proprio quello Veneto. Assessore, cosa la preoccupa?

«L'idea che si voglia inquadrare per legge distretti e reti. Significa ingabbiare lo sviluppo economico ed è quanto di peggio si possa pensare di fare. Non solo. Si parla di definire con legge dello Stato l'ambito dei distretti, di dare loro una forma ed un ruolo istituzionale. Noi stiamo cercando di ridurre al minimo le strutture e le burocrazie e qui qualcuno vorrebbe imporne di nuove. Trasformare i distretti in istituzioni significherebbe dare loro un organo di governo, nominare un manager responsabile, creare una struttura amministrativa sia pure di minima. Mi sembra una vera e propria assurdità per delle realtà che sono nate dal basso, come aggregazioni spontanee, e che proprio per questo hanno avuto successo». I

n pratica c'è chi parla di abolire le Province e chi invece lavora per creare le 'Province economiche'... «All'estero qualcuno ha un modello di questo tipo, ma sono situazioni diverse, lontane dalla nostra realtà e dalla nostra esperienza». Ma la flessibilità che lei predica non rischia di trasformarsi in una sorta di anarchia e di corsa sregolata al finanziamento?

«Tutt'altro. Ed è l'esperienza veneta ancora una volta a tracciare la strada. Siamo partiti dai distretti spontanei che venivano finanziati in quanto tali ma da anni ormai non sosteniamo più i distretti ma i loro progetti, le filiere, le reti, le aggregazioni operative. Anche qui siamo controcorrente rispetto ad alcune proposte che sentiamo in questi giorni. Non si può finanziare la singola impresa perchè entri in un progetto, occorre finanziare il progetto e sarà questo che sosterrà poi il lavoro della singola impresa. Non solo. Nella ferma convinzione che oggi sono due le carte vincenti, la ricerca ed innovazione e la internazionalizzazione, noi stiamo puntando tutto su questo aprendo, come abbiamo fatto, anche al metadistretto che non ha i confini strettamente geografici ma che può sviluppare al suo interno importanti sinergie».

In pratica è cambiata la filosofia del distretto, si è passati da una catena di subfornitura o di specializzazione a filiere funzionali su reti anche lunghe in grado di trovare proprio in questa struttura dimensione e forza operativa e progettuale...

«È esattamente così. L'elemento vincente sono le aggregazioni che permettono di avere la dimensione e la forza per raggiungere un determinato risultato che poi diventa comunque patrimonio di tutto il territorio e di tutte le aziende coinvolte. Per questo non bisogna ingabbiare questo fenomeno ma stimolarlo. Oltretutto queste aggregazioni non servono certo solo ad ottenere i fondi per i distretti, insegnano alle aziende a fare squadra, a muoversi in un contesto unitario e in almeno tre casi nel Veneto siamo già arrivati a vere e proprie aggregazioni operative al di là del progetto di distretto».

Lei ha manifestato preoccupazione per coinvolgimento degli enti locali, con i Comuni che potrebbero diventare soggetti di riferimento anche per i distretti.

«Sarebbe una sciagura. Anche in questo caso dobbiamo puntare a mantenere ben distinti i ruoli ed evitare ogni sovrapposizione che significherebbe possibile conflittualità, tempi più lunghi e burocrazia». «Cerchiamo di ridurre al minimo le burocrazie ma evidentemente c'è chi vuole nuove strutture»
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