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Questione meridionale? No, nazionale
di Angelo Scognamiglio*, Il Denaro
Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.
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Un qualunque approccio alla Questione meridionale non può che partire dalle premesse che valsero a determinarla.
E' sufficiente rifarsi ai grandi movimenti emigratori che si registrarono, a partire dall'ultimo dopoguerra, dal Sud verso il Nord. Movimenti che furono determinati innanzitutto dalla insufficienza del tessuto produttivo, industriale e agricolo, locale, quindi, dalla capacità di attrazione della consolidata industria del Nord e, infine, dalla politica sindacale comunista a vantaggio della grande impresa del Nord per favorirne la concentrazione lavorativa.
Il risultato è che mentre al Nord si rafforza la presenza della grande impresa, fortemente aiutata anche dai cosìddetti contributi alla produzione, che diventerà una partita fissa del bilancio dello Stato, al Sud si depaupera il già precario assetto economico essenzialmente agricolo e artigianale. D'altra parte risulta, nonostante il consistente e reiterato flusso di finanziamenti pubblici, ben modesto e, soprattutto, effimero l'apporto produttivo dei nuovi insediamenti industriali:non solo inefficienti e obsoleti, quali quelli di Gioia Tauro, Melfi e di Pomigliano d'Arco, ma non generalizzati e coordinati sul territorio. Il risultato è l'accentuazione del divario Nord-Sud.
La singolarità del fenomeno richiama l'attenzione della teoria economica dell'epoca e si incomincia a parlare di una Questione meridionale che così entra nel dibattito scientifico come caso emblematico di dualismo economico. Cioè di quella particolare situazione in cui due territori dello stesso stato – ma di diversa cultura, storia e, quindi, anche di diversa composizione sociale ed economica – hanno diversi ritmi di sviluppo produttivo. E, conseguentemente, la Questione richiama anche l'attenzione della politica che per oltre mezzo secolo porrà al centro dei suoi obiettivi di politica economica proprio l'annullamento di tale disparità territoriale. Per il superamento di questo dualismo, è importante richiamare la posizione secondo la quale la Questione meridionale è essenzialmente una Questione mazionale che, in quanto tale, può essere risolta solo con un modello capace di pareggiare i sacrifici da imporre alle regioni avanzate con i corrispondenti benefici per le regioni in via di sviluppo.
* Presidente associazione Spazi Nuovi
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