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Questione "Terza Italia"

di Daniele Marini, Il Sole 24 Ore
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È invece un fattore di accelerazione di fenomeni che sono già in corso di realizzazione, sia sotto il profilo dei suoi aspetti positivi (innovazione, nuove tecnologie), sia sotto quelli negativi (perdita di posti di lavoro, chiusura di imprese).
Il sistema produttivo industriale da diversi anni è attraversato da un processo di metamorfosi profonda e che nel recente passato ha già conosciuto scuotimenti importanti, come nel caso dell'ingresso della Cina nel commercio internazionale.
A questi eventi, la parte più significativa delle imprese ha risposto positivamente ridefinendo la propria organizzazione, spostando all'estero le fasi produttive a minore valore aggiunto, elevando la qualità dei propri prodotti, organizzando la filiera e le reti. Tuttavia, la crisi finanziaria globale si è verificata nello stesso tempo e in tutti i paesi in modo trasversale, annullando un tempo utile al nostro sistema produttivo per cercare nuovi mercati alternativi. Accelerando spasmodicamente il tempo richiesto per adeguarsi ai nuovi scenari.

In questo senso, l'interrogativo che la crisi globale pone è se effettivamente abbia una natura "meritocratica" nelle sue conseguenze. Ovvero se la selezione che sta avvenendo, lascerà domani vivere le imprese che hanno saputo rischiare di più nell'innovazione, nel riposizionarsi sui mercati, nell'internazionalizzazione dei rapporti. E che per fare questi processi hanno dovuto accedere a finanziatori e al sistema del credito. Quest'ultimo, però, in questa fase di incertezza, è più restio a rischiare insieme alle imprese.

Una risposta ancora non c'è,e solo il futuro prossimo lo farà capire. Tuttavia è un possibile effetto che solo una politica degli interventi accorta a sostegno delle imprese può contenere. Nel contempo, però, anche le realtà socio economiche più attardate nello sviluppo e con situazioni sociali più complicate (come nel caso di alcune realtà non tutte - del Mezzogiorno) risentono maggiormente degli effetti della crisi. In questi casi, pesano uno sviluppo industriale più rarefatto e disomogeneo, la limitatezza di infrastrutture materiali e sociali adeguate, situazioni di degrado diffuse. In una situazione di difficoltà già accentuata, la crisi fa pesare ulteriormente i suoi effetti deflagranti.

Dunque, la recessione sbalza e amplifica ulteriormente i dualismi presenti nel nostro paese: le due grandi "questioni" dell'Italia, quella settentrionale e quella meridionale, trovano qui un'ulteriore conferma. E, forse, se ne sta affacciando anche una che riguarda il Centro Italia.
Una crisi, quindi, ma effetti diversi. Il rischio assolutamente da evitare per l'Italia è di accentuare ulteriormente le distanze interne in vista della ripresa.
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